L’animalismo uccide gli animali

La lotta degli animalisti contro il commercio di animali esotici mi è sempre sembrata una incredibili idiozia, senza ombra di dubbio inutile alla causa animalista e spesso anche controproducente, tant’è che scavando a fondo si scopre che alla base dei fervori proibizionisti vi sono ragioni di natura ideologica legati al concetto di mercificazione delle creature viventi. Naturalmente ai misantropi che considerano gli animali alla stregua di esseri umani non va proprio giù il fatto che si crei un business sulla vendita e l’allevamento di bestie protette e quindi essi sostengono sia preferibile stare in mezzo alla giungla con il coltello trai denti dando la caccia al bracconiere, piuttosto che tollerare l’apertura di un bel recinto dove crescere decine di questi animali allo scopo di venderli a privati e zoo cittadini. Secondo la loro mente offuscata dall’ecofondamentalismo marxista evidentemente è meglio (meglio) per gli animali essere rapiti dai cacciatori di frodo e commerciati illegalmente senza alcun criterio, rischiando quotidianamente l’estinzione, piuttosto che essere riprodotti da equipe attrezzate di esperti biologi, veterinari, genetisti, psicologi animali…Un discorso simile è stato affrontato tempo fa anche da Liberty First, con particolare riferimento alla balene, arrivando alla conclusione che l’esistenza di acque pubbliche è la causa delle stragi di capodogli attualmente in voga. Questo per dire che agli animalisti farebbe bene conoscere un pochino i reali benefici del libero mercato, invece di starsene appesi al banano dell’ideologia. Purtroppo, la totale assenza di basi razionali dietro i discorsi di questi attivisti politici è chiaramente visibile nel momento in cui essi, in ultima ratio, giustificano l’impossibilità di mercificare gli animali esotici sostenendo che gli acquirenti, essendo persone comuni, sarebbero incapaci di trattare con specie troppo difficili da gestire o addirittura si rileverebbero mostri senza cuore abbandonando scimmie, roditori, mustelidi, erpetidi, ecc… per la città. Questo può essere senza dubbio vero, ma come argomentazione contraria all’allevamento degli animali “particolari” mi sembra assai debole. Se infatti esistono tesserini obbligatori per la raccolta dei funghi, si possono tranquillamente istituire scuole di allevamento per animali speciali, che rilasciano dei documenti appositi ai frequentatori, mediante i quali essi possono acquistare gli animali che vogliono tenere in maniera legale e regolamentata. Attualmente nel nostro Paese un primatologo che lavora tutti i giorni con le scimmie da 30 anni non può avere una scimmia privata dentro casa, in Inghilterra, al contrario, non è così.
-J1nz0
Dicembre 21, 2008 a 10:57 am
in genere poi con quello che costano mi sembra difficile che la gente li abbandoni così a cuor leggero.
ho notato tra parentesi che ieri malvino sì è svegliato antigiusnaturalista, tralaltro invocando invece un’argomentazione abbastanza simile al principio di non aggressione.oibho.
Dicembre 21, 2008 a 11:08 am
@Astro:
L’animale presente in figura costa un’occhio della testa. Si tratta di Callithrix kuhlii, una specie di scimmia marmoset non comune. La variante comune, Callithrix jacchus, costa in UK l’equivalente di 2000 euro, un prezzo che chiaramente fa pensare ad un abbandono immediato da parte di qualunque acquirente insoddisfatto.
Ero convinto che Malvino fosse sempre stato un anti-giusnaturalista. Ciò che non è chiaro è come faccia ad applicare il principio di non aggressione essendo anti-giusnaturalista. Se il diritto infatti è positivo ciò che è giusto o sbagliato lo decide chi ha le armi. Quindi che senso ha parlare di “principi”, se tutto è relativo… Siamo al solito discorso….
Come diceva Rothbard il diritto naturale finisice sempre a seppellire i suoi becchini.
Dicembre 21, 2008 a 12:07 pm
interessante discussione, proprio su questa tematica rinvio ad un dibattito tