Smash da FED!
Allora, riporto un altro estratto del libro-manifesto di Ron Paul, La Terza America – The Revolution. Riguarda la Federal Reserve, la moneta ed una versione semplificata della teoria del ciclo economico della Scuola Austriaca di Economia (conosciuta anche come Il Truffone*). Insomma, a mio avviso questi argomenti dovrebbero essere divulgati il più possibile, perché la questione della moneta sta alla base di tutto; è il principio d’ogni male, è l’epicentro del sisma che finisce per travolgere ogni cosa. Questo è l’ultimo pezzo del libro che pubblicherò, prima che la LiberiLibri mi faccia causa
Si tratta di una lettura tanto facile quanto interessante, quindi compratelo!
Attraverso gran parte della storia americana il dollaro è stato definito in termini di un preciso peso in oro. Infatti, fino al 1933, venti dollari potevano essere convertiti in un’oncia d’oro. Ma quell’anno il governo degli Stati Uniti abbandonò il riferimento all’oro e da allora in poi la moneta non poté più essere riscattata. In pratica il governo confiscò ciò che gli americani possedevano in oro, annullò addirittura i contratti privati che comportavano il pagamento in oro per beni e servizi e dichiarò che il dollaro non era più convertibile da parte dei cittadini americani – ma contemplò la possibilità da parte delle banche centrali straniere di riscattare a 35 dollari l’oncia, una svalutazione del dollaro dalla sua precedente parità di 20,67 dollari per oncia d’oro. Ma nel 1971 anche questa bassa parità con l’oro fu messa da parte quando Richard Nixon dichiarò che entro l’anno, al cambio di 35 dollari, non ci sarebbe rimasta un’oncia d’oro. Gli altri stati cominciarono a rendersi conto che il dollaro, che iniziava ad essere massicciamente inflazionato, stava perdendo il suo valore, e sempre più numerosi erano coloro che chiedevano oro in cambio del dollaro. A quel punto Nixon chiuse uffcialmente le porte all’oro, in modo che nemmeno le banche centrali straniere potessero chiedere oro in cambio di dollari. facendo così, tagliò l’ultimo legame residuo fra oro e dollaro.
Vediamo ora almeno alcuni dei metodi pratici con cui opera il sistema della Federal Reserve. Quando leggiamo che il presidente della FED sta tagliando i tassi di interesse, cosa significa? Gli analisti fanno riferimento a qualcosa chiamato tasso dei fondi federali (tasso interbancario), il tasso che le banche pagano quando si fanno prstiti tra di loro. Le banche devono mantenere un preciso ammontare dei loro depositi come riserva, in relazione a quello che possono esse stesse dare in prestito, per consentire ai clienti di ritirare denaro. Le banche si possono trovare al di sotto di quanto la FED stabilisce se fanno molti prestiti o se vi è un inusuale ritiro di fondi da parte dei clienti. Le banche si fanno prestiti fra di loro quando abbisognano di contante per mettersi in linea coi fondi di riserva. Il tasso di sconto federale sale se vi è molta domanda di prestiti e poca offerta. Per motivi che vedremo fra poco, spesso la FED vuole impedire che il tasso interbancario salga. Benché non si possa fissarlo direttamente, può intervenire sull’economia in maniera tale da spingerlo a salire o scendere. Il modo con cui lo fa scendere è comprare bond dalle banche. Ciò fornisce alle banche più contante e quindi più riserva disponibile da dare in prestito ad altre banche. I fondi che possono essere dati in prestito ad altre banche diventano meno scarsi e in corrispondenza ciò si riflette in un tasso interbancario più basso. Dove trova la FED i soldi per comprare i bond? Li crea dal nulla, semplicemente firmando assegni e passandoli alle banche. Se questo “vi puzza di bruciato”, avete capito tutto.
Ecco finalmente come fa la FED a guidare i tassi d’interesse offerti dalle banche al ribasso. Grazie all’acquisto di bond da parte della FED, le banche hanno un eccesso di riserve che possono dare in prestito (ad altre banche o a singoli individui o gruppi). Allo scopo di attrarre ulteriore richiesta di prestito, comunque, devono abbassare i loro tassi di interesse o ridurre i propri requisiti standard per concedere un prestito, o entrambe le cose. Quando la FED interviene in questo modo, aumentando la disponibilità di denaro contante con denaro e crediti creati dal nulla, provoca ogni tipo di problema economico. Fa calare il valore del dollaro, rendendo di conseguenza la gente più povera. E nel lungo termine anche l’apparente stimolo all’economia che deriva dall’aumento del credito e da maggiore capacità di spesa, perché questo falso benessere semina lungo la strada tempi duri e recessione. Considerate in primo luogo gli effetti dell’inflazione – che intendiamo come l’aumento da parte della FED del denaro in circolazione – sul valore del dollaro. Aumentando il denaro circolante la FED diminuisce il valore di ogni dollaro già in circolazione. Se la disponibilità della figurine del giocatore di baseball Mickey Mantle dovesse immediatamente aumentare un milione di volte, ogni singola carta diverrebbe quasi senza valore. Lo stesso principio si applica alla moneta: più la FED ne crea, minore è il valore posseduto da ciascuna unità di moneta.
Quando viene aumentata la circolazione di moneta, i prezzi aumentano – ciascun dollaro vale meno di prima, può acquistare meno prodotti di prima. Oppure immaginate un’asta d’arte nella quale a ciascun partecipante venga dato un milione di dollari in più. Non ci aspettiamo di vedere salire le offerte? Il mercato funziona allo stesso modo, con l’unica differenza che nel libero mercato vi sono più venditori dell’unico venditore all’asta. Benissimo! potrebbe dire qualcuno. I prezzi possono certamente salire, ma anche gli stipendi e i salari, e pertanto l’inflazione non crea al netto reali problemi. Questo errato concetto sottovaluta uno dei più insidiosi e immorali effetti dell’inflazione: la redistribuzione della ricchezza dall classi povere e medie a quelle ben collegate a livello politico. L’aumento dei prezzi che si verifica come conseguenza dell’inflazione con avviene tutta d’un colpo e con lo stesso grado. Quelli che per primi ricevono la nuova moneta la ricevono prima che i prezzi siano cresciuti. Hanno un colpo di fortuna. Nel frattempo, mentre spendono il denaro fresco, e la successiva ondata di beneficiari fa lo stesso e così via, i prezzi cominciano a salire in tutto il sistema economico – molto prima che la nuova disponibilità abbia raggiunto la maggior parte della gente. Il consumatore medio paga ora prezzi più alti mentre deve continuare a fare affidamento sui vecchi introiti, che non sono ancora stati aggiornati per tenere conto dell’aumentata offerta di denaro. Nel momento in cui il nuovo denaro avrà attraversato tutto il sistema economico la gente media avrà pagato per tutto il tempo prezzi più alti e solo allora può cominciare ad uscire alla pari.
L’arricchimento di coloro che sono ben collegati a livello politico – in altre parole coloro che per primi godono della nuova disponibilità di denaro: appaltattori governativi, grandi banche e simili – si verifica direttamente a spese di tutti gli altri. Questi sono conosciuti come effetti distributivi o effetti inflattivi Cantillon, dal nome dell’economista Cantillon.L’uomo medio è silenziosamente derubato attraverso questi mezzi invisibili e di solito non capisce esattamente cosa gli stia accadendo. E quasi nessuno nell’establishment politico è indotto a dirglielo. Ho già parlato della sanità, ma è importante capire che l’aumento dei costi del sistema sanitario non può essere compreso se separato dalla moneta. Con il governo così pesantemente coinvolto nella medicina, è lì dove tanto del nuovo denaro è diretto. I costi della sanità tendono a salire più rapidamente degli altri a causa degli effetti distributivi dell’inflazione: ovunque spende il suo nuovo denaro è lì l’aumento dei prezzi immediato ed evidente. Quando il valore dei risparmi degli americani è deliberatamente eroso attraverso l’inflazione, questa è una tassa, benché nascosta. Io la chiamo inflaction tax, una tassa tanto più insidiosa perché tanto malgestita: la maggior parte degli americani non ha alcuna idea su cosa la determini o sul perché il proprio tenore di vita va giù. Nel frattempo, il governo e i suoi sostenitori favoriti ricevono il loro disonesto bottino. Il racket è salvo fin quando qualcuno non scopre cosa sta accadendo.
Per inciso, giudiziosi amerciani del passato capirono il danno che una moneta cartacea che non poggiasse su reali riserve poteva arrecare alle società più vulnerabili. “L’aumento dei prezzi che segue un’espansione [della moneta cartacea]”, scriveva William Gauge, consigliere al Tesoro di Andrew Jackson, “non riguarda tutti i possibili tipi di lavoro e merci, allo stesso tempo e con eguale intensità […] Gli stipendi sembrano essere tra le ultime cose ad aumentare […] Il lavoratore trova che tutto quanto usa in famiglia aumenta di prezzo, mentre la sua paga resta invariata”. Lo stesso Jackson mise in guardia sul fatto che la politica monetaria inflazionistica generata “da spurio circolante cartaceo” è “sempre ottenuta con una perdita da parte delle classi lavoratrici”. Allo stesso modo, il senatore Daniel Webster sosteneva che “di tutti gli ingegnosi mezzi per prendere in giro le classi lavoratrici dell’umanità, nessuno è risultato più efficace di quello che illude con la moneta cartacea”. Inoltre, il “tasso d’inflazione” di per sé, che è minoritario usando il Consumer Price Index (CPI), tende a essere misurato in maniera deviante. Chiedete all’americano medio se crede che i pezzi salgano solo di una piccola percentuale annua, come indicano i dati ufficiali. I cosiddetti dati fondamentali non comprendono cibo ed energia, i cui prezzi sono andati aumentando rapidamente. Ma vi è un’altra, più significativa maniera in cui questo tipo di misurazioni dell‘“inflazione” è destinato a nascondere più che a rivelare. Ludwig Von Mises usava dire che i governi tenderanno sempre a far si che il popolo si concentri sui prezzi quando pensa all’inflazione. Ma l’aumento dei prezzi non è l’infazione in sé. Lìinflazione è l’aumento della massa di moneta circolante. Se intendessimo inflazione in questo modo, sapremmo immediatamente come curarla: semplicemente chiedendo che la FED smetta di aumentare la disponibilità di moneta circolante. Invece concentrando la nostra attenzione sui prezzi, siamo oggetti a mal diagnosticare il problema, e siamo più disposti ad accettare soluzioni fraudolente del governo quali il controllo delle paghe e dei prezzi, come nel 1970.
Ora vediamo cosa accade veramente quando la FED abassa i tassi d’interesse. Sentiamo spesso richieste affinché la FED lo faccia, come se abbassare i tassi fosse un mezzo non dispendioso per portare benessere duraturo. Il presunto benessere che porta non è né senza costi né permanente. Quando la FED abbassa artificialmente i tassi, interpreta male le condizioni economiche e induce la gente a fare investimenti poco convenienti. Investimenti che prima non sarebbero stati considerati remunerativi appaiono all’improvviso attraenti alla luce dei tassi d’interesse più bassi. Questi sono cattivi investimenti che non sarebbero stati intrapresi se il mondo degli affari fosse stato capace di vedere chiaramente lo stato dell’economia, invece di essere male indirizzato dai falsi segnali della FED. Nel breve periodo, si genera un falso benessere. Gli affari si espandono. Nascono nuove costruzioni dappertutto. La gente si sente più agiata. Ecco perché vi sono sempre pressioni sulla FED per indurla ad abbassare i tassi in prossimità di elezioni: il benessere arriva nel breve periodo, e le correzioni dolorose molto dopo, ben dopo che il popolo ha espresso il proprio voto. Non appena questi debitori spendono il denaro avuto in prestito e competono gli uni con gli altri per accaparrarsi le risorse, il risultato è un aumento dei prezzi e dei tassi di interesse. Questo è il modo in cui l’economia rivela che sono stati avviati più progetti a lungo termine di quanti possano essere sostenuti alla luce delle attuali disponibilità di risorse. Alcuni di essi sono stati abbandonati, con tutti gli effetti distruttivi che ciò comporta: licenziamenti, capitali dissipati, risorse mal utilizzate e così via.
(…) Quando la Federal Reserve abbassa artificialmente i tassi, d’altro canto, inganna sistematicamente gli investitori e incoraggia un boom economico insostenibile. Il premio Nobel Friedrich von Hayek, si preoccupava proprio di questo: mostrare come le manipolazioni dei tassi d’interesse e della moneta da parte delle banche centrali causassero disordine in tutta l’economia e preparassero il campo per l’inevitabile bancarotta. La FED cerca spesso di ritardare la resa dei conti, il doloroso momento in cui i cattivi investimenti sono liquidati e l’economia è ripristinata al suo effettivo stato di salute. La FEd taglierà ancora i tassi. Il falso benessere continua, ma il problema dei cattivi investimenti diventa solo più grave. La FED non può portare avanti la farsa all’infinito: se si inflaziona senza fine, rischia la iperinflazione e la distruzione della moneta. In alcuni casi, le banche centrali, dopo aver fatto più volte ricorso all’inflazione come mezzo per incoraggiare le attività economiche, scoprono che le loro politiche non hanno più nessun visibile effetto. Il sistema è semplicemente esausto. (…)
Il Giappone fu in stagnazione economica per tutti gli anni ‘90 nonostante i tagli ai tassi di sconto da parte della sua banca centrale. Alla fine i tassi furono portati a zero, e rimasero così per diversi anni. Il taglio dei tassi non riuscì a stimolare l’economia. Il benessere non può essere creato dal nulla dalle banche centrali. (…)
Gli americani devono rigettare la nozione che un solo uomo, sia egli Alan Greenspan, Ben Bernanke o qualunque altro chairman del Federal Reserve Board, possa sapere quali debbano essere i corretti quantitativi di moneta circolante e i corretti tassi di sconto. Gli americani devono imparare questa lezione se vogliamo evitare continue e più profonde recessioni e far sì che l’economia cresca in modo sano e sostenibile.
La parità con l’oro è stata storicamente un baluardo contro l’inflazione. E’ la moneta manipolata a livello politico come quella che abbiamo dagli anni ‘30 a produrre la nostra inflazione. Non si tratta di un evento imprevedibile o di difficile comprensione. L’offerta dell’oro è relativamente fissa e cresce solo in misura modesta. Ma in una libera economia, l’investimento di capitali conduce a una sempre più elevata produttività e la capacità col tempo di produrre sempre più merci. Così con l’oro relativamente stabile da un lato e l’offerta di merci che cresce molto rapidamente, l’oro tenderà a essere valutato sempre di più e i prezzi delle merci saranno sempre più bassi. La storia lo dimostra. Un articolo che costava 100 $ nel 1913 (quando fu approvata la costituzione della FED) ne sarebbe costati 2014,81 nel 2006. Un articolo che costava 100 $ nel 2006 ne sarebbe costati 4,96 nel 1913. Come si può vedere il dollaro ha quasi perso del tutto il suo valore da quando è stata costituita la FED. (…) Il valore della moneta aumentò quando vigeva la parità con l’oro. La gente non era afflitta dall’inflazione. Un articolo che costava 10 $ nel 1820 sarebbe costato 62,03 $ nel 1913. La Federal Reserve non riporta più le statistiche relative al totale della moneta circolante. I portavoce affermano che tra i vari motivi del cambiamento vi è quello che è molto costoso raccolgiere un tale tipo di dati – questo da parte di un’istituzione che crea quanto denaro vuole, non ha libri contabili e non è mai soggetta ad accertamenti.
(…) Un caso da manuale si verificò in Germania nel 1923 (benché uno più grave si verificò in Ungheria alla fine della seconda guerra mondiale). Quando in quell’anno i francesi invasero la valle della Ruhr, una parte della Germania occidentale industrializzata e ricca di risorse, il governo tedesco incoraggiò i lavoratori della zona a scioperare ed a rifiutarsi di lavorare. Pagò i loro salari durante lo sciopero semplicemente stampando il denaro necessario. Ma il processo sfuggì dalle mani del governo. La gente poteva vedere che il proprio denaro stava perdendo valore. Sapeva che più a lungo lo manteneva meno sarebbe stato il suo potere d’acquisto. Quindi decise di precipitarsi a comprare tutto quanto valese di più dei pezzi di carta senza valore che i marchi tedeschi stavano rapidamente diventando.E più spendeva più i prezzi salivano, spingendo la gente a riversare il proprio contante su qualunque cosa fosse in vendita per anticipare ulteriori aumenti di prezzo. Il risultato fu la completa rovina del marco tedesco, che i ragazzi tedeschi cominciarono ad attaccare insieme per farne aquiloni e che gli adulti usavano per riscaldarsi. Chi si meraviglierebbe che fu proprio nel 1923 che Hitler fece il suo primo tentativo di conquistare il potere? L’intolleranza e l’estremismo trovano sempre un uditorio più pronto in periodi sfavorevoli o (come in questo caso) caotici.
*mi son accorto ora, che scritta così, sembra che la teoria del ciclo sia un truffone; intendevo dire che il sistema di controllo della moneta attualmente in corso lo é.
-z3ruel
Giugno 27, 2009 a 3:20 am
Posso copiaincollare e rendermi correo del furto alla liberilibri??
Complimenti per questo articolo. E’ semplicemente fantastico. Ron Paul e’ un mito.
Giugno 27, 2009 a 3:45 pm
Caro, fai pure. Divulga il verbo
Se mi denunciassero baserei la mia difesa in tribunale su questo pezzo:
http://residenclave.wordpress.com/2009/06/17/la-proprieta-intellettuale-e-un-furto/
Comunque sto facendo gran pubblicità a questo libro, e poi quelli della LiveriLibri son dei grandi! A quanto ne so Iannello sta completando la traduzione di Power and Market di Rothbard che verrà edita da loro. Non vedo l’ora!! (anche se il sogno vero è avere una versione leggibile di Human Action, visto che la versione in inglese è davvero troppo complessa per me. Già bisogna far andare bene il cervello per capire i concetti contenuti, se poi devo anche sforzarmi per tradurre è la fine!!!)
Settembre 18, 2009 a 3:27 pm
Carissimi,
vi ringraziamo per la pubblicità al nostro “La terza America”.
Certo saremmo felici se anziché copiareincollare i brani andaste in libreria a comprarli.
Come insegnano in America, ognuno di noi è un donor e se credete in questi discorsi allora sostenete chi cerca di diffonderli
In tutta amicizia,
Serena Sileoni
Responsabile editoriale Liberilibri
Settembre 18, 2009 a 3:42 pm
Gentile Serena,
in realtà su questo blog credo la maggior parte di noi rappresenti clientela di vecchia data della vostra casa editrice e da quando siamo in attività abbiamo avuto occasione di sostenervi apertamente in molteplici occasioni.
Per la precisione, non siamo soliti incollare pezzi dei vostri libri, a meno che non si tratti di eventi speciali (e questo libro lo era). Tuttavia spero non giudichiate questo fatto negativamente: in fondo si tratta ancora una volta di costruire dibattiti intorno ad estratti dei vostri testi, favorendone in ogni modo la vendita e la divulgazione. Se tuttavia questo per voi dovesse costituire un problema, non indugeremo nel rimuovere anche i pochi brani che abbiamo copincollato qui.
Cordialmente.
J
Settembre 18, 2009 a 3:55 pm
Caro J,
i miei ringraziamenti non erano ironici, ma sinceri, così come era sincero l’invito all’acquisto e una implicita richiesta di cura a non vanificare il nostro lavoro editoriale, che puoi ben immaginare quanto sia impegnativo, economicamente e professionalmente parlando.
Insomma su tutto, come sempre, la giusta misura.
Lieta comunque di sapervi attivi e nostri sostenitori!
Serena Sileoni
Settembre 18, 2009 a 4:00 pm
Non avevo considerato i suoi ringraziamenti come ironici, Serena.
Volevo solo farle notare che siamo sempre a vostra completa disposizione, qualunque siano le vostre esigenze.
A presto.
Settembre 18, 2009 a 4:00 pm
@Serena: Son quello che ha copiaincollato. Sì, in effetti il brano che ho riportato è piuttosto lungo, vedendo che la cosa vi da noia eviterò di rifarlo. Detto questo, in effetti, di pubblicità a questo libello ed ad altri volumi editi dalla vostra casa editrice qui se ne fa a più non posso. Sono uno a cui piace l’odore della carta da libro, per cui compro tanto quanto posso, e, a dirla tutta, ho regalato 5 copie de La Terza America ad altrettanti amici (cosa fatta anche per For Good and for Evil).
Ad ogni modo, vale quanto ha scritto sopra Jinzo.
Buon lavoro
z3ruel
Settembre 18, 2009 a 4:26 pm
Caro J e caro z3uel,
non abbiamo davvero alcun problema a vedere stralci di nostre opere da voi citati, anzi è un ottimo feed back per noi.
(Già sono pochi a crederci…)
Credo che siamo d’accordo su tutto, anche sulle giuste misure.
Visto che siete così aggiornati sulle nostre uscite, spero che avremo occasione di vederci in qualche presentazione (o forse è già capitato)
Con simpatia,
Serena
Settembre 18, 2009 a 6:48 pm
Ok. No, per ora non son riuscito a partecipare a nessuna presentazione. Ma ne fate anche a MIlano?
Settembre 19, 2009 a 8:17 am
Sì anche lì.
Probabilmente la prossima sarà il 5 novembre.
Se controlli il sito tra verso ottobre, ne troverai notizia più certa e dettagliata.
Serena
Settembre 19, 2009 a 5:10 pm
Cara Serena, personalmente in casa mia, di pubblicazioni della liberilibri ne ho una decina.
Chi posta in questo blog fa parte di quella ristrettissima nicchia di lettori affezzionati alla vostra casa editrice.
Non ci defidelizzi che siamo già in pochi.
Cari saluti.
Settembre 19, 2009 a 5:40 pm
@Serena: Terrò d’occhio il sito!
@Duca: ciao. Direi che ci siam chiariti.
Settembre 19, 2009 a 8:08 pm
Direi anche io che ci siamo chiariti.
A presto, a Milano spero (nel caso fatevi riconoscere!)
S
Settembre 19, 2009 a 9:15 pm
approfitto del “filo diretto” per dare un suggerimento alla Liberilibri: aggiungete anche Paypal come metodo di pagamento nel sito!
Settembre 21, 2009 a 12:15 pm
apprfitto anche io del filo diretto: a quando una pubblicazione tutta italiana su Karl hess???
Settembre 21, 2009 a 12:45 pm
@ Yoshi: in effetti stiamo valutando Paypal e carta di credito.
@ domenico letizia: grazie del suggerimento, faremo un’indagine.
Grazie a tutti dei commenti, sono molto preziosi!
Serena