La Svezia è socialdemocratica?

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Continuo a leggere in giro per la rete commenti di persone che difendono il modello socialdemocratico sostenendo che in Svezia e nelle altre repubbliche scandinave esso funzioni. Stando così le cose la causa di tutto lo sfacelo europeo e mondiale sarebbe attribuibile al fatto che negli altri Paesi democratici i politici sono particolarmente “fiiji de na’ mignotta”, i burocrati particolarmente parassiti e la gente particolarmente stronza. Se infatti in Svezia si può, perchè in Italia la socialdemocrazia non dovrebbe funzionare, ad esempio?

Io sono convinto che in larga parte il problema della socialdemocrazia svedese rappresenti un mito o una estremizzazione che i socialdemocratici usano per avvalorare il loro modello. In primo luogo ciò che mi induce a riflettere è il numero degli abitanti che popolano i Paesi scandinavi. In Finlandia ad esempio sono più o meno pari alla popolazione della sola Roma, spalmati su un territorio più grande dell’Italia. Le città da quelle parti sono minuscole e hanno l’aria di realtà isolate. Secondo me ciò rende lo stato centrale molto distante dalla vita quotidiana e concentra il tutto in fenomeni di vita locale, per cui finisce che tutti si conoscono tra loro , i parassiti stanno scomodi e gli effetti della malapolitica risultano molto più evidenti e concentrati.

Sta di fatto che alla fine della fiera, nonostante il livello di tassazione elevato che vige da quelle parti, in Svezia se non ricordo male c’è addirittura il buono scuola e, in termini di libertà economiche, i paesi scandinavi si pongono all’incirca una cinquantina di posti al di sopra dell’Italia, quest’ultima, sì, un vero esempio di repubblica socialdemocratica.

-J1nz0 

55 Risposte a “La Svezia è socialdemocratica?”

  1. Un motivo in più per i sinistrosi (e sinistrati!) di supportare il modello anarchico di residentclave …

  2. Avendo girato in lungo e in largo i paesi scandinavi posso dire che è vero il fatto che l’isolamento delle varie cittadine produce un discreto sistema federale. Gran parte delle decisioni vengono prese dalle assemblee pubbliche e il governo centrale è alquanto distante.
    Appena la densità abitativa si alza, e si potrebbero usare come esempio Oslo, Copenaghen e Stoccolma (ma anche Malmoe o Trondheim), la “favola” della socialdemocrazia crolla : esistono grandi quartieri degradati, abitati al 90% da immigrati, dove il tasso di “dipendenti” dall’assistenza pubblica sfiora il 95%. Non a caso, all’ultime elezioni politiche svedesi i partito di centro-destra hanno ottenuto discrete maggioranze nelle città più grandi, forti di un programma elettorale che diminuiva l’assestenzialismo di stato.

  3. Poi non bisogna dimenticare che la Norvegia ad esempio è un grande produttore di petrolio. Poi certo, ci sono pure quelli che ce l’hanno e non riescono a combinare nulla di buono, vedi Chavez…

  4. Beh che gli svedesi e gli scandinavi siano storicamente di matrice socialdemocratica, bacchettona e perbenista, rientra un pò negli stereotipi delle nazionalità europee.
    Comunque è certamente vero quello che scrivi, il modello svedese non è minimamente paragonabile nelle cifre e nella distribuzione geografica della popolazione con i grandi Paesi europei e occidentali.
    Comunque in Svezia e negli altri Paesi, il modello politico e culturale è virato da un paio di anni verso il centrodestra, a parte qualche moderata riforma economica, anche a causa dell’ondata neostatalista attuale, questi stanno tornando verso il modello social-conservatore e protezionista.
    Non stupisce che in Paesi come la Finlandia siano andati in Europarlamenti partiti nazionalisti e identitari europopulisti.
    Il punto è che la modalità di presentazione della politica è completamente verso una dimensione di moralità ed etica a priori, un pò come quelle della favole ancora di Andersen o dei Grimm, ma il punto è che la loro legislazione in materia di prostituzione, droga e libertà individuali sono fortemente repressive e depressive, non a caso la Svezia è una delle nazioni con il più alto tasso di suicidi, e nonostante la non legalizzazione delle armi, anche di casi di stragi scolastiche.
    Inoltre vorrei sottolineare come stando alle statistiche di qualche anno fa, del Cato Institute, il livello fiscale elevato delle tasse per i contribuenti svedesi ponga il livello procapite di guadagno netto, degli svedesi, pari a quello della soglia della popolazione afroamericana, neppure avvicinabile a quello della tipica famiglia americana.
    Inoltre vorrei sottolineare come in Svezia le leggi in materia di diritto d’autore, copywright e download online, siano fortemente repressive, come mostra il caso recente Pirate Bay.
    Ovviamente ciò non vuol dire che entro la società svedese non possano nascere forme di dissenso e di rigetto a tale sistema welfaristico (“dalla culla alla tomba”), come dimostra il grande successo dell’omonimo partito dei pirati.
    Più che della Svezia e Scandinavia, guarderei con maggior attenzione e speranza all’attuale evolversi della politica islandese, dato anche il risultato euroscettico delle recenti consultazioni EURSS che smentisce la coalizione socialdemocratico-greenpira.
    Ciao LucaF.

  5. LudovicoMises Dice:

    Sicuramente i paesi nordici, a fronte di un livello di tassazione poco superiore a quello italiano, hanno un’economia molto più libera della nostra.
    È anche vero che il livello di intervento dello stato nell’economia è comunque elevato, come testimoniano le statistiche sull’occupazione tra gli immigrati (inferiore al 50%!).
    In particolare la situazione svedese mi sembra tragica: l’immigrazione incontrollata già normalmente genera tensione sociale, ma le politiche che impediscono agli immigrati di lavorare, trasformandoli in parassiti del ricco stato assistenziale non migliorano la situazione. Mentre i politici di destra e sinistra cercano invano di risolvere la situazione con leggi filoislamiche e con affermazioni ridicole (tipo “gli immigrati portano con sé una cultura, a differenza degli svedesi che sono dei buzzurri), i partiti di fascisti aumentano il numero di voti ogni elezione.
    Comunque ci sono anche delle cose positive: in Danimarca il partito al potere (nonostante si chiami SINISTRA) sta attuando politiche estremamente liberali, addirittura il mercato del lavoro danese ha ricevuto un punteggio del 99% nell’Index Of Economic Freedom (primo al mondo). Nei Paesi Bassi la maggioranza dei bambini e ragazzi frequenta scuole private, e il sistema sanitario si basa su assicurazioni private (a parte per gli interventi più gravi).

  6. LudovicoMises Dice:

    Ah, dimenticavo: nonostante i nordici siano comunque di mentalità molto socialista (nonostante Danimarca e Olanda, ma l’America dimostra come le idee del popolo spesso non corrispondano a quelle dei politici eletti), i giovani sono molto più liberali/libertari dei “vecchi”.
    Purtroppo questa cosa, che ho notato perfino in India, sembra non valere per l’Italia, dove la diffusione dell’anticapitalismo sembra non avere età…

  7. I dati citati da Luca a proposito del reddito pro-capite degli svedesi che si aggira attorno a quello degli afroamericani li ho già sentiti in una conferenza tenuta da Iannello ed Infantino nella quale sbertucciavano qualche socialisteggiante radicale italiano a proposito dei miti e leggende delle Seghe Svervegesi, sottolineando fra l’altro che in Svizzera con un prelievo fiscale di molto inferiore a quello della Danimarca si riesca a tenere in piedi un “discreto” stato sociale. Io odio gli svervegesi, ma forse è solo colpa dei socialisti nostrani che me li fanno andare di traverso.

  8. Volevo sottolineare questo articolo da inserire alla discussione sul mondo della “lega anseatica”, in particolare sul caso Danimarca, dove a differenza di LudovicoMises non credo che i “liberali” al potere del CENTRODESTRA differiscano tanto dai sedicenti tali nostrani…
    http://iovotopli.wordpress.com/2009/06/11/%C2%ABsfratto%C2%BB-dopo-40-anni-finisce-lutopia-di-christiania/
    Ovviamente se di socialismo parliamo in Scandinavia, non mi pare molto serio iniziare dall’eliminazione di quello antistatalista. ;)
    LucaF.

  9. LudovicoMises Dice:

    Nessuno è perfetto, ma resta il fatto che in Danimarca si privatizza, si “deregolarizza” e si tagliano le tasse, mentre in Italia no.
    Comunque il partito, anche se di destra, si chiama SINISTRA, perché questo è il significato di VENSTRE in danese.
    In ogni caso da fuori è difficile valutare la reale situazione politica di un paese, quindi potrei anche sbagliarmi…

  10. Anche fosse un sistema efficentissimo, quello svedese non mi piace. Una socialdemocrazia che mi segue premurosa dalla culla alla bara: sceglie ciò che è meglio per me, addolcisce i miei fallimenti, socializza le mie fortune, espropria le mie cose, anche mi rendesse più ricco, non mi piacerebbe proprio! Non lo so, ma dai commenti poi mi sembra che sia un caso più unico che raro e non sarebbe ripetibile.

    Non li odierò come z3ruel, ma a priori non mi piacciono. Per farmi bello :-D , aggiungo una frase di von Hayek che ci sta dentro con tutte le scarpe: “La libertà è un principio supremo che non deve essere sacrificato ad alcun vantaggio particolare”.

  11. Senza fare troppo gli schizzinosi, bisogna ammettere che persino la Svezia sta meglio di noi. Noi viviamo in un paese congelato. Siamo in freeze da anni, a parte la timida scossa della legge Biagi qui non cambia un cazzo da una vita!! E visto lo sfacelo di lacci e lacciuoli che ci hanno regalato 50 anni di governi di DC, qui non vale neanche il detto “il governo migliore è quello che governa meno”. Qui bisognerebbe portare i codici con le nostre 150.000 leggi all’inceneritore di Figino e ripartire daccapo.

  12. rantasipi Dice:

    Anche fosse un sistema efficentissimo, quello svedese non mi piace. Una socialdemocrazia che mi segue premurosa dalla culla alla bara: sceglie ciò che è meglio per me, addolcisce i miei fallimenti, socializza le mie fortune, espropria le mie cose, anche mi rendesse più ricco, non mi piacerebbe proprio! Non lo so, ma dai commenti poi mi sembra che sia un caso più unico che raro e non sarebbe ripetibile.

    Quoto.

    “Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui”.
    – Tom Waits

  13. Cachorro Quente Dice:

    A prescindere dal merito, a me pare che ci sia una confusione tra “socialismo” (al cui campo semantico appartiene anche la socialdemocrazia) e “statalismo”. Sono due fenomeni diversi che hanno origini diverse, anche se ovviamente le loro storie si intrecciano.

    Faccio una domanda semplice semplice (mi ripeto: lasciando stare ogni considerazione sul merito): una tassazione progressiva è intrinsecamente più “statalista” dei tagli alle tasse di Reagan?

    In ogni caso è evidente che i modelli statali sono meno rilevanti del substrato culturale-economico a cui vengono applicati. La socialdemocrazia svedese ha riscosso grandi successi in un certo periodo e in una certa Svezia (anche nei suoi aspetti più smaccatamente statalisti, come la partecipazione del governo a imprese e banche), oggi è inevitabilmente in crisi non riuscendo a confrontarsi con problemi peculiari della nostra epoca (in primis l’immigrazione).

  14. La risposta alla tua domanda è che una tassazione progressiva è semplicemente più idiota, chiunque sia a proporla. Perchè è irrazionale. Si “raccolgono” meno soldi, e le fascie di reddito medio e medio-basso finiscono per contribuire di più in percentuale rispetto al totale del bottino raccolto. Si pone un freno alla crescita per quesi soggetti che sono a cavallo di due diverse aliquote e grazie all’inflazione si passa da una aliquota all’altra senza neanche avere guadagnato realmente di più. Comunque, la tassazione progressiva è più statalista. Hai dubbi?

    Socialismo e statalismo, se non si vive nel mondo dei sogni vanno sempre a braccetto, visto che il sindacalismo (non inteso come lotta sindacale, ma come modello sociale) porta inevitabilmente ad un controllo centralizzato della proprietà. Mises docet.

  15. rantasipi Dice:

    Socialismo è per forza di cose statalismo, perché il potere è per definizione socialista.

    Del resto, lo disse anche Lenin, “Stato e libertà sono una contraddizione a cui solo gli ingenui possono credere”.

  16. Dimenticavo, per quel poco che conosco della situazione svedese, sul problema che l’immigrazione stia allargando le crepe del modello scandinavo sembra proprio vero.

  17. rantasipi Dice:

    La cosa buffa è che la socialdemocrazia, che a detta dei suoi fautori nella sua forma migliore -cioè quella scandinava – contiene tutti gli strumenti necessari per praticare la così detta solidarietà sociale, con una percentuale nettamente inferiore di immigrati rispetto a quella che si sorbiscono altri paesi – sempre socialisti, ma evidentemente imperfetti – entra in crisi e favorisce il prolificare della xenofobia.

    E un sistema che come effetto ha quello di creare l’opposto di ciò che si propone, non dev’essere un buon sistema. :)

  18. Cachorro Quente Dice:

    Cosa vuol dire statalismo? E’ un sistema in cui lo stato interviene attivamente nell’economia di un paese; diciamo che a un estremo c’è il modello minarchico (in cui lo stato controlla la difesa delle frontiere, l’ordinamento giuridico e poco più), l’altro è quello delle dittature comuniste dove ogni forma di impresa è statalizzata.

    Socialismo non è sinonimo di statalismo; è una dottrina politica che nasce in parte dalla fronda moderata del movimento marxista, e in parte dalle sinistre rivoluzionarie pre-marxiste; non riguarda per forza tutti gli aspetti dell’economia ma si rifa prettamente al problema del lavoro. Per questo motivo, paesi con tassazione elevata e welfare state pervasivo possono essere non particolarmente statalisti (nel senso di vincoli statali all’iniziativa privata).

    Ovvio poi che il socialismo (anche in forma soft) in una società complessa richieda per forza di cose uno stato attivo. Ma nulla vieta che ci siano stati più invasivi che non praticano politiche di tipo sociale/socialista (esempio classico: i soldi che gli USA investono nel settore militare e in quello poliziesco-penitenziario).

  19. No, ma scusa. “Per questo motivo, paesi con tassazione elevata e welfare state pervasivo possono essere non particolarmente statalisti (nel senso di vincoli statali all’iniziativa privata).” Questa è davvero grossa. Se lo stato interviene con una tassazione elevata si è in una situazione di non particolare statalismo?!?!?!?!?!? Lo statalismo è per definizione l’intromissione del governo in qualsiasi settore della vita privata dei cittadini. Non è che basta che puoi fare i trenini dell’amore fumandoti un bong di ganja.

    Socialismo non è sinonimo di statalismo solo dove è volontario, kibbuz, monasteri o comuni.

    Va bene tutto, ma le parole sono importanti ;-)

  20. OT: se a qualcuno interessasse, quei comunisti di rai 3 stanotte alle 2.05 mettono in onda “La fonte meravigliosa”, il film con Gary Cooper, tratto dal romanzo della zia Ayn. Lo registro e me lo vedrò più avanti, visto che non ho ancora aperto il libro (comprato da un po’, shame on me!).

  21. @Cachorro Quente:

    Il socialismo è la via progressiva (assieme alla tassazione) verso il comunismo e la schiavitù.
    Statalismo è legato al potere della politica e del legislatore onniscente e onnipotente, ciò è tipico del marxismo che a partire dai propri pregiudizi si pone in chiave moralizzatrice il compito di riparare i presunti torti degli altri senza miniamente vedere gli enormi effettivi torti prodotti da tale suo agire.
    Il socialista è il sacerdote del marxismo.
    Lo Stato si lega a corporazioni (sindacati, partiti o lobby consociate) le quali necessitano di artificiose leggi, aiuti, finanziamenti per il loro esistere e resistere al dato di fatto: la loro inutilità palese antieconomica e controproducente.
    Lo Stato attraverso la politica si dedica a tale compito e il politicante, assume potere per gestire il potere in termini weberiani e la dinamica dell’economia come più gli aggrada (non secondo mercato o motivate esigenze individuabili solo nella domanda e offerta libera), tali servizi, si chiamano Welfare, in realtà si chiamano maschere di buonismo e di rapina incondizionata.
    I socialisti alla pari dei clericali politicanti (e non) hanno da sempre paura dell’individuo e del rischio personale, in quanto verrebbe meno la loro intermediazione e utilità sociale entro un processo decisionale spontaneo della società aperta e di mercato.
    Quindi da tali soggetti, anche in Italia non giungeranno mai riforme e leggi liberiste e minarchiche, in quanto è contro il loro ruolo, status e scopo.
    In pratica la loro unica preoccupazione è mantenere la loro occupazione inutile sulle spalle degli altri: questo si chiama parassitismo a casa mia.
    In pratica sono come quegli stessi immigrati che vogliono accogliere con il diritto positivo o che loro stessi vorrebbero reprimere e mandare a casa.
    “Chi è dell’arte stima dell’opera”.
    LucaF.

  22. Per Z3ruel:
    Così presto il film..?. ;) Beh dai allora, mi preparo i pop corn.
    Ciao.

  23. @z3ruel

    Con Gary Cooper? Ecco come si chiama l’omino dell’avatar. Buono a sapersi, ho cercato ’sto film in giro, ma niente…
    Però grazie alla tv pubblica non lo dorò mai!!!

  24. rantasipi Dice:

    Emanuele, bastava che me lo dicevi e te lo facevo avere io. :)

    La Fonte, comunque, sarà perché è ispirato alla vita di quel mostro sacro di Frank LLoyd Wright, che per me rappresenta l’antitesi alle mostruosità urbanistiche e architettoniche del compagno Le Corbusier, è l’unica cosa che salvo della Rand.

  25. Davvero? Per gmail me lo puoi mandare o è dvd?

    Perché non salveresti niente della Rand?

  26. No, dai, eccheccazzo, lei era una folle super-guru (leggetevi “la passione di Ayn Rand”), ma i romanzi ci stanno dentro alla grandissima.

  27. Se puntate dvd-recorder o cazzi simili, siate generosi con l’orario di programmazione, conoscendo mammaRai, si rischia di registrarsi una bella mezz’ora di Ghezzi che parla in differita perdendosi il finale.

  28. rantasipi Dice:

    Non ce l’ho qui a casa, ce l’ho al lavoro, ma se mi mandi una mail lunedì ti do istruzioni per come fare.

    Della Rand salvo poco perché era statalista nel senso più deteriore del termine, cioè una guerrafondaia. Senza contare che ha sempre difeso le corporations americane. Il culto della personalità che caratterizza l’oggettivismo, poi, non mi garba per nulla.
    Sul mio blog trovi la lettera che le inviò Roy Childs, invitandola a ripensare alle palesi incoerenze del suo sistema filosofico.

  29. rantasipi Dice:

    Sono d’accordo con te z3ruel, merita molto più la sua opera narrativa che non quella filosofica.

  30. rantasipi Dice:

    Cosa vuol dire statalismo? E’ un sistema in cui lo stato interviene attivamente nell’economia di un paese

    giusto, ma in contraddizione con questo:

    paesi con tassazione elevata e welfare state pervasivo possono essere non particolarmente statalisti

  31. La Rand è ancora la traccia di un modernismo letterario, idealista e per certi versi romantico nei confronti delle potenzialità dell’essere umano e dell’individuo (anche se non mancano venature hegeliane nella sua concezione).
    Ovvio che la Rand al momento pur essendo storicamente vissuta nell’epoca della Old Right appare più una forma di neolibertarismo (che non nega l’uso della forza a date condizioni) che di paleolibertarismo.
    Poi ovviamente è idolatrata come il Guru nostrano dai suoi fedeli, e la stretta etichetta oggettivista (filosofia politica), ha portato anche a delle notevoli incazzature nei confronti dei libertarian Usa (praticanti della politica).
    Inoltre a molti non va a genio negli Usa il suo ateismo.
    Comuque ritengo che la Rand alla pari di Rothbard debba essere rielaborata aldilà del suo pensiero e di certe sue sfumature personali di carattere tra i pensatori comunque di riferimento entro un contesto di difesa della libertà.
    Ovvio che la Rand temesse soprattutto il socialismo collettivista marxista che il corporativismo americano e della grande politica, in quanto era ancora convinta illusoriamente che almeno gli Usa fossero una struttura di Stato accettabile a priori come male minore e come sua originaria forma determinante di diversità.
    Ovvio che Roosevelt non le fosse simpatico, ma forse temeva pragmaticamente a quell’epoca ben altri personaggi convinta che comunque l’individuo americano medio fosse in grado di non rimanere condizionato dal pensiero e dalla politica sbagliata della presidenza (per certi versi ciò vale anche oggi).
    Inoltre lei era una teorica, e una scrittrice, mica una economista, il suo punto di vista, risulta provocatorio e ambiguo sotto molti punti di vista, come qualsiasi personaggio borderline.
    Anche se penso che alla fin fine ritenesse l’America come l’ultimo degli Stati da abbattere e i libertari Usa sostanzialmente accomunabili a dei liberal, pericolosamente defilati contro la loro stessa nazione.
    Certamente l’oggettivismo diviene un ponte aperto tra pensiero liberale classico libertarian e quello conservatore e neocon, americano.
    Comunque possiamo sempre interpellare l’Oggettivista Magni in tal proposito.
    LucaF.

  32. Comunque il flim me lo sono visto tutto ed è un capolavoro, basterebbe solo il film come lezione di cosa sia la creatività, l’individuo, il potere, i meccanismi di massa sociologici, le personalità umane, il rischio, la sfida, l’anticonformismo.
    Insomma se non lo avete visto guardatelo.
    Non solo è istruttivo entro una dimensione estetico artistica su cosa sia produzione creatività aldilà del dato mimetico, di copia e di trasmissione (già una critica all’architettura postmoderna), ma è una lezione anche sul problema del dato critico artistico ed estetico e del suo ruolo ideologicamente fazioso al servizio della reazionarietà e della staticità stagnante dell’individuo (io non lo farei mai come quell’incapace agitatore leninista di critico del film).
    Il film non solo mostra una grande caratterizzazione dei personaggi grazie agli interpreti (l’attrice è molto simile alla Rand anche come volto), ma tende a mostrare la sfida di ogni giorno per la propria libertà e la propria autenticità in una società che alla fin fine non decide il nostro destino, ma è plasmata dal nostro essere nel mondo.
    La Rand non solo mostra due aspetti o anime del potere e del titanismo umano (quello maschile e quello femminile dei 2 protagonisti) ma pone anche un percorso di cadute, salite, cadute e vittoria finale che i singoli personaggi compiono entro le scelte della vita, libere o condizionate.
    Il film non solo mostra come il potere sia un fine pericoloso, ma anche un inutile e sfuggevole meccanismo aldilà del controllo umano del singolo.
    Solo la creatività fine a sè stessa è vera e pura.
    La massa, e l’ideologia del rapporto io e massa, si svolge in un rapporto variegato di dare e avere reciproco, su un piano di egoistica in quanto cattivo uso (vedi l’editore inizialmente) attraverso il supporto intellettualoide del collettivo o in chiave di utilitarismo artificioso, oppure in chiave di sfida eversiva per la propria sopravvivenza (Roark).
    Gli stessi personaggi si pongono su diverse scale di valori e di titanismo, sopra tutti Roark poi la figura femminile, in terzo piano l’editore, in quarto il critico (nella sua capacità nefasta di manipolare negativamente in quanto positivamente la mente con l’intento ingannatorio, menzognero e quindi rozzamente creativo dell’asservimento, sino all’architetto subumano spiantato).
    La lotta tra bene e male si configura inizialmente come un confronto tra l’editore che usa i propri mezzi come uso personale al servizio della proprio successo, e chi come invece Roark mostra un uso della propria creatività (mezzo e fine coincidente) per sè ma anche per gli altri (in un equilibrio dignitoso per il protagonista), in seguito avviene il passaggio un pò manicheo verso un altra dimensione di lotta tra bene e male.
    Non più un bene e un male egoistico individualista tra un sincero assertore della creatività (Roark) e un utilitarista egoista (l’editore), ma tra Roark e il nemico dell’individualismo, il fascio-marxista, collettivista e populista testa d’uovo di turno.
    L’alleanza tra il libertario e titanico Roark e il conservativo e ambiguo editore, diviene una necessità contro il socialista e il moralizzatore giustizialista (ricorda qualcuno ;) ).
    Anche se poi il vero trionfatore non è l’altalenante editore (ricorda qualcuno ;) ) che tende a legarsi pericolosamente e senza appello alla massa “benpensante” come immagine ma colui che rimane sempre fedele a sè stesso contro tutto e tutti (e dice no).
    In questo anche la protagonista randiana femminile pur iniziando da un valore paritetico se non superiore a Roark per forza e carattere, nel corso della sua esperienza ottiene una discesa di tono e livello a mera spalla della figura solitaria dell’eroe maschile (insomma da un femminismo libertario, si arriva per certi versi comunque a una subordinazione all’idea e alla creatività dell’Unico, Roark come mostra l’ascesi finale dell’ascensore del cantiere) che tende ad essere l’unico coerente della storia in continua ascesi verso le più alte vette.
    Fine recensione lampo (post-visione); io direi di meditare sull’attualità politica e culturale di tale lezione randiana e del messaggio di speranza (indiividua) contenuto.
    Ciao e Buonanotte o buon inizio giornata a tutti.
    post: spero di non rovinarti la visione Z3ruel!.
    LucaF.

  33. Visto il film anch’io. Mancano tanti pezzi rispetto al libro, l’integrità del suo significato è intatto, ma il ritmo narrativo è completamente diverso. Poi, paradossalmente dato che il cinema è fatto di immagini, a leggere il libro si hanno delle figure più forti – nei caratteri dei loro ruoli.
    Va bé, siamo alle solite: meglio il libro … ;-)

    @Ran: della sua opera filosofica so poco, o meglio so quello che i suoi due romanzi più celebri mi hanno dato, e ci dovrebbe essere poco altro. Comunque mi vado a leggere la lettera di Childs.
    Su un intervista a Rothbard del New Banner, c’è un riferimento alla Rand di cui cita: “non unitevi… agli hippies libertari che subordinano la ragione ai capricci e sostituiscono il capitalismo con l’anarchismo.”

  34. Porca troia Luca, sei peggio della Praderio! Quando scrivi il commento di un film e inserisci parti della trama mettigi prima un bel “SPOILER”, se no rovini la festa a chi non l’ha visto!! Per fortuna ho capito come buttava e mi son fermato. Vergogna!!! (Scherzo, ma cazzo, d’ora in poi fai quel che ti ho consigliato ;-) )

  35. Scusa Z3 per l’errore, forse dovevo inserire l’avvertimento ad inizio post non verso la fine, ma sai era mattina presto…
    Comunque come dice Emanuele, c’è sempre il libro da leggere per averne una piena visione.
    Quello lo devo ancora leggere, quindi Z3 sei salvo! ;) .

    Ciao LucaF.

  36. rantasipi Dice:

    “non unitevi… agli hippies libertari che subordinano la ragione ai capricci e sostituiscono il capitalismo con l’anarchismo.”

    La vecchia arpia non poteva tollerare l’alleanza con la New Left, e preferì Nixon. Nixon! :|

  37. Boh, non è che l’idea di Rothbard fosse poi così geniale, tanto che in seguito ammise lui stesso che la sua speranza di attrarre qualcuno dal mondo di Chosky al libertarianism fallì. Ad ogni modo, ne La Passione di Ayn Rand, Barbara Branden scrisse che la guru non sopportava il bigottismo dei repubblicani ed in seguito al primo mandato di Regan ad una domanda di una studentessa, durante una conferenza su non ricordo quale sua opera, che le chiese “Cosa ne pensa del Presidente Regan?”, lei rispose “Lo preferivo come attore, ed ho detto tutto”.

  38. Chissà cosa avrebbe detto dell’istrione di Arcore o del Pivello di Chicago, se li avesse visto adesso!.
    Comunque lo avevo già detto in un precedente post, la Rand vedeva nella visione antistatalista dei libertari usa, un riflesso non di una battaglia antistatalista interna alla società americana (ma al contempo universale in quanto stiamo parlando degli USA), ma come una minaccia e un riutilizzo di stereotipi antiamericani marxisti così frequenti in Chomsky e liberal vari.
    Quindi non dava seguito al dato di fatto, che le motivazioni dei libertari erano autenticamente difformi per finalità e mezzi da quelle dei liberal e fricchettoni.
    Inoltre la sua visione europea era tendente ad associare anarchismo a libertarismo; e poi la Rand era comunque platonicamente convinta che una società perfetta o ideale si potesse comunque mandare avanti, e che gli Usa fossero su tale strada.
    In pratica rischiava a volte (molto spesso) di confondere suoi sogni, speranze e proprie idealità presenti nei suoi romanzi e il dato di fatto contingente e attuale; categorizzandolo entro uno schema talvolta finalistico e teleologico.
    Ciao LucaF.

  39. rantasipi Dice:

    Boh, non è che l’idea di Rothbard fosse poi così geniale, tanto che in seguito ammise lui stesso che la sua speranza di attrarre qualcuno dal mondo di Chosky al libertarianism fallì.

    Certo, ma se leggo la dichiarazione di Port Huron, per quanto infarcita di ingenuità e di espressioni tipicamente leftish, vi trovo un afflato libertario che nelle filippiche dei cold warriors decisamente manca. In fondo, SDS & Co., al tempo erano dichiaratamente anticomunisti e si rifacevano sostanzialmente alla costituzione, esattamente come Ron Paul.
    Se poi sono diventati filomarxisti, cosa comunque avvenuta molto più tardi, non si può imputare la colpa a Rothbard.

    PS.: io non mi atterrei troppo alla versione della Branden per interpretare il pensiero della Rand, perché notoriamente tra le due non correva ottimo sangue. :)

  40. rantasipi Dice:

    del Pivello di Chicago

    Chi sarebbe il Pivello di Chicago? :D

  41. Obama ovviamente.
    Ciao.

  42. rantasipi Dice:

    Ah, certo! E’ anche vero che sono due facili bersagli, belli grossi voglio dire.;)

    Ciao.

  43. Beh come si dice (sempre dal cinema) “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.
    Se falliscono i loro due sistemi-Paese il merito spetta tutto a loro.
    Mica c’è la naja obbligatoria per fare il politico ;) .
    E poi sono sempre in calzamaglia ;) .
    Ciao LucaF.

  44. Mi trovo per caso su questo blog ma,vorrei dire la mia.
    la socialdemocrazia svedese e’ entrata in forte crisi per il problema che attanaglia tutta Europa,ossia l’immigrazione.
    Quando la popolazione era tutta autoctona questo sistema veniva votato e tollerato ma,con taluni immigrati tutto e’ stato messo in discussione.
    Esempio: gli assegni di disoccupazione nelle famiglie islamiche vengono gestite non dal giovane disoccupato ma,dal capofamiglia a suo piacimento,trattandosi di famiglie piuttosto allargate le conseguenze sono note,cioe’ fondi agli integralisti fratelli musulmani,ad Hamas ecc.ecc.
    C’e’ poi il problema di taluni africani che chiedono,come gli islamici ricongiungimenti familiari assurdi,sino alla settima generazione oserei dire.
    Quindi,a piu’ di uno svedese scoccia ed assai,mantenere queste tribu’ che,a lungo termine possono rappresentare un pericolo,quindi un dimagrimento dello stato e una minore tassazione sembra la prima via di uscita da questa situazione che di fatto,premia chi non vuole l’integrazione ma,vuole imporre regole medioevali ed antidemocratiche,islamici in primis
    Chi,da sinistra fantastica che la democrazia e’ in pericolo evidentementi,o e’ un ingenuo o e’ in malafede,il pericolo sono le comunita’ prima citate,senza l’accettazione di questi immigrati del concetto giuridico della liberta’ della persona,uomo o donna che sia e,non delle comunita’ i fenomeni di intolleranza saranno piu’ che giustificati anche da gente non propriamente di idee estremiste,questo deve fare riflettere assai la sinistra che non puo’ reiterare le idee ottuse del multiculturalismo,che oggettivamente,ha fallito.

  45. @ Gianluca:
    Il problema dell’immigrazione è tale solo in relazione al principio welfaristico come da te accennato, ovvero nella difesa di conservazione o nell’opportunità di ricavo e guadagno dall’esterno verso un sistema.
    Non a caso Hoppe parla di abolizione del welfare come forma disincentivante sia per l’immigrazione, sia per evitare guerre tra poveri e mazziati dallo Stato (in entrambi i casi) in futuro al suo interno.
    Il problema però non va posto solamente nei confronti della sinistra, ma anche di una certa nostrana destra che propone non solamente il permanere del Welfare, ma addirittura la sua estensione con la scusa della crisi.
    I processi migratori comunque non si possono impedire nè limitare per via legale o statale, da parte degli Stati (privi di legittimità e violenti), ergo bisogna convivere limitando le iniquità dovute alla logica rousseauiana dell’assistenzialismo.
    Che poi alcuni islamici siano bigotti o spendano i loro soldi per finanziare movimenti terroristici o altre cose è stranoto, ma a differenza dei leghisti o delle Marianne neoconiane del PDL, non si può fare francamente nulla.
    E poi statisticamente il calo demografico è accertato entro la permanenza di famiglie islamiche nei nostri paesi occidentali.
    Dove c’è benessere e cultura, il numero delle nascite diminuisce sempre, non solo per ragioni malthusiane.
    Se il denaro è di loro proprietà lo spendono come gli pare anche inutilmente o idealmente (in particolare se da parte nostra aumentiamo le spese militari nei confronti dei loro paesi natii), se i componenti delle loro famiglie sono stupidi nel sottostare a leggi illiberali per sudditanza religiosa, paternale o violenta, senza reagire, francamente noi non possiamo farci nulla.
    O si emancipano da soli, o altrimenti la cosa rischia da parte nostra di essere forma paritetica e buonista analogamente antitetica alla loro.
    Comunque non ho francamente capito cosa tu intenda per tribù, qua non siamo avezzi a parlare in termini collettivisti o razzisti, ma in termini prasseologicamente individuali.
    Il pericolo del dimagrimento dello Stato francamente io non lo vedo, anzi il rischio è semmai la sua estensione e incremento, ovviamente su base imponibile di cittadinanza (il che favorisce chi cittadino non è, anche se poi volessimo estendere il diritto di cittadinanza, di fatto in termini redistributivi far pagare o regolarizzare nuovi cittadini immigrati solo per far pagare a loro servizi non da loro richiesti in chiave pubblica, è sbagliato secondo noi anche entro logiche di libertà di scelta per i tuoi cosidetti “autoctoni”).
    Francamente la tua logica pare essere più simile a quella dei leghisti che propongono autarchicamente la persistenza di un modello welfarista autoctono “nazionale” per sole “tribù stanziali identitarie”, senza però rendersi conto che il welfare è un modello sociale statale che non può funzionare e che sta fallendo dappertutto non solo per motivi dovuti all’immigrazione.
    Qua sul sito poi noi caldeggiamo non solamente l’eliminazione del Welfare State, ma anche dello Stato (ovviamente evitando la forma del dissanguamento delle tasche dei contribuenti come invece sta comunque accadendo, quale soluzione per giungere all’obbiettivo).
    D’altronde anche lo Stato e il Welfare State è una forma di coercizione e di imposizione violenta e redistributiva, non ti pare?.
    Saluti LucaF.

