Il Punto di Rottura
In termini di cultura liberale, come credo abbiate ormai tutti capito, in questo Paese le speranze sono praticamente settate su cifre da 0,periodico. Il popolo non ne vuole sapere minimamente di accettare responsabilità e i politici son ben felici di sfruttare questa forma mentis per continuare a schiacciare i propri servi (cioè il popolo). Così, consapevoli di queste premesse, i pochi liberali rimasti intraprendono l’attività dell’approssimazione e cercano di valutare le circostanze per poter appoggiare questo o quel candidato, con la mente sempre rivolta all’unico obiettivo possibile: limitare i danni. E dunque vorrei spendere qualche parola sul caso Fini, che da qualche mese a questa parte viene dipinto come alternativa a questo centro destra clericale e socialista.
Fini piace alla sinistra per le sue aperture sull’immigrazione, sui diritti delle coppie gay, sulla fecondazione assistita, ecc… E quindi è divenuto fortemente inviso a quel nucleo clericale che è ampiamente rappresentato nel PDL. Curiosamente, anche sul sito di Libertiamo, i cui rappresentanti hanno dimostrato in più occasioni il loro apprezzamento per il presidente della Camera, diverse persone non hanno lesinato di attaccare Gianfranco Fini, definendolo in alcuni casi arrivista, opportunista, privo di idee, ecc… Personalmente a me del fatto che Fini sia un arrivista non frega assolutamente nulla, per carità, d’altronde in politica tutti lo sono per antonomasia, così come tutti sono vittime del conflitto di interessi. Nè mi interessa delle sue posizioni politiche, che, ahimè, scommetto ancora una volta non c’entrino nulla con il liberalismo. Quello che è importante è il fatto che il nostro stia destabilizzando audacemente il PDL, battendo su uno dei punti di rottura più sensibili: la bioetica. La speranza di fondo è che il PDL vada in frantumi e che dai cocci si generi una cultura politica conservatrice, alternativa a quella del PDL. Una cultura, per capirci, che non abbia nulla a che vedere con il Partito Popolare Europeo, ma che faccia capo all’ECR. E chissà, magari salterà fuori che il presidente della Camera colmi il suo vuoto ideologico con un po’ di liberalismo, giusto per fare le scarpe a Berlusconi. D’altronde il liberalismo è lì, in bella mostra sul mercato della politica italiana… Chissà che qualcuno non lo raccolga per far fuori i suoi avversari politici…
-J1nz0
Novembre 11, 2009 a 2:52 pm
come sempre concordo con te Jinz0.
Certo è che un PDL più democratico, dove le idee liberali sopratutto in bioetica avrebbero il sopravvento, probabilmente si ridurrebbe a seguire le orme del PD e a perdere coesione.
Non so nemmeno più io cosa augurarmi, ma questo PDL di sicuro no!
Mi rendo anche conto che una cultura liberale in italia, radicata nel DNA degli uomini, è praticamente impossibile! Questo lo vedo dai miei studi che sto facendo sulla filosofia politica inglese, è un altro mondo, altre basi culturali, altri riferimenti storici. Per quanto si stiano anche loro un po’ alla volta avvicinando pericolosamente al Continente, beh rimane sempre quella fiammella di speranza posta nella pancia della storia.
Novembre 11, 2009 a 3:41 pm
Credo che se domani Berlusconi dicesse di essere favorevole all’eutanasia e alle staminali embrionali perderebbe al massimo un 5% di voti dei cattolici fondamentalisti. Gli altri cattolici lo voterebbero perchè è sempre meglio della sinistra… Ai restanti votanti semplicemente non interessa nulla dei temi etici o addirittura sono favorevoli ad un approccio più liberale sull’etica, come dimostrato dal sondaggio di Luigi De Marchi.
Inoltre, è vero che il partito laburista sta conducendo l’UK verso la banalità media dell’Europa continentale, tuttavia sono convinto che la prossima vittoria dei conservatori cambierà le carte in tavola… I conservatori inglesi hanno gente come Hannan: non a caso sono fuori dal PPE. Il problema è che i conservatori italiani non sono conservatori (fiscally conservative), ma popolari, il che è la base di ogni problema…
Novembre 11, 2009 a 4:30 pm
Da un po’ di tempo condivido l’approccio pragmatico e non moralista e personalista che mostri tu in questo post.
Nessun politico è un un martire o un asceta. Sono delle persone che come lavoro cercano di ottenere il potere. Poi, sono anche esseri umani, che devono trovare il modo di dormire la notte e quindi tentano di dare una giustificazione morale alle proprie azioni. In assenza di incentivi o disincentivi a seguire una certa politica, si farà guidare dalla propria ideologia o dalla propria moralità, altrimenti scenderà a patti.
Una nicchia lasciata libera è ovviamente un incentivo politico rilevante. In più, Fini è forse favorito da una reale maturazione personale. I rischi che correrebbe a portare il PDL al punto di rottura sono, però, molto alti; il suo seguito parlamentare è striminzito, e quello elettorale puramente teorico. Potrebbe rivelarsi una tigre di carta.
Io spero nel Partito dei Pirati.
Novembre 11, 2009 a 5:42 pm
Basterebbe alla fine iniziare un serio programma di correntizzazione del PDL, mirato ad un sistema di primarie. Questo si tradurrebbe nella formazione di due gruppi che vadano separati alle Europee: quello dei popolari e quello dei conservatori. Non credo ci sia nulla di scandaloso e il concetto di divisione non è una pecca: semmai la testimonianza di un confronto tra approcci diversi.
Novembre 12, 2009 a 12:09 am
Ciao Jinzo, ho sentito stasera l’intervista di Fini a Otto e mezzo (se non l’hai vista vai sul sito la 7 della trasmissione) e Fini ha chiaramente ribadito che la sua battaglia non è nè correntizia ma è solo il “sale” (che fa molto contentino) alla minestra riscaldata di partito.
Pare che non abbia alcuna intenzione di fare le scarpe al “Caro Leader” nè per numeri o proposte in aula e sia sostanzialmente su una logica di lunga legislatura a difesa del bipartitismo.
Niente cambi o inciuci di maggioranza, solo una maggior dialettica interna (come se già non ci fosse per certi versi!) da parte sua in termini di “grillo parlante” collodiano; niente colpi di mano interni al PDL a livello parlamentare.
Niente di niente.
D’altronde Jinzo non che in FI o AN esistessero correnti o democrazia interna di programmi e idee, esistevano solo gruppi di potere, di tessere e di rappresentanza.
Onestamente Fini non mi pare in grado di produrre nulla di nuovo e di concreto a parte qualche forma meritoria di dichiarazione di principi teorici.
Ormai lui fa lo statista senza Stato (ma non per questo liberista o libertario!), si beatifica nella retorica delle scienze politiche e dei grandi orizzonti….
Ha pure fatto una gaffe riferendosi al contesto europeo conservatore (da lui evidentemente mica tanto frequentato) ribadendo come il suo modello sia quello popolare europeo dove c’è Merkel, Sarkozy e udite udite Cameron (ergo manco sa che esiste l’ECR).
Jinzo stai fresco sull’Europa!.
Fini è rimasto a qualche legislatura europea addietro come informazioni, tral’altro ricordo che Fini è il fautore della prima bozza di Costituzione europea (quella di Giscard Destang che già allora voleva con dentro le radici cristiane, e che oggi invece pare astenere, un inizio, ma il problema di sua adorazione Costituzione=Lisbona Treaty rimane ai miei occhi e questo lo colloca più nell’ALDE-ELDR che nell’ECR).
Inoltre francamente le sue proposte mi paiono tutte social-conservatrici o al massimo liberaldemocratiche o liberali sociali (stile PRI), ergo poco mercato e molto Stato assistenziale.
Tirar in ballo Merkel e Sarkozy e forse il Cameron di qualche anno fa (quello blairiano greenpiro e in bici per intenderci) mi pare voler dichiarare un pò mediaticamente come certi giornalisti nostrani per quanto riguarda la politica di Obama rispetto alla nostra, una superiorità politica di fondo nei leader stranieri che in realtà manca ai nei loro stessi paesi: ancora da verificare sul piano interno (Cameron) o al quanto deludenti (vedi sondaggi su Sarkozy e risultato CDU Merkel alle elezioni tedesche recenti).
Fini mi pare sia il classico conservatore democratico, un centrista all’americana che segue la corrente con la presunzione di essere il capofila.
Non mi pare un conservatore fiscale, nè un libertario liberista, ergo è un conservatore sociale un pò Rino (talune proposte bipartisan mi ricordano quelle di Mc Cain tanto per intenderci).
Lui crede ancora alla democrazia delle urne, allo Stato e mi dà la sensazione che voglia conformarsi alla ritualità del politically correct buonista del Dio fallito.
Va bene distanziarsi da Silvio, Bondi e da Bossi ma così sembra un democristiano!.
Il suo ultimo libro, da quel che ho capito sul web mi pare un invito ai giovani alla speranza, all’idealità, al progresso futuro lontano dalle ideologie, insomma un postmodernismo in salsa obamiana simili a quelle di Veltroni.
La rappresentazione illusoria di una anestetizzazione lobotizzante a livello cerebrale.
Guarda poi hai perfettamente ragione che Fini debba essere erede di Silvio o di questo PDL rispetto ad altra gentaglia.
Il problema è che francamente non mi convince e non so quanti lo possano seguire nel PDL e negli elettori di centrodestra (forse qualche deluso del PD o dei centrini, ma con quelli non si va lontano come base d’appoggio).
Lui di scissioni o gruppi separati non parla, nè per l’Italia figurarsi in Europa (vuole il PPE e basta), e francamente mi pare difficile che molti lo possano seguire al di là di quei tre gatti di politici di Libertiamo nel PDL.
Il PDL è per lui una scommessa (a mio parere già persa in partenza da parte sua) per il futuro che lo ha indotto a disfarsi del suo 12% di elettorato (in parte ancora fascista culturalmente e politicamente) per un 35% di elettorato berlusconiano massificato.
Non ho capito che idee abbia Fini, è ingiudicabile anche per me, al di là dell’immigrazione (medio male) e della bioetica-laicità (medio bene), mi paiono comunque forme stataliste e poco americane in termini nuovi di cultura e mentalità fondatori.
Mi sembrano proposte francamente molto povere di novità e degne della norma di un Paese e di una politica normale, ma dato che l’Italia paese normale non è, è che sprofonda sempre più serve ben altro che la favola della buonanotte!.
Ovviamente ritengo che Fini possa seguire la sua corrente e direzione nei prossimi anni forse con successo e personalità, ma dubito che dà li possa uscire un qualche cosa di nuovo e di innovatore.
Serve e può servire anche a noi liberisti e libertari, ma francamente io mi alleerei, non entrerei mai in un suo partito guidato.
Libertari e conservatori sono due cose diverse sia negli Usa figuriamoci in Europa e Italia, nonostante il tentativo (in parte andato a vuoto) dell’ultimo Rothbard e del paleolibertarismo conservativo un pò catto-populist-leghista di Buchanan.
I libertari Usa non a caso sono tornati su posizioni più moderate e autonome con Ron Paul, rispetto alla destra cristiana e ai populist.
Tanto più in ottica libertaria e liberista italiano papista!.
Tanto vale sperare in Facco nei prossimi anni a qesto punto!.
Visto che il quadro politico è in decomposizione, e nel dopo Silvio ci sarà la scomparsa dei vari yesman attuali.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi della nuova formazione neocentrista di Rutelli (ennesimo partito clericostatalista).
Nei sondaggi pare che Casini andrà sotto quota 5% (forse senza garantire la presenza parlamentare neppure a Rutelli, visto che i democristiani del PD voteranno Berlusconi secondo altre mie fonti).
Insomma Rutelli e Casini dovrebbero fare separatamente la fine del PRC e PDCI alle ultime elezioni europee.
Poi però sembra che Casini voglia tornare con Silvio con o dentro al PDL, ancora non si capisce (dato che Tabacci è uscito dall’UDC per andare con Rutelli proprio per questo motivo, restando in mezzo con mr Cicoria).
Se Casini torna nel PDL, quelli come Fini e BDV sono spacciati, e già i malumori e le reazioni di Giovanardi di questi giorni sono indicative del clima dei prossimi mesi in vista delle regionali e del contenimento di Bossi.
Fini non ha il coraggio di rompere, Silvio porterà a termine la legislatura se non farà incazzare per le regionali Bossi anche nonostante la condanna giudiziaria futura.
Il futuro resta in certo con un PD-Lefist e PD-Sinistro e una nuova rotazione di centrini oltre ai compari dei due PD.
Attendendo il crash di default del sistema previsto dagli austriaci.
Forse è meglio non pensare troppo in là agli scenari politici, visto che i politici nostrani saranno sempre gli stessi, quelli (ormai li conosciamo abbastanza per non farci troppe illusioni) di ieri e di oggi.
E poi se il sistema crolla, Fini, “bello piacione”, “ciellino rosso” e “Caro Leader” e le loro aspirazioni o ambizioni andranno francamente a farsi fottere in compagnia di milioni di italiani.
Ciao da LucaF.
Novembre 12, 2009 a 2:09 am
Ripeto: che Fini ignori i principi del liberalismo è cosa quasi certa. Che possa tuttavia appropriarsene per fare carriera non è del tutto assurdo. Stiamo a vedere: magari salterà fuori qualcosa di liberale.
Novembre 12, 2009 a 2:17 am
CQ:
Cribbio entra nel PDL!. 
Sei il solito comunista!.
Il partito dei pirati in Italia di per sè non esiste, esiste una sottosigla componente della Sinistra arcobaleno (o del PRC non ricordo bene) che si propone all’interno dell’internazionale pirata a ricoprire tale ruolo in Italia, ma di fatto è solo una retorica battaglia free web in chiave noglobal (a tutela degli ordini professionali in primis giornalistici ed editoriali).
La fregatura sta nella contraddizione dei due concetti free web e noglobal, la rete è globale di fatto, a meno di non voler creare la cortina telematica di ferro (modello cinese, gente che i muri li conosce bene!).
Un pò come nel parlamento tedesco dove un deputato del SPD è uscito dal partito, entrando nel partito pirata tedesco (sotto il quorum) permettendogli di apparire in parlamento.
Ma le sue battaglie sono differenti da quello svedese.
Mi sa tanto che alla fine sti pirati italici, farebbero purtroppo solo opere di bracconaggio telematico a danno della libertà della rete stessa (come i laburisti Uk e Obama in questi tempi) dentro la retorica “del bene paternale comune”.
Ciao da LucaF.
Novembre 12, 2009 a 2:48 am
Ma guarda io non voglio dire che non si possa scommettere su un Fini che cambi qualche cosa sul tavolo di gioco interno al PDL, personalmente al momento lo considero su una posizione di debolezza (dato che non ha più un partito, nè una propria rappresentanza elettorale visibile nel Paese e in parlamento, a differenza di Bossi e Lega).
I reazionari, papisti e clericali fondamentalisti (Giovanardi docet) sono e saranno temo sempre più presenti nel partito, se poi Casini fa l’inciucio per regionali e oltre.
Poi forse sono stato frainteso (l’articolo di LIbertiamo l’ho letto dopo aver scritto il post ed effettivamente taluni hanno usato termini similiari ai miei nei loro commenti) ma sostanzialmente ritengo che Fini andrebbe bene all’interno di una destra conservatrice moderna, alla quale però bisogna affiancare (dentro o fuori, credo ragionevolmente per motivi di visibilità e di spazio d’azione fuori) una formazione di destra liberista e libertaria.
insomma a me andrebbe anche bene un Fini bioetico e un liberismo fatto da qualche altro soggetto politico alleato del PDL o del possibile futura formazione finiana dopo-Silvio.
Mi pare ovvio che in Germania la CDU e l’FDP siano due cose distinte che però possono governare grazie al fatto che l’FDP minoritaria abbia guadagnato consensi al posto della CDU.
In Italia invece ora abbiamo Lega e PDL berlusconiano, ovvero una accoppiata che accoppa ogni possibilità di crescita e di guadagni dei consensi futuri (anzi il rischio è l’astensionismo di molti che hanno votato già per le regionali).
Mi pare ovvio che se Fini vuole stare nel PPE e nel PDL questi possa starci facendo come la Merkel per il biotestamento ed eutanasia o come Sarkozy come laicità (che però mi pare un pò troppo esagerata).
Però i liberisti e i liberali dovrebbero come minimo evitare l’ennesima cotta personalista verso un unico soggetto o partito.
Cercando di essere quella FDP che oggi manca nella prospettiva futura di governo.
In Italia non siamo gli Usa, non possiamo contare su logiche di primarie vere e dialettiche democratiche interne, ma sull’adesione di gruppi categoriali di medesima convizione e ideologia.
Fini non è liberista liberalconservatore, ma al momento è conservatore liberale il che è una grossa differenza politologica sebbene non un problema grave tale da non allearsi in futuro.
Fini deve guadagnare voti tra i moderati e i cattolici moderati non fanatici e di buon senso, forse anche in qualche elettore di sinistra deluso dal partito.
Ma i liberisti devono ovviamente far crescere una loro opzione politica e base di consenso per rinforzarsi e fare lobby di pressione nell’alleanza, in quanto Fini non è un Goldwater ma semmai l’esponente di una linea mediana culturale prima ancora che politica di chi vede nello Stato ben più di una miniarchia.
Ergo il liberismo e il meno Stato non è garantito, nè possiamo permetterci una nuova stagione di appiattimento qualora deluda.
Dobbiamo usare un doppio binario, alleanza e suo sostegno interessato ma esterno e distinto a lui come identità.
Mi pare che due soggetti uno conservatore finiano e uno liberista libertario (FIL, Facco,… boh?) debba formarsi anche perchè dubito che Fini possa attrarre il voto di questi ultimi.
Inoltre si manterebbe meglio un Fini “sul chi va là” a mò di Lega con Silvio.
Insomma Fini i sembra un pò troppo recitare quello che sà tutto lui e che non vuol dire nulla agli altri delle sue idee e progetti, tanto che pare che non le abbia.
Magari c’è le ha veramente e le tiene pronte per il grande momento; però onestamente mi pare al momento più un utile traghettatore per quelli nel PDL nell’attuale condizione di inter-pares minoritari nel partito che in prospettiva futura.
Il rischio è una volta che Fini diverrà capo eventuale e futuribile del PDL, si dimentichi della compagnia e faccia come Silvio dal ‘94 a oggi, insomma noi non siamo mainstream lo abbiamo detto tante volte, ergo potrebbe scaricarci per poi andare con i soliti noti.
Per un liberista in futuro non vedo grandi margini di evoluzione economica e politica da parte sua; stando dietro alla sua scia.
A meno che non lo si affianchi in alleanza con una FDP pronta a rilanciare (un pò come Klaus in ambito economico nel ECR nei confronti dei Tory) la palla del liberismo ogni qualvolta si vedano tentennamenti culturali e politici (e con Fini capiterebbero),
BDV potrebbe ritentare l’esperienza RL una volta “educato Fini” al liberalismo classico, può anche essere una ipotesi, fcreare due soggetti a mò di vasi comunicanti, autonomi distinti, ma coalizzati.
Sebbene BDV come politico leader non mi abbia mai convinto penso si possa fare, magari cercando di portare un pò di think tank e siti dalla nostra parte in termini più attivi (e penso che non manchi molto visti i risultati del governo).
Si potrebbe pensare a un Facco rothbardiano miniarchico (lo vedrei meglio) con i vari oggettivisti, agoristi e miniarchici, ma temo che preferisca attendere austriacamente la fine del mondo economico occidentale.
Francamente non saprei se sia una cosa buona da auspicare.
Vediamo intanto con Fidenato che succede nelle prossime settimane…
Insomma per concludere io non dico no a Fini in termini feltriani o bondiani, sia ben inteso!.
Dico semplicemente che in una decomposizione dell’intero quadro politico, si rischia da parte dei liberali in quanto liberisti libertari di far conto troppo sulla possibilità reale o immaginaria di un “cavallo” Fini vincente solo sulla carta per il futuro della leadership di centrodestra.
Col rischio di finire eventualmente nuovamente overtime o fuori dai giochi per un altro ventennio senza alternative proprie di riserva.
Ciao da LucaF.
Novembre 12, 2009 a 11:38 pm
Luca ma il PLI si scioglie nel nuovo partito di Rutelli? Ho visto che passa di là anche Guzzanti che ha rotto i coglioni per mesi esaltando l’indipendenza del PLI …
Novembre 13, 2009 a 2:51 am
@ Stato minimo
Guarda dalla newsletter ancora attiva via mail (tanto per ridere) del PLI, Il “Leone del tamarancio” (De Luca) ha scritto che considera la nuova iniziativa di Cicoria, come una iniziativa liberale e laica (oltre che popolare, riformatrice e nazionale).
Figuriamoci!.
Dal pupillo di Ruini poi!.
Mi pare ovvio che De Luca e Guzzanti rappresentano degli opportunisti in cerca di posizionamento, dopo aver monopolizzato un partito (che avrebbe potuto essere risposta quantomai valida attualmente e in chiave futura liberista e libertaria di alternativa, vedere spiegazione sopra) solo riproponendo logiche vetuste da 1° repubblica, personaliste e clientelari infamanti, a danno della mozione Taradash e Diaconale. (che ho caldeggiato) eliminando di fatto tutti i possibili aderenti nuovi delusi dal PDL e la minoranza interna e cercando alleanze con la sinistra, il PD, l’UDC, e pure con PDL
Di fatto il partito liberale italiano non esiste, e forse (senza vantarmi troppo) sul web son più noto io col mio dominio che loro con il sito del partito (dove censurano i commenti a tutto spiano, altra nota che mi ha fatto propendere per l’uscita, oltre al tentativo di inciucio poi svanito alle europee con lo NPSI).
Rutelli pare attrarre anche La Malfa che nel frattempo da due mesi è fuori dal PDL al momento da solo (il PRI partito è ancora indeciso e contro La Malfa).
Francamente Rutelli sta racimolando tutti quelli dell’ELDR e ALDE in Europa (ci manca solo il Guru radicale e poi avrebbe fatto quaterna) entro un progetto di Margherita 2 centrista-centrosinistrata.
Quindi da parte nostra la scelta del ECR è quanto mai azzeccata e necessaria (prima che qualche partito italico possa entrarci) per il futuro.
Visto che l’ELDR è filo-Lisbona e ha un programma manifesto (vedere sito http://www.eldr.org/pdf/manifeste/eldr-manifeste-electoral-en.pdf ) è quanto di più assistenzialista visto in tutti i campi.
E poi nel sito ELDR a livello culturale mettono i libri di Keynes sullo stesso piano di quelli di Mises!!!!!!.
Ecco perchè penso che l’ECR sia nonostante Kip e KIop polacchi e qualche testa calda religiosa olandese, la possibilità migliore al momento per nostra collocazione futura di eurogruppo.
Anche perchè su wiki english (autorevole per definizioni e contenuti) parlano di libertarianism tra i valori identitari.
http://en.wikipedia.org/wiki/European_Conservatives_and_Reformists
Cosa che l’ELDR manco mette (e vorrei ben vedere con Keynes!).
Mi pare che l’iniziativa di Rutelli sia una sorta di miniFI anni 2000, ovvero luogo per democristiani, veteroliberali crociani, repubblicani, popolari in cerca di spazio, poltrona di visibilità e quote.
Francamente da uno come Cicoria che caldeggiava il PD riferendosi addirittura a Jefferson (che sempre secondo lui avrebbe fondato l’attuale Democrats Party Usa, cosa falsa dato che tutti sanno che fondò il Partito Democratico, inteso come repubblicano-democratico entro la prima delle tre fasi politiche americane in alternativa a quello Federalista di Hamilton-Washington) dice tutto sul personaggio e la sua ignoranza transpartitica.
Francamente se hai letto quanto sopra riportato al momento io vado per FIL e Facco, anche se FIL mi pare alquanto poco attiva (e forse più una sottosigla di mantenimento dei liberali di centrodestra entro una area contigua al PDL in attesa di sviluppi post-Silvio pur se autonoma e moderatamente critica nei confronti del PDL, non dentro al PDL come invece Libertiamo)
E’ un pò come il progetto Neolib di Gionata a livello informativo per intenderci più news che altro (sui siti regionali in particolare).
Anche se mi pare (e questo a Jinzo potrebbe MOLTO interessare, entro il dibattito del consiglio nazionale della FIL c’era la proposta in ballo da decidere per l’adesione all’eurogruppo parlamentare tra la mozione ELDR e quella ECR, poi francamente non mi pare sia stata ancora approvata o decisa, visto che al consiglio nazionale FIL non erano presenti tutti i membri del consiglio e si pensa prima al radicamento italiano).
Vedere qui
http://www.federazioneitalialiberale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=67:verbale-del-consiglio-federale-del-12092009
e qui
http://www.federazioneitalialiberale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=72:mozione-approvata-dal-cf-del-12-settembre-2009&catid=4:risoluzioni&Itemid=6
L’esaltazione del PLI di Guzzanti è stata una tipica mossa di un personaggio (con venature socialiste e ovviamente neocon dato la sua precedente collocazione) che è liberal con un De Lucaal massimo liberaldemocratico, i quali hanno dato del venduto a chi neppure è stato nominato per il parlamento (Taradash-Diaconale).
Guzzanti è uscito stranamente dal PDL giusto in tempo per il congresso PLI e guardacaso ancora oggi malgrado imitazioni e sparate retoriche, continua a scrivere al Giornale del Caro Leader.
Poi nelle ultime amministrative, hanno cercato in Lombardia e a Brescia e dintorni (stando a quanto mi disse un amico liberale della città) di contattare prima ancora delle componenti liberali autonome e civiche per un progetto terzista, direttamente nientepopodimenoche il PDL! (a meno di due mesi dopo il congresso PLI famigerato in cui hanno dato agli altri con giochetti di tessere e consorterie varie delle “truppe cammellate al soldo del nano”!).
De Luca che fa il moralizzatore crocian-dipietrista nei discorsi, è però stato condannato in sentenza non definitiva in primo grado per una storia di mobbing a un dipendente della sua azienda.
E penso ormai che del vero ci sia, dato gli atteggiamenti mafiosi che tiene all’interno del partito.
E invece di dimettersi o autosospendersi sino alla conclusione del processo, lui quello retto e corretto, il saggio erede della tradizione di Croce del risorgimento e dell’antifascismo, si è messo a fare come Silvio la vittima di complotti (uno che non ragggiunge manco il mezzo punto percentuale alle urne!) tirando dritto, obbligando salvo purghe e esautorazioni interne alla piena solidarietà incondizionata nei suoi confronti e ricompensando questi nominandoli entro il Consiglio nazionale PLI, praticamente tutti i suoi fedelissimi (lasciando fuori anche quelli della Gioventù Liberale che nel frattempo si stanno riorganizzando a congresso, rischiando solo di dover girar i polllici con tali politicanti).
Tral’altro nei mesi scorsi De Luca ha invitato Gary Hart un vecchio Liberal obamiano americano dei Democrats a parlare di economia e crisi economica.
Tralascio ogni altro commento prevedibilissimo su come sia andata e cosa fosse colpevole della crisi attuale.
E alla morte di Godfather Ted ha fatto un elogio funebre sul web, manco fosse morto John Locke in persona!!!.
Non capiscono una sega di politica americana e di nuovi termini!.
Per loro i libertari equivalgono a poco più che un incrocio tra uno spacciatore criminale e uno studente settantottino.
Questo dice tutto su cosa siano tali personaggi presenti nel PLI.
Il PLI è un partito Liberal di chi crede alla Democrazia in chiave ridistributiva (questo a livello teoretico), più concretamente è partito personalistico deluchiano.
Io comunque mi sono allontanato dal PLI inteso come partito dopo lo schifo del congresso (purtroppo il dominio del sito lo dovrei cambiare, il problema è che dovrei rifare i contatti o comprare i diritti del nome, il rischio è che con wordpress non so se potrei mantenere un re-direct verso gli articoli precedenti con il nuovo link acquistato a partire dal vecchio indirizzo, mantenendo gli attuali contatti e accordi di relink entro i vari taggatori web (comunque proprio in questi giorni ci stavo pensando al cambio sperimentale di dominio).
Se qualcuno ne sà di più di WordPress e dell’acquisto dominio per sua iniziativa, o se conosce qualche pagina da segnalarmi per conoscere meglio i termini della questione può lasciarmi un messaggio anche sul mio blog.
Così evitiamo di lasciar troppe cose su questo sito.
Ciao da LucaF.
Post Spero che qualcuno dei webmaster del condominio provveda alla correzione del problema sopra dei miei due post identici di ieri secondo quanto scritto, per evitare lettura doppia ai naviganti. Grazie.
Novembre 13, 2009 a 8:50 pm
non fate i conti con gli U.s.a ; sono loro a decidere.
Buchanan non è paleolibertario ma paleoconservatore
Novembre 14, 2009 a 2:25 am
Ciao a tutti.
Premetto subito che queste sono mie riflessioni personali, in molti casi delle pure sensazioni e che quindi possono essere discutibili e non condivisibili.
Lo scrivo perchè non voglio dare l’idea di dare giudizi definitivi o inappeallabili o di giudicare altrui posizionamenti culturali qua espressi nel sito a titolo personale anche condominiale.
Detto ciò, io infatti mi riferivo alle elucubrazioni dell’ultimo Rothbard non a Buchanan in senso stretto.
Nella sua ultima fase rothbardiana, per lui i due termini erano indifferenti e interscambiabili.
Dato che da una dimensione politico-filosofica, si era spinto verso una di tipo filosofico-politico (per certi versi come la Rand a livello di definizione culturale con i neocon a livello di interventismo politico-militare estero, o a livello di “scomunica” all’interno dello spettro politico del libertarismo nei confronti dei rothbardiani).
Il problema dell’ultimo Rothbard era ovviamente quello di voler far vivere anche lui il libertarismo più che come filosofia in chiave politica a sè stante alternativa a livello identitaria di principi (e di azione) rispetto ai liberal e ai conservatori, solo come una forma di metodologia utilitaria tale da permettere di arrivare alla plasmazione fusionista di destra anche con i populist o destra religiosa per ridurli a conservtori paleo.
Il modello dellai old right americana per Rothbard era in tutti i sensi solo rivolto al passato, forse in quanto ormai anziano, forse un pò pannellianamente come retorica di fondo (agli anni 30′-’50) che però erano gli anni anche di una società del massimo statalismo roosveltiano che sicuramente cambiò gli Usa spazzando via qualsiasi richiamo all’epoca ottocentesca della frontiera.
Quindi non vedo a quale forte riferimento di società morale potersi appellare al di là degli exempla dei principali esponenti antiNewDeal.
Far derivare dal singolo (sia come pensiero, vedi Rothbard ultimo che esponento antinewdeal) un riferimento di sviluppo sociologico e antropologico generale, mi pare una riduzione ad esclusione, molto forzosa.
L’ultimo Rothbard non mira al futuro o ad una evoluzione del movimeto libertario o addirittura quello paleolibertario, ma di fatto si era rifugiato nell’ultimo periodo nella creazione di un passato alquanto fittizio, dove i paleolibertari stessi avrebbero dovuto platonicametne essere di per sè gli unici esseri di una società perfettissima e moralmente al di sopra dell’umana libertà di scelta e azione.
Il libertarismo di Rothbard primo periodo non veniva più considerato strategico ma tattico di per sè, nel tentativo di marcare ii segno a livello politico e presidenziale con Buchanan.
Non si capisce sennò come mai avrebbe preso uno come Buchanan (simile a Bossi) come suo modello, meno per provocazione e più per reale credito.
Di fatto il suo attacco al LP ai neutral e ai right libertarian di fatto assieme a Rockwell (che poi dopo la morte mi pare lo abbia anche criticato negli ultimi suoi passi politici e culturali, tornando su posizioni meno wing e più costituzionali “alla Paul”) ha costituito un ibrido con i conservatori (il paleolibertario) che di fatto non esiste come categoria politica americana neppure oggi entro il GOP.
E’ un pò come i neocon, un neologismo per indicare un dato contingente, non un dato storicamente compiuto prima della sua effettiva fondazione, al massimo una aspirazione solo futura.
I paleoconservatori così come a maggior ragione i paleolibertari attualmente considerati terminologicamente, non possono rifarsi ad alcun modello passato effettivo (è un pò come con Ron Paul e il costituzionalismo, lo puoi fare come principio proprio d’immagine, ma ovviamente non potrai pensare di risolvere allo stesso modo o con la stessa pratica di un Jefferson o Madison ogni problema dannatamente più complicato attualmente!).
Se non quello partorito dalla mente e dalla precettistica tomista non più solo espositiva sul piano sistematico ma nell’ultimo Rothbard sempre più ideologia di Sistema tout court (compresa l’assist verso il cattolicesimo, confondendo gravemente a mio parere il dato consumeristico esornativo dei papisti con il dato capitalistico produttivo delle botteghe, che però erano corporative se non statali, vedi nella Serenissima le fraglie).
Il paleolibertarismo e paleoconservatorismo allora rischiano di essere categorie fusioniste sperimentali ma che di fatto rischiano solo di fare confusione se espresse in termini finalistici e identitari compiuti entro il rapporto tra i libertari e i conservatori.
Esistono già i conservatori costituzionali e i conservatori fiscali, i paleoconservatori in passato prima dei neocon non esistevano, anche perchè nessuno si sarebbe chiamato paleo, a ragion veduta (data l’assenza dei neo)!
Ergo più che nel credere che i paleoconservatori fossero i conservatori prima dei neocon, penso piuttosto che i paleoconservatori siano in parte a livello di contenuti espressi, una risposta pianificata a tavolino dei libertari per indurre i conservatori verso le proprie tesi.
Il metodo paleoconservatore alla Buchanan o alla Hoppe è a mio modo di vedere in gran parte sbagliato almeno nei modi più che negli obbiettivi per rispondere ai neocon e ai liberal, su un piano intellettuale molto paradossalmente simile a questi per idealità e dogmatismo.
Il fatto che la battaglia culturale si ponga su un piano politico proprio in pari antitesi ai liberal, la dice lunga (anche ammettendolo lo stesso Rothbard) sulla forte ideologizzazione della questione, con una incoerenza di fondo che sfiora il manicheismo e l’armageddon apocalittico retorico.
Inoltre il fatto che i conservatori ci fossero ben prima dei neocon, non giustifica credere comunque che Rothbard non abbia sovrapposto a tale identità, gran parte della sua personale logica soggettiva di pensiero, riplasmandone l’immagine in termini di revisionismo di ricostruzione identitaria.
Che di fatto significa solo in parte una riduzione al mero sistema di pensiero di Rothbard per giudicare il conservatorismo Old Right (come paleoconservatorismo o paleolibertarismo).
Tra un dato di fondo effettivo della realtà conservatrice antiNew Deal e uno immaginario e ideale proprio di Rothbard stesso a mio parere c’è un ampio margine di manovra e di possibilità di posizioni.
All’interno del libertarismo il fatto che lui alla fine giudicasse tutti coloro che non la pensassero come lui come dei left libertarians, era medesimo atteggiamento intrapreso dalla Rand in precedenza e in seguito sia coi libertarians che con i vari segmenti del randismo dissidente.
Di fatto non dissimile alle forme di personalizzazione e fideizzazione di patentino intraprese anche dal Guru pannelliano (o da De Luca ovviamente in termini proprio di bassa e mera operatività ad escludere) negli ultimi 15 anni.
Mi pare ovvio che i paleolibertari non siano più coerenti dei neutral o dei left libertarians (per lui più i left pi che gli agoristi o gli analitici, erano addirittura quelli del Cato o di Reason o del LP che a mio parere sono right libertarians e basta non right wing ovvero paleolibertarian).
I paleolibertari e i libertari, (così come i conservatori e i paleoconservatori per certi veri) praticamente parliamo di due assunti politici fenomenici, metodologicamente e a livello interpretativo differenti per scopi e ruoli.
Questi dimostrano più che la degenerazione dei libertari in quanto tali, lo scarto tra il primo e l’ultimo Rothbard.
I paleolibertari hanno un compito utilitario di fusione e convergenza con il conservatorismo entro una mitopoiesi giustificazionista in termini fortemente etico-morali nei confronti dei conservatori iin chiave anti-liberal (vedi Hoppe) per farli diventare antistatalisti (a mio parere impresa ardua vista la storia plurisecolare statalista del GOP anche del XIX secolo).
I libertarians sono di fatto rimasti all’interno di un percorso che di fatto tende a rompere le categorie tradizionali della politica, mettendo di fatto in luce la crisi del sistema in chiave antistatalista.
Ergo i paleolibertari accettano il gioco della democrazia,e dell’influenza interna a un partito conservatore, nella logica della maggioranza e minoranza sia interna al partito, che entro le regole della democrazia dell’alternanza bipartitica.
Il loro compito pare però degenerato nel corso del tempo paradossalmente, più che verso l’antistatalismo, in una pratica miniarchico-regolatrice del sistema politico (discutibile per fattibilità, obbiettivi e risultati nel medio-lungo periodo).
I libertari in quanto tali, di fatto a mio parere, tendono in termini meno opportunisti a rimanere coerentemente estranei a tali logiche, votati al loro iniziale compito, la rottura del sistema statale e bipartitico, costituendo di fatto la premessa per la disaffezione politica e la protesta fiscale o tea party.
Di fatto non riconoscono pur collaborando con i conservatori, alcuna possibilità di egemonia o presa di potere culturale entro la loro area, pur non evitando di condividere proprie battaglie con loro.
I libertari neutral o anarcocapitalisti semmai si rivolgono entro una dimensione di esplorazione in divenire, in termini lineari (a differenza forse dell’ermeneutica idea ciclica del Rothbard paleolibertaria che guarda al passato per andare verso il futuro, senz’altro filosoficamente interessante, ma in termini politici alquanto pericolosi e discutibili per comprensione ed efficacia) e di innovazione.
Insomma il paleolibertario ritiene di poter non solo riscoprire e ritrovare le antiche radici old Right del passato, ma anche applicarle con tali definizioni di contenuto e regole, all’interno di un mondo che di fatto non esiste più, nè che francamente saremmo in grado di riproporre o riprodurre.
Qui si rischia di cadere nel concetto della libertà degli antichi rispetto a quella dei moderni di Costant, valida mi pare anche in relazione ai Padri fondatori e alla loro epoca così come ormai agli anni ‘30-’50 del XX secolo (senza per questo doversi rassegnare a veder un incremento futuro dell’azione legislatrice “positiva” dei liberal al potere senza far niente per fermarli e contrastarli verso un nostro tornaconto ideale di società!).
Si rischia con il paleolibertarismo un pò una sorta di positivismo d’indagine filologico ottocentesco quello di riscoprire e ridar vita al mondo che non esiste più, più con i nostri occhi che con quelli del passato (dato che tral’altro alcune informazioni non le possediamo in quanto mancanti o non falsificabili in termini umanamente possibili, prasseologiche o auspicabili).
Con questo non voglio dire che il richiamo e la retorica dei principi e del costituzionalismo conservatore alla Paul non sia valido, ma mi pare ovvio che anche Paul proponga cose ben distinte dal 1773 circa.
Il libertario in generale tende invece o porsi su una dimensione in divenire, forse anch’essa idealistica o futuribile però perlomeno mi pare che la sua dimensione tenda più verso l’enclavismo cyberpunk dinamico guardando si agli antichi come riferimenti per comprendere (non per necessariamente per imitarli alla lettera), ma ponendo l’idea che non si ripete mai la storia due volte allo stesso modo (ergo il medioevo hoppeiano non sarà mai quello postcaduta impero romano, come pensano forse i leghisti), quindi si possono trovare anche soluzioni nuove e alternative, ben al di là del limite culturale e umano della produzione teorica di Rothbard.
Insomma Rothbard non è il o la fine della storia del libertarismo (ma il suo inizio)
aperto verso il mondo.
Purtroppo alla fine leggendo i suoi scritti ultmi, mi dà la sensazione che lui pensasse invece seriamente di essere il solo e unico Mosè libertario.
Pur scrivendo alcune cose interessanti e significative ogni tanto all’interno di cose formulate in maniera molto discutibile come già detto.
L’ultimo Rothbard si era troppo illuso con la fine della guerra fredda credendo che con la caduta dell’URSS sparisse di fatto in poche generazioni il comunismo e i liberal.
Di fatto, pensando che ciò fosse una facilitazione per il libertarismo e la sua presa ideologica sull’estamblishment politico conservatore, di fatto ciò si è rivelato solo parzialmente correto (a livello comunicativo, sebbene forse neppure lì come avrebbe voluto) e di fatto si è creato erronee illusioni politiche a proposito.
L’elezione di Obama e l’attuale crisi economica stanno a dimostrare forse che il socialismo è più forte di prima del 1989 a livello mentale, indotto, subliminale nelle elitè e ovviamente a livello di massa in quanto statalismo senza più un esclusivo stato-modello di riferimento (anche trascendendo sul modello cinese, in occidente meno apprezzato maoisti settantottini a parte).
Ora i liberal e i socialisti non hanno neppure più il malo exempla dell’URSS a condizionarli negativamente a livello d’immagine.
In compenso stanno plasmando un nuovo Moloch d’oltreoceano giorno dopo giorno con Obama.
Forse a ripensarci bene è meglio sperare nelle previsioni economiche austriahce di default del sistema monetario occidentale.
Sennò ci toccherà diventare per contrappasso e paradosso, noi antiamericani in futuro.
Saluti da LucaF.
POst: Più che al modello Usa io parlavo della Germania e della CDU-FDP a livello europeo e italiano (simile per molti versi).
Sebbene l’FDP sia nell’ELDR e non nell’ECR (cosa che auspicherei possa accadere in futuro, dato che i libdem europei stanno andando sempre più a sinistra).
Che poi nell’ECR ci siano conservatori, paleoconservatori, libertari, la cosa è qua indifferente sia perchè siamo in Europa e con altre categorie, sia perchè la ritengo al momento unica collocazione fattibile, dato che i libertarians non hanno nè i numeri, nè partiti tali da poter creare un proprio eurogruppo (magari in futuro chissà!).
Volevo sapere ma quelli di AL in Francia dove sono inscritti (ero rimasto mi pare all’ELDR, prima delle elezioni, è cambiato qualcosa nel frattempo?).
Dato che il francese non lo leggo affatto.
Ciao da LucaF.
Novembre 14, 2009 a 2:19 pm
Luca, due cose:
1) AL in Francia non ha europarlamentari. In tutti i casi aderirebbe in maniera del tutto priva di significato all’ELDR, invece che all’ERC….
2) Che cosa avevo detto sulla lunghezza massimi dei commenti? I tuoi commenti sono lunghi quattro pagine di WORD!!!!!
Novembre 14, 2009 a 2:22 pm
Singolarmente il libertarismo è quello che è, neutralmente. Che poi si chiami paleo o agorà, l’uno andante a destra l’altro a sinistra, non è un male.
E’ male che non comunichino, che l’altro è un deficiente ed io no.
Parlaimo troppo del libertarismo americano…qui invece? Inoltre parliamo del libertarismo fatto lì , non quello che assume una sua colorazione qui.
C i riveliamo come consumatori di idealità.
Dobbiamo adattarci al nostro qui!
Con ciò, se c’è una differenziazione , il motivo di tale differenziazione andrebbe compreso non criticato come anomalo.
Hoppe dimentica una strategia agorista, ed un certa strategia come quella di Paul.
Può dimenticare altro sicuramente.Come Konkin ha dimenticato altro.
ma non si può parlare di dogmatismo con negatività in queste cose. LA verità è domatica perché:
- è vera
- è sempre un’espressione su una generale verità dacchè la verità tutta intera è indicibile
-è sempre la verità non solo su un generale caso, ma anche con un suo tipico punto di vista
(dogma vuol dire opinione o retta opinione in greco mi sembra )
Per farla religiosamente.Il fatto che Dio sia Uno e trino, e spiegabile da moltissimi punti di vista.
Il fatto che sia stato fissato un modo andrebbe analizzato non bollato come stupidità favolistica.
E’ semmai bruttismo che gli altri odi non siano ammessi, seppur l’Uno e trino rimane il punto di riferimento.Perché?
Evidetemente bisognerebbe studiare
In ciò si evidenzierebbe come una stessa verità è vista in molteplici modi.La VERITA’ SI IMPONE PER SUA NATURA, ma è ugualmente relativa.
L’unica cosa non relativa è per antonomasia l’Assoluto che infatti è l’unica cosa “definita” negativamente.
Che quindi si ami l’old right è limitante in molti modi, soprattutto appunto perché passato irritornabile, ma esso ci dà una incrollabilità interiore( su un qualche livello della interiorità intendo) su quel che oggi va male.
Volendo sulla stessa old right e tale periodo, o qualsiasi altro, si scoprirà che esso è merda rispetto alla vera libertà, ma è oro rispetto all’oggi.
Ricostruire è impossibile, sia perché la struttrura è in putrescenza, sia perché non siamo il passato con quelle condizioni.
Molte buone anime si dedicano a far si che lo stato si ridemensioni.Io appoggio queste lotte, come buone anime si dedicano al rinsaldare le leggi etiche di base.
Ma è pura testimonianza e sopravvivenza. Se si fa quello senza gire su di sé, è perdita di tempo, E’ COLLABORAZIONISMO vero, poiché si alimenta il teatro e ci si impegna nel salvare la suggestione attuale.
Oggi conta il NON-fare. Prepararsi, ripararsi , migliorarsi.Siamo obbligati ad essere in qualche modo asceti rispetto ai bisogni statuali sia coercitivi ma anche fittizzi per la realtà umana per non collaborare e allora preparare il futuro.
Lo ripeto.Questo mondo non può riprendersi senza un crollo serio, di che tipo non sono io a saperlo.
il conservatorismo libertario e il miniarchismo come le battaglie morali in parlamento sono fasi.
io reputo l’agorismo e il secessionismo paleo
con l’evasione fiscale gli unici metodi rivoluzionari.
entrambe le posizioni sono illusorie, quella dialogica e quella pratica se si vuole cambiare la società.
Se si predono sul serio, si dà solo un altro prodotto al mercato adulterato odierno, al mercato delle lobby e degli statalismi.
Credo.
Aspetto un confronto perchè tale scenario sembra brutto anche a me.
un salutone
Novembre 14, 2009 a 11:44 pm
@ Jinzo
Scusa per la lungaggine ma il pensiero andava a mio parere esposto per la sua complessità cercherò di essere breve ora.
Sull’AL mi pare che la sua carta dei valori sia basata sul miniarchismo libertario e liberista ergo penso che dovrebbe prima o poi aderire all’ECR, ovviamente mi rendo conto che sono pur sempre francesi, oltre che sostenitori di ipotesi centriste (vedi Bayrou alle presidenziali) da parte loro.
d:
) pone di fatto il libertarismo americano su un piano di complessità superiore al nostro.
Guarda evito di ritornare su quanto abbiamo discusso in estate su questo blog, lascio non mi soffermo sulla tua prima parte del post, che reputo comunque personale e certamente libera.
Quanto sulla seconda, quando arrivi a parlare della Old Right.
Hai perfettamente ragione, era ciò che intendevo entro la cornice spazio-temporale.
Poi ovviamente la rappresentazione teatrale (se poi negativamente solo Dio è assoluto, tutte le nostre chiacchiere starebbero a 0 al di là delle questioni comunque da risolvere dato che non possiamo vivere di sola luce riflessa
Ovviamente io ritengo che il libertarismo americano non si basi solo su uno spettro politico di agorismo (sx) e paleolibertarismo (dx).
Ma semmai entro una dimensione che vede agorismo, modal libertarians, neutral libertarians, miniarchici (randiani e nozickiani, costituzionalisti) right libertarian (LP, Cato, Reason) e paleolibertari (Hoppe e Rockwell, secondo Rothbard).
Questo a livello di base generale, poi ovviamente sia ROthbard che Rand o gli agoristi hanno spostato tali sottocategorie, a destra o a sinistra del loro pensiero a seconda della convergenza e convenienza ideologica o strumentale.
COmunque va da sè che qui dovremmo capire come muoverci, anche perchè penso che ci sia una nostra contraddizione di fondo sul piano pratico (non necessariamente di principio).
Qua parliamo di partiti e schieramenti politici europei analizzando il fatto che riteniamo il voto di fatto pura opzione tattica fallimentare sullo scenario italiano (modello Spooner), però nonostante ciò pensiamo che in quello europeo possa essere utile (modello elettorale).
Ora se è vero in Europa, può certamente esserlo a livello tattico-strategico anche in Italia (d’altronde pure la Lega che teoricamente era all’inizio antieuropeista e anti-italiana nei primi anni ‘90 ha sempre partecipato alle consultazioni europee e nazionali).
Tralasciando la degenerazione (effettiva) dei leghisti e le loro possibili ragioni iniziali e fondative effettive o simulate, è ovvio che il libertarismo non degenera mai neppure nel secondo Rothbard, sebbene in questo caso perda molto di vista l’obbiettivo-scopo iniziale.
Io volevo solo porre in luce entrambi i due punti di vista (paleolibertari e libertarii) entro i loro contesti di peculiarità, analogia e differenza.
Ritorniamo però sempre nello stesso punto italico, che fare?.
Attendiamo l’iperinflazione e il dopoSIlvio e poi?.
Attendiamo il crollo dell’UERSS nei prossimi 50 anni e poi?.
Attendiamo la moneta e l’unione transcontinentale?.
Temo purtroppo che la nostra dimensione ascetica (come dice d) e non agente pur essendo meritoria, non possa impedire il realizzarsi di ulteriori problemi e degenerazioni di Sistema.
Come nel caso del dopo URSS ha dimostrato (al contrario dell’ingenuo Rothbard), il rischio è quello simile alle bolle finanziarie keynesiane.
Finito un ciclo in crisi, se ne ricomincia subito uno nuovo, peggiore e più devastante del primo (sia come rimedio che come sostituto al primo).
Forse in termini prasseologici dovremmo darci delle risposte.
Saluti da LucaF.
Novembre 15, 2009 a 5:27 pm
Luca però rediti conto…
Se chi vuole Dio segua Dio, le norme base per essere religiosi comunque implicano il rispetto delle libertà civili con qualche aggiunta.
Il perfezionamento individuale ( che sì ha anche fuori dalla religione) è altro, raggiungere Dio.
[ Lo stato democratico di oggi implica per sua natura l'apostasia.Chi né è consapevole deve combattere o scamparne.
Chi non ne è consapevole ha una qualche fortuna...]
Inoltre
Vita eterna che significa? Quante eternità ci sono Luca? Comprenderai che l’immoratalità delle anime è una puttanata, come l’eternità del paradiso o dell’inferno.
Se si riuscissero a riaffermare queste ovvietà avremmo una religione non oppressiva che si prodigherebbe di più verso la spiritualità ed al contempo verso l’indirizzamento morale della società, avremo finalmente un ritorno dell’intellettualità in questo mondo di capre e bifolchi.
Con ciò risolveremo il problema riguardo l’Universale con semplicità.
Io credo che in Italia senza porre in risalto solidarietà ed identità, la causa libertaria ( oltre le strategie
) non può affermarsi.
Il ché implica lo studio delle virtù e dell’uomo.Il libertarismo si è fermato all’economia, alla politica ed al diritto.
Questo è un che fare.
PEr il resto oltre ad evadere, comprare oro, divulgare e manifestare la nostra presenza e non compiacenza a questo schifo, dare esempi morali anche evitando lo stato, io credo ci sia poco da fare.Ad ora.
un saluto
Novembre 15, 2009 a 11:43 pm
@Luca:
Al è in disputa con Sarkoszy e quindi rifiuta la dicitura “conservatore” in ogni salsa. Perchè non si possa essere alternativa al PPE dichiarandosi comunque conservatori non è chiaro, ma tuttavia il lavoro di Sabine Herold e colleghi è da tenere comunque in grande considerazione. Peccato per il loro euro-entusiasmo davvero fuori luogo, ma credo si possa chiudere tranquillamente un occhio a riguardo…
Novembre 16, 2009 a 11:34 am
@ Jinzo
Sicuramente.
Non ho capito bene la questione del “conservatore”, ma penso si tratti di puro attributo in disputa tra AL e Sarkozy-UMP.
Anche se ho capito che la Herold ha problemi più politiologici di dizione interna alla Francia come significato della parola e non se lo vuole pigliare.
Dalle tue poche parole sembrerebbe che Sarkò l’onnipresente voglia però di fatto attaccarselo al petto manco fosse la coccarda del 14 luglio.
E dato che Sarkozy è in caduta di consensi, penso che la sua uscita sia retorica solo per non perdere ulteriore credibilità.
Tral’altro c’è conservatorismo e conservatorismo, il PPE onestamente mi paiono sempre più il partito neocon europeo (vedi Merkel che si oppone all’obbligo della leva e alle proposte libertarie di Westerwelle).
Io fossi nella Herold (e dato che siamo in Francia) una provocatoria cauta uscita in difesa del termine conservatore lo proveri anche.
Poi ovviamente dico subito che capisco e condivido in pieno le posizioni della Harold (il movimento in Francia è ancora giovane e da radicarsi ed essere compreso culturalmente come tale figuriamoci con paleoconservatorismo o roba simile, anche se retorica!), neppure io non mi considero conservatore (parola che non ha alcun significato ormai, benchemeno attualmente in statolandia) strabusata.
Anche se ovviamente l’essere euroentusiasti può essere una tattica per non apparire ulteriormente eretici in Francia.
Anche se a mio parere l’euroscetticismo potrebbe far prendere molti voti tra i nostalgici di Grandeur gollista nazionale votante UMP (magari riproponendo al contempo disimpegno nelle missioni internazionali della Nato della Francia come opzione) e forse anche tra i molti elettori del FN come molti qua in Italia con la Lega nella speranza di opporsi a Bruxelles e al centralismo decentrato “alla malepeggio”.
Poi ovviamente non bisognerebbe spendere neppure un euro una volta presii voti.
Praticamente l’esatto contrario del berlusconismo prometti e spendi.
Post: sentita l’ennesima scemenza del Guru (lista socialista e verde, alternativa o alleata con il PD)?.
Ancora con la RNP, e che c’entrano i Verdi anche nel contesto europarlamentare?.
Mi sa che sta facendo lo sciopero della canna da troppo tempo.
Lo vedo poco lucido…
Ciao.
Novembre 17, 2009 a 3:49 am
Precisazione:

“vedi Merkel che si oppone all’abolizione dell’obbligo della leva e alle proposte libertarie di Westerwelle).”
Ciao