Le due facce di Batman

Pubblicato su Cinema con i tag, , il Luglio 27, 2008 da j1nz0

Lo hanno definito un capolavoro. Uno dei migliori film della storia. Botteghini che esplodono e gente appesa ai lampadari. Su MyMovies i commentatori sembrano impazziti, tra lodi elargite senza freno ed insulti a chiunque parli in maniera vagamente negativa del Cavaliere Oscuro. Eppure, dalla visione del film, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un prodotto che non convince fino in fondo. In realtà sembra di assistere allo svolgimento di due trame in parallelo: la prima, in primo piano, costituita dalla sfida tra Batman e Joker, realmente emozionante e pregna di significato. La seconda, sullo sfondo, costituita da una serie di intrighi politici tra mafiosi e polizia locale…. realmente inaccessibile, troppo sfuggente, criptica, mal concertata, insondabile. Insomma il film va avanti per moduli, moduli che presi singolarmente sono a tratti stupendi, ma che globalmente appaiono come un tutto privo di organicità, tant’è che alla fine della proiezione, la scena più comune cui si assiste è costituita dall’insorgere di gruppi di spettatori che tentano senza successo di dare una spiegazione ai numerosi buchi presenti nella trama, articolata in maniera troppo farraginosa per poterla apprezzare nella sua interezza. Purtroppo anche i vari moduli ne risultano influenzati in negativo e alcune battute del Joker, ad esempio, non riescono ad essere comprese pienamente, poichè slegate dal contesto. In tutti i casi, l’interpretazione che Ledger fa del diabolico clown, assolutamente aliena a quella del criminale burlone di burtoniana memoria, ma legata alla figura di un mostruoso terrorista è realmente da oscar e vale l’intero film. Certamente è un po’ poco per una pellicola che viene definita tra le migliori della storia, anzi, a dirla tutta l’impressione finale è che se al posto del Joker ci fosse stato un qualunque altro cattivo, molto probabilmente questo film sarebbe risultato una incredibile mattonata. Ma l’interrogativo finale, forse il più drammatico in assoluto, risulta comunque il seguente: chi minchia è il doppiatore di Batman????

L’anello mancante

Pubblicato su Neuroscienze con i tag, il Luglio 24, 2008 da j1nz0

La teoria dell’anello mancante secondo molti costituisce un cavallo di battaglia contro l’evoluzionismo, testimoniando l’assenza di una continuità tra il genere Homo ed i suoi presunti ancestori. Tuttavia, smanettando il sottoscritto un po’ di paleontologia, specialmente negli ultimi tempi, mi chiedo realmente per quale motivo si debba gridare realmente all’assenza di questa specie di collegamento. La prima cosa che mi viene in mente sarebbe quella di considerare il genere Australopithecus come anello di congiunzione tra Homo e scimmie antropomorfe: di fatto le Australopitecine mostrano una postura ortograde generalizzata, che fa pensare a fenomeni di bipedismo, associato ad un background da sospensore, nonchè alcuni atteggiamenti clinogradi (knuckle walking) che ricordano i gorilla. Mescolavano quindi caratteri primitivi legati al mondo delle grandi scimmie antropomorfe con elementi invece associabili al bipedismo, specialmente a livello post-craniale (femore bipede in Lucy, piede bipede in Laetoli). A livello cerebrale vi è uno spostamento del forame magno ed una leggera riduzione del rostro che sostiene ancora la tesi del bipedismo. La capacità cranica è paragonabile a quella delle grandi scimmie africane e secondo la teoria di Holloway sembra sia avvenuta una riorganizzazione corticale a livello dei lobi parietali, con contrazione dei lobi frontali, senza tuttavia alcun fenomeno di encefalizzazione. Questa pressione in favore dei lobi parietali in termini di archeologia cognitiva avrebbe spinto in favore dell’avvento di quelle funzioni che attualmente vengono considerate come il fondamento del genere umano: il linguaggio, la rappresentazione interna dello spazio, la manipolazione della realtà su schemi cognitivi ed il comportamento sociale (influenzato dalle funzioni precedenti).

Ma se i detrattori dell’evoluzionismo si oppongono al fatto che Australopithecus sia l’anello mancante, sostenendo che esso non abbia relazioni dirette con il genere Homo, non ha alcuna industria associata, non è encefalizzato, ecc…Allora propongo Homo habilis, una specie vissuta tra Pliocene e Pleistocene, che presenta encefalizzazione, industria olduvaiana ed è in discussione la sua appartenenza al genere Homo, tant’è che molti lo considerano la prima forma umana, molti una specie molto derivata di australopitecine, okltre ad avere, naturalmente, delle caratteristiche cerebrali che lo mettono sulla lunghezza d’onda degli ominidi successivi. Più anello mancante di così….

Altri commenti su Progetto Galileo

Il tarlo fascista

Pubblicato su Politica, Sinistrati con i tag, , il Luglio 21, 2008 da j1nz0

Ascoltavo giorni fa su Radio Radicale un comizio di Oliviero Diliberto. Un incubo, naturalmente, ma non credo ci sia bisogno di specificarlo. Tralasciando qualsiasi delirio su quelle che i comunisti definiscono le necessità economiche di questo Paese, in pratica tutto ciò che ha ridotto l’Italia al terzo mondo d’Europa, ma elevato all’ennesima potenza, ciò che più è degno di nota, o di commiserazione, fate voi, è senza ombra di dubbio il continuo rifarsi ad una cultura resistenziale ed antifascista la cui utilità nella società di oggi resta davvero incomprensibile. Nel pacificarsi con il proprio elettorato Diliberto ci ricorda i martiri partigiani, attacca i repubblichini di Salò, rammenta le lotte antifasciste. Che cosa interessi tutto ciò ad un operaio o ad un precario lo sa soltanto lui e probabilmente qualche vecchio novantenne da ospedale psichiatrico o qualche ragazzotto sudato con la maglietta di Che Guevara, che, assiepato nel lerciume di un centro sociale, fa della resistenza la sua ragione di vita (d’altronde altre non ne ha). Ma che cos’è il fascismo, ad oggi? Che cosa rappresenta il fascismo, a distanza di 60 anni dalla sua fine, per le nuove generazioni di sinistra, aizzate dai loro predicatori sempre più in declino? E’ difficile pensare che la lotta antifascista riguardi una non condivisione del modello corporativista: d’altronde il ragazzotto di cui sopra o il novantenne da ospedale psichiatrico difficilmente sanno di che cosa stiamo parlando, tra una canna e un farmaco vasodilatatore. Il fascismo, ammesso che esso sia mai stato qualcosa, oltre ad un violento stato di polizia e ad una brutale dittatura socialsita, che ad oggi annovera trai suoi fan giusto qualche bevone da osteria, è il nulla contro urlare, allo scopo di far sentire la propria voce, di sentirsi uniti in una sorta di solipsismo di massa, di sentirsi nel contempo vivi. Il fascismo è semplicemente il male che rovina i sogni inesistenti degli uomini, è il crollo consapevole di ogni vana illusione, è l’ostacolo ad un cammino mai iniziato è il bastone che si incastra tra le ruote dell’utopia. Il fascismo è l’Emmanuel Goldstein contro cui la sinistra urla ogni giorno, in quei Due minuti d’odio giornalieri che ti fanno sentire importante. Ma forse, alla fine, il fascismo per questa gente è solo il fatto di guardarsi allo specchio e riuscire ad odiarsi un po’.

HT: Camelot

Tourette

Pubblicato su Neuroscienze con i tag, , , , il Luglio 20, 2008 da j1nz0

Il grande neuropsicologo Aleksandr Lurija in una lettera ad Oliver Sachs definì la sindrome di Tourette come fondamentale per la comprensione della natura umana. Di fatto i pazienti tourettici mostrano una forma di liberazione dal controllo della prassi e del linguaggio che comunemente il cervello effettua sugli individui sani, risultando, per dirla come Jackson, in una serie di stati superpositivi, mediante i quali per certi aspetti alterano realmente la loro natura di uomini. Se da un lato il controllo neuromotorio è disturbato da una serie di tic, il linguaggio presenta fenomeni di coprolalia (la terrificante pulsione a scegliere necessariamente parole volgari, che facciano ridere, attirino attenzione), dall’altro sembra che questi pazienti vivano il tempo e lo spazio in maniera differente rispetto ai sani. Un tourettico può esprimere prestazioni fisiche eccezionali, può gettarsi in una porta girevole di corsa ed evitare di prenderla in faccia. Un tourettico ha sempre la battuta pronta, diventa un esilarante cabarettista in ogni situazione e, travolto da un’ondata di tic, è capace di piazzare la pennellata più creativa e singolare, di azzeccare la combinazione di note più particolare, complessa e assurda, tant’è che nella biografia di Mozart sembra ci siano tratti di tourettismo associati al grande compositore austriaco. Ed è persino possibile che alcuni tourettici, come il caso descritto da Sachs nell’Uomo che scambiò sua moglie per un cappello, decidano addirittura di sospendere i farmaci in certe situazioni, per evitare di tornare alla propria condizione di normalità che impedisce loro di vivere gli stati di superpositività sopra accennati. Ma il caso più assurdo descritto da Sachs, è quello della vecchia super-tourettica che vagava per il marciapiede imitando tutte le movenze delle persone che incontrava, una dopo l’altra. Raggiunto l’angolo della strada e voltato in un vicolo, ecco che accade l’imprevisto: quelle decine di imitazioni riemergono tutte di un colpo in una grottesca e frenetica sequenza che vede la vecchia diventare in pochi istanti tutti i passanti incontrati in quella strada.

Da oggi in poi state attenti a quando camminate per la città: potreste sicuramente notare, come dice anche Sachs, una quantità di tourettici cui mai avevate fatto caso prima.

Scuola di psicopolizia

Pubblicato su Leviatano, Libertarismo, Snow Crash con i tag, , , il Luglio 17, 2008 da j1nz0

Sarà che il nostro presidente del consiglio è un caso unico al mondo, ma a sentire il garante della privacy ieri al tg, sembra che l’anomalia tutta italiana sia costituita in verità dalla scandalosa gestione delle intercettazioni effettuata dalla magistratura nostrana. E d’altronde lo avevamo intuito quando avevamo sentito un magistrato alzare le spalle in maniera sprezzante di fronte alla pubblicazione degli SMS tra Ricucci e la Falchi, tanto per una che si leva le mutande in tv che cosa mai saranno un po’ di messaggetti… Fatto sta che a molti le restrizioni sulle intercettazioni non vanno realmente giù. Si grida al diritto di tenere sotto scacco la casta, incuranti del fatto che in mezzo viene trascinato chi con essa non c’azzecca una mazza; un po’ come se per colpire il politico balordo venissero immolati pure i suoi elettori. Questo è il Paese di Di Pietro dunque, il paese dei forcaioli che in nome di un indefinibile concetto di giustizia vogliono estendere l’occhio del Grande Fratello su tutti i cittadini, il Paese di chi sbatte in cella di isolamento la gente senza aver accertato alcuna responsabilità, di chi arruffa il popolo in nome della cosiddetta legalità. Spiace sentire che anche alcuni libertari si battano contro una regolamentazione ferrea delle intercettazioni, ma nel caso di Leo Facco credo tutto ciò derivi da i risvolti emotivi di una semplice esperienza di censura personale, più che da una logica razionale. D’altronde, se non ricordo male, è proprio Rothbard che nel Manifesto Libertario propone l’idea della responsabilità giudiziaria per chi muove intercettazioni, nel senso che se un giudice decide di intercettare qualcuno deve assumersi il rischio di quella che si configura di fatto come una violazione di privacy, cioè della persona altrui. Se l’esito dell’intercettazione è nullo, non c’è alcuna giustificazione che può spiegare il motivo dell’intercettazione, non c’è alcun coinvolgimento del soggetto in quello che si vuole dimostrare, ecc… mi sembra chiaro che il giudice o chi per lui debba risarcire in qualche modo la vittima del “buco nell’acqua”. Figuriamoci poi se andiamo a scomodare la pubblicazione illegale delle intercettazioni. Questo semplicemente per dire che in una società libertaria, prima di compiere una intercettazione, una azienda di difesa prenderebbe molto bene le misure, per evitare di essere costretta a risarcire continuamente la gente, il che è un po’ diverso dalla linea delle intercettazioni per tentativi che il partito dei magistrati porta avanti in questo regime democratico. Un regime in cui qualcuno ha il coraggio di manifestare allo scopo di rivendicare il diritto ad essere intercettato, a mettersi lo stato dentro casa, persino nel telefono… pur di dimostrare la propria integerrima onestà. Chissà, magari questi probiviri verranno un giorno accontentati e otterranno di farsi ispezionare gli orifizi, come descritto in Snow Crash. Ma di certo non dovranno preoccuparsi del lattice statale: loro sono onesti, di certo non nascondono niente.

Biomega

Pubblicato su Manga, Snow Crash, Transumanesimo con i tag, , il Luglio 9, 2008 da j1nz0

Un mondo estremamente oscuro, ritratto con uno stile claustrofobico e a tratti misantropico, una tecnologia disumana e mostruosa, quasi un cyber-incubo che avvolge quel che resta dell’umanità… Non brillerà per originalità la trama di Biomega, nuova fatica di Tsutomu Nihei, già noto al grande pubblico per la sua opera Blame!, ma la veste grafica terribilmente dark lo rende a mio parere irrinunciabile, specialmente in un universo manga che sta lentamente scivolando in una implosione stilistica, presentando opere realmente piatte ed insulse come Black Lagoon… In Biomega, Nihei descrive un mondo in cui un virus, l’NSSV, ha trasformato gli esseri umani in droni, abominevoli creature mutanti completamente prive di coscienza. Dietro questo retroscena, si pone la lotta tra due enormi colossi: la DRV e le Industrie Pesanti dell’Estremo Oriente, le quali si battono per decidere il destino del mondo una volta ancora, chi per trasformare e riprogrammare una nuova umanità su misura, chi per mantenere il concetto di essere umano come noi lo conosciamo. Ancora una volta, pare che il genere cyberpunk abbia fatto uso di scenari anarcocapitalisti di steaphensoniana memoria. Ce la faranno gli uomini sintetici delle Industrie Pesanti a mettere i bastoni tra le ruote ai nazistoidi della DRV?

Il signore delle mosche

Pubblicato su Leviatano, Parassitocrazia, papisti con i tag, , il Luglio 7, 2008 da j1nz0

Mi aveva incastrato tra il finestrino dell’autobus ed il sedile: non avevo via di scampo. Ricordo ancora l’orribile fetore che emanava quell’individuo, un metifico rom con la carne impregnata di un misto di urina, grasso e formaggio. Un’ora di viaggio con le budella triturate ed una necessità impellente di vomitare con la mente rivolta al concetto di abituazione recettoriale, ma soprattutto a quelle fottute docce pagate con i soldi pubblici, con i nostri soldi, per intendersi. Quelle docce che i miei occhi hanno visto ridotte ad ammassi di rottami nel giro di pochi giorni. Ormai riconosco le loro facce. Li riconosco quando insultano gli altri extra-comunitari integrati che si rifiutano di fare loro l’elemosina. Li riconosco quando si fanno fotografare sorridenti di fronte a cartelli su cui scrivono delle loro tragedie. Li riconosco quando imbracciano le stampelle e salgono in macchina. Li riconosco quando gettano i pacchetti di sigherette vuoti che comprano con la vostra carità dentro il mio giardino. E a sentir la gente intorno sono tutti d’accordo e convinti sostenitori delle mie tesi: pugno di ferro contro chi non ha alcun interesse per l’integrazione, contro chi vuole campare ponendosi volontariamente ai margini della società. Rimozione dei sussidi, eliminazione delle proprietà pubbliche occupabili e sorveglianza alle frontiere, schedatura dei gruppi etnici non integrabili, impronte digitali. Tutti d’accordo. Ma poi ecco che giunge la fatwa clericale, e la destra con fare pronograde bela indietro, ora proponendo le impronte per tutti, ora definendo il provvedimento una pericolosa cretinata , ma pur sempre stando con le chiappe comodamente accoccolate negli States. La sinistra trova l’alibi per non perdere la faccia di fronte ai suoi elettori inferociti e si riscopre di colpo atea devota. E dunque, curiosamente, rimango solo io, con la vanga in mano, a spalare merda dal mio giardino. Io, unica vittima di razzismo.

I Facci vostri

Pubblicato su Parassitocrazia con i tag, , il Luglio 6, 2008 da j1nz0

Avete mai visto cosa succede in un gruppo sociale di primati non umani quando la femmina dominante è in estro? Ebbene, lasciatevelo dire, accade realmente il finimondo. Sceneggiate napoletane, aggressioni ingiustificate, comportamenti nevrotici, urla, ferite, baruffe di ogni sorta: gli ormoni fanno uscire di testa le scimmie. Ma fanno lo stesso anche con gli umani ed il Sex Gate all’italiana ne è la prova più schiacciante. E’ la prova di come il semplice parlare di sesso, lo scomodare la sessualità, il pudore, la morale sessuale, ecc… riesca realmente a far salire il tasso di isterismo collettivo alle stelle. A partire da una voce di corridoio, cioè dal nulla, ecco che la gente si azzuffa, dividendosi in due curve di ultras, quella dei neodifensori della pubblica morale e quella dei beatificatori della Carfagna. E la rissa si condensa su un elemento di fondamentale importanza per la vita del nostro Paese: dimostrare l’esistenza di un fantomatico pompino. E c’è gente che si straccia le vesti tirando in ballo Clinton e la Lewinski, gente che ribadisce come Mara sia brava e tutto il mondo invidioso: ormai è una sorta di guerra tra pulci, nel disperato tentativo di redimersi nella propria parassitaria forma di servi che non sbocchinano Berlusconi (courtesy of Corto Maltese) o di ipocriti moralisti divorziati e lascivi, ma pur sempre cristianamente umani. E in tutto questo qualcuno ha persino il cattivo gusto di fare il serio e parlare di politica reale, lodando le azioni della buona Mara, della onesta Maria Rosaria, come il provvedimento anti-stalking o quello contro la violenza sulle donne, che paragonati alle numerose porcherie assistenzialiste che ci ha rifilato, realmente fanno venir voglia di parlare di pompini.

Wanted - Scegli il tuo destino

Pubblicato su Cinema con i tag, , il Luglio 5, 2008 da j1nz0

Ci sono vari modi per dire che Wanted è un film brutto. Ad esempio potreste farlo qualora decidiate di indossare i panni del cosiddetto anticonformista modaiolo, quello, per capirsi, che si alza dopo Lord of the Rings dicendo “che cazzata”. Oppure potreste giudicarlo negativamente qualora abbiate avuto un’infanzia infelice o travagliata, trascorsa tra i libri del piccolo Lord e le canzoni di Baglioni, mentre noi alla faccia vostra già pogavamo con i Maiden e ci sbafavamo i fumetti più coatti. O ancora potreste farlo qualora facciate parte di quella schiera di femminucce che vedono solo i film impegnati, cioè quelli di Muccino (a loro dire) e che commentano solitamente il genere di film di cui fa parte Wanted con l’immancabile epiteto “è il solito film americano”.

Diciamo le cose come stanno: Wanted è un film coatto. E’ un film cafone. E’ un film che fa fomentare la gente e la fa esultare, sghignazzare e commentare ampiamente e ad alta voce lungo tutta la durata della pellicola. E’ un film che ti lascia con il sorriso, nonchè la voglia di tornare a casa facendo impennate con la moto e derapate con la macchina, sperando voi non abbiate una 357 nel cofano della vostra auto (in tal caso è sconsigliata la visione di questo film). Una Angelina statuaria e velenosa, un McAvoy truzzo al punto giusto. Una colonna sonora da urlo. Niente di scontato. O forse quello scontato che in fondo tutti noi patetici individui desideriamo follemente.

Neuropolitica fallimentare

Pubblicato su Libertarismo, Neuroscienze, Politica con i tag il Luglio 2, 2008 da j1nz0

Se si può dire una cosa su Barack Obama è che in questa campagna elettorale il senatore nero dell’Illinois sta attirando su di sè una enorme quantità di polemiche, le quali certamente non giovano alla sua causa. Prendiamo una su tutte: la celebre storia della sua presunta fede criptica nella religione mussulmana. Ebbene, direte voi, qualunque candidato alla Casa Bianca è stato attaccato dai suoi rivali mediante accuse ed insinuazioni di questo genere, tuttavia sembra che Obama non riesca proprio ad ingoiare i rospi in questione, tant’è che nelle ultime settimane il suo comitato elettorale ha aperto un sito chiamato Fight the Smears, in cui sono esposte tutte le più note accuse che vengono rivolte al candidato presidenziale democratico, con associata la spiegazione di quella che sarebbe invece la verità.

A prescindere dai contenuti, è interessante andare ad analizzare dal punto di vista neuroeconomico se una strategia comparativa basata sulla comparazione tra il vero ed il falso sia di fatto utile alla causa di un candidato. Dall’analisi che viene effettuata su Neuromarketing, pare proprio che iniziative come Fight the Smears producano alla fine effetti negativi sugli elettori: alcune ricerche infatti mostrano come l’approccio pubblicitario basato sulla negazione del falso insospettisca comunque il pubblico, ponendolo su posizioni di scetticismo o almeno di riflessione e aprendo così a possibili interpretazioni che non sono negate all’interno dello slogan esposto. Tra le altre cose, secondo alcune teorie, sembrerebbe che il cervello umano acquisisca informazioni politiche sulla base di schemi precostituiti che si basano sulle proprie convinzioni e posizioni, il che significa in poche parole che filtriamo tutto ciò che non si accorda con esse ed accettiamo al contrario ogni nozione congruente. Ergo, porre sia il vero che il falso, farebbe emergere il lato negativo della faccenda proprio nelle menti di quegli elettori che si cerca di attirare, cioè quegli indecisi non allineati con le politiche del candidato in questione (Obama, dunque).

Questo discorso, inoltre, dovrebbe invitare noi libertari ad assumere una forma diversa nelle strategie comunicative: invece di distruggere le teorie socialiste, come siamo soliti fare, proponendo una sorta di muro contro muro, sarebbe più corretto tentare di muoversi sullo stesso territorio dei nostri avversari, cioè cercando di spiegare come le teorie liberali aiuterebbero di più i poveri rispetto allo statalismo socialista.