  46. @gianluca: è inutile mascherare il razzismo con una predica contro “la sinistra” e “i socialdemocratici”. se ti stanno sulle palle i negri puoi non rispondergli al telefono.

    per dirne una, i ricongiungimenti familiari ( che un paese può scegliere di non concedere a nessuno, neppure a me ) non hanno nulla a che vedere con la multiculturalità; né c’hanno a che vedere i sussidi di disoccupazione che favoriscano certe etnie, anzi, una cosa del genere sarebbe discriminatoria nei confronti di chi non vi appartiene.

    l’immigrazione c’è, la gente si sposta e fare discorsi su blocchi e frontiere è più o meno fare come lukashenko o talebani di vario tipo; non solo, gli assegni di disoccupazione buttati nel cesso nella mia infanzia personalmente li ho conosciuti ad uso e consumo di indigeni, mentre in giro è pieno di peruviani in tuta da lavoro. forse leggere meno “la padania” aiuta :)

  47. Luca f. e Marco,
    Non avete capito proprio nulla,siete di sinistra,una sinistra vecchia che ripete e reitera vecchi concetti in maniera pedagogica e stantia,anzi oserei dire in maniera autoritaria,non e’ facendo il lavaggio del cervello alla gente che si ottiene qualcosa,anzi c’e’ l’effetto contrario.
    Egregio Marco,io il giornale “la padania” forse l’avro’ letto una volta sola in vita mia,quando mi trovavo a Milano in visita parenti,la mia e’ una analisi dei fatti.
    Poi cosa c’entrano i lavoratori peruviani? Boh!!!
    n.b. Devo dire bene fa il governo ad usare la politica dei respingimenti,se a sinistra si leggesse meno “la repubblica”, “l’unita’”e “famiglia cristiana(o musulmana?),guadagnerebbero in intelligenza.

  48. @ Gianluca
    Evidentemente lei non può leggere la Padania in quanto si è no ha imparato a conoscere le lettere dell’alfabeto (e quelle sono le medesime fino a prova contraria, sia nel dialetto che nell’italiano).
    Lei viene qua a dare personalmente a me (Marco ovviamente avrà modo di rispondere per sè stesso) del sinistrato, quando non riesce neppure a capire in ciò che scrivo come la penso.
    Se lei leggesse di più i commenti degli altri, sfogliando le varie pagine, vedrà come i miei commenti e quelli di altri, non siano per nulla influenzati dal pensiero di sinistra.
    Evidentemente lei però non ha voglia di leggere vagonate di commenti altrui, e la capisco, è difficile iniziare con le frasi e i pensieri complessi, quando non si ha consapevolezza delle proprie parole digitate.
    Lei pensa di essere furbo e magari berlusconiano solo dando del sinistrato a vanvera e a tutti coloro che non parlano o ragionano come lei, ma qui non funziona.
    Guardi a lei posso ben dire senza necessità di rischio, che qui e da altre parti non l’ha cagata proprio nessuno, non è nessuno e francamente poco mi importerebbe se fosse anche un ladro di parlamentare, il suo commento e la sua scarsa capacità di argomentazione, mi pare elemento sufficente per mandarla a fanculo e rispedire al mittente qualsiasi sua puerile quanto farneticante affermazione moralizzatrice e sermonica nei miei confronti fuori da ogni ragionevole dubbio.
    Qui l’unico autorevole minchione è proprio lei, che entra nei siti di discussione altrui , non si rende neppure conto della ragione del sito anarcocapitalista (cosa che presumo non sappia neppure cosa significhi e quale orientamento sia), si mette a insultare la gente facendo strane farneticanti affermazioni (famiglia cristiana, Unità, Repubblica, li ho forse citati?) e pretende pure di fare il “galletto”.
    Si dia una calmata che come le ho ribadito, lei è un minchion nessuno e i suoi toni qua non sono ben accetti!.
    Il lavaggio del cervello con lei è praticamente impossibile anche a volerlo fare con il doppio candeggio (cosa che da parte mia non è mai avvenuta, dato che le ho espresso solo la mia opinione legittima come la sua entro una libera conversazione) dato il quoziente intellettivo che si ritrova!.
    Dato che se poi guardiamo in fondo alle varie questioni, il vero comunista tra noi due è proprio lei che vien qua a citare il salvifico e acritico ruolo dello Stato.
    Gogna, Gogna, gogna al parassita!.

  49. Luca F. e’ un buffoncello,magari un avazo di qualce centro degli sfasciavetrine,i no-global,si chiamano cosi’,che si nasconde dietro un nick name per pronunziare insulti e manifestare una superbia,una boria da semianalfabeta,dove ha imparato ad argomentare cosi’ invasato,alla scuola di Mugabe,di Castro o di Ahmadinejad?
    Forse e’ parte in causa di quelle forze,in caduta libera,a detta di molti,che riceve fondi da lobby islamiste del golfo,ecco perche’ toccandogli hamas lui da’ di matto,io non me la pendo con lui ma,con quella madre degenere che quella sera invece di generare lui avrebbe potuto andare al cinema.
    n.b. vorrei vederla pronunziare insulti all’interessato,io la fare pisciare sotto dalla paura.
    Se ne vada a prenderlo del deretano lei e tutti quelli come lei,forse il parassita e’ lei,idiota terzomondista,meriterbbe una segnalazione al ministro Brunetta.

  50. Minchioncello delle mie braghe, le ripeto lei è patetico, è un povero mentecatto che non ha altro da fare che prendersela con i mulini a vento, sproloquiando frasi ridicole per lei e per la sua famiglia.
    Lei è un povero represso xenofobo da quinta elementare, io come vede scrivo quel che mi pare, non mi nascondo dietro a nessun nick e mi pare che le mie argomentazioni siano superiori per stile e per grado culturale rispetto alle sue, povero cretinetto da casa del popolino leghisto-berlusconiano.
    A differenza degli idioti come Lei, io non ho bisogno di frequentare teppaglia di tal specie, i dittatorucoli e gli invasati con le ampolle piene d’acqua e la testa piena d’ignoranza, la lascio frequentare a lei, mi saluti Gheddafi, Lukashenko e Putin, “post”fasciocomunisti come lei.
    Io sono molto più libero di Lei, e se Lei si levasse dalle palle povero pistola, questo sarebbe un Paese migliore dove si inizierebbe a ragionare e non a cazzeggiare con gli slogan e con le urla di fanatici questuanti come Lei.
    I fondi li prende Lei si ma nel di dietro dato che la sifilide le è già andata al cervello e non è in grado di costruire frasi di senso e con soggetto e predicato verbale.
    Guardi Lei non mi spaventa mica, i bulletti come Lei, poveri mentecatti senza lavoro e senza denaro fanatici di merda, pirla sociali su commissione in cambio di un pezzo di pane mi fanno solo sganasciare dalle risate.
    Se siamo ridotti così in questo paese, è proprio per merito di fancazzisti come lei, voltagabbana e pigliainculo buoni solo a leccare la merda che lasciano dietro dei coglionari più grossi e importanti di Lei.
    Lei non è padrone neppure di sè stesso e di quello sfintere che possiede al posto della bocca.
    Non a caso non riesce neppure a formulare pensieri e parole sue, è solo in grado di evacuare stronzate altrui.
    Se pensa di intimormi vada a fare un giro, torni quado avrà conseguito la quinta elementare, qui c’è gente che legittima la difesa personale e il possesso delle armi e che certamente sa come rispondere a fronte dei palloni gonfiati come lei e delle sue intimidazioni.
    Le minacce le faccia nella fogna dove proviene qua le ripeto persone come lei non durano molto.
    Il terzomondista è lei povero troglodita di un etnonazionalista tribale che vuole lo Stato, il Welfare e la razza al pascolo.
    Stia attento che qua la tosiamo noi!.
    Vada a prenderlo Lei da quel pidocchio quaquaraqua di un socialista di merda, io al contrario di Lei non sono nè alle sue dipendenze nè suo fedele eunuco bisognoso della carità di Stato.
    Pirla di una zecca.

  51. Evidentemente Luca F. o e’ cerebroleso o non capisce nulla,la lega nord prospera ed aumenta i voti proprio con la gentaglia alla Luca f. che reitera concetti idioti.
    Se si vergogna della nostra scocieta’ se ne vada,emigri nei paesi arabi e non rompa i marroni.Do you understand? E si porti via con lei tutti quei muslim e quegli africani che la pensano come lei,alla gente comune la sua assenza sara’ vista come una liberazione,le urne parlano chiaro,sia alle politiche,alle Europee(in tutti gli stati membri UE) che alle amministrative parlano a mio favore………………………….

  52. Guardi il povero mentecatto si riconferma lei che non solo fa affidamento ad una banda di ladri parassitari per il Nord Italia, quale la Lega e alle loro politiche retoriche quanto fallimentari, ma addirittura crede ai sondaggi elettorali e ai risultati delle urne.
    Bravo continui così, tra un pò è lei che va democraticamente ad applaudire Ahmadinejad per le strade, non certo io.
    Lei è un povero patetico disperato, che pretende di prendersela con chi attualmente non è neppure in Italia, gli africani e islamici immigrati, chiedendo assistenza e aiuti da “Mamma Stato” al posto loro.
    La sua è la paura del parassita di perdere la prebenda a scapito dello straniero.
    Continui così, si flagelli e si faccia del male.
    Se la prenda piuttosto con questo Stato ladro e talebano-leghista piuttosto!.
    Davvero crede che gli immigrati siano la causa dello sfascio del nostro Paese?.
    Ma l’immigrazione è cosa degli ultimi vent’anni, l’Italia non cresce dagli ultimi 40 anni!; ergo l’immigrazione straniera è favola dei politici per nascondere le loro incapacità e cattive politiche.
    Lo vada a dire a quelle imprese che fanno gli utili senza aiuti di Stato, grazie alla manovalanza a basso costo e più competitiva degli immigrati.
    Ci vada lei e la sua parassitaria famiglia (ammesso che c’è l’abbia e la caghino!) sui ponteggi a tirar su qualche muro, o a raccogliere pomodori o a tornire tubi in fabbrica.
    Le sue mani sono sprecate a scrivere su una tastiera!.
    Vada a pascolare nei campi!.
    Io osservo la società e la critico certamente laddove questa violi la mia proprietà e libertà, ma a differenza di lei non pretendo nè di comandarla, nè di farne uno strumento a mia immagine e somiglianza anche per gli altri.
    La società che lei farnetica non potrà mai più tornare (e mai è esistita) dato che l’Italia è un coacervo di popoli ed etnie da più di duemila anni!.
    O vuole forse fare il test padano-celtico del sangue a tutti quanti!.
    Sveglia pirlone che il Bossi ti ha fatto i gnocchi al posto del cervello!.
    In Europa i movimenti populisti e xenofobi sono in aumento, è vero ma grazie agli ignoranti come lei che danno il voto; pensando che questi possano impedire l’inevitabile.
    O sta preparando i forni?.
    Io non sono musulmano e certamente non voto partiti talebani autoctoni o importati, sono solo un liberale libertarian tollerante verso tutti, tranne i pirla statalisti e coercitivi come Lei.
    Guardi che se me ne andassi via dall’Italia, pirla come lei farebbero la fame, dato che non avrebbero più soldi da parassitare a quelli che lavorano come me.
    Mi ringrazi piuttosto di ritornare qua a fare paternali patetiche in cerca di sostegno e conversione, tanto lo hanno capito tutti che lei è un coglione.
    Qua mi conoscono bene.
    E forse farebbe la fame più di tanti immigrati che si spaccano la schiena per portar a casa il loro onesto stipendio mensile qua in Italia.
    In Europa crescono anche partiti liberali e liberalconservatori propensi all’accoglienza e alla tolleranza verso gli stranieri (presenti nel PPE e nell’ELDR come FDP tedesco, liberale, non musulmano mio caro ignorantello).
    Lei è solo un nazicomunista autarchico, ergo è lei il vero islamico tra noi due.
    Il voto alle politiche e alle amministrative non me ne può fregar da meno, e a quanto pare la sua visione politica-economica sta portando a una crisi di governo del centrodestra italiano.
    Bravo continua così.
    Forza Pirla!. Forza somaro padano!.

  53. @lucaf: YHBT

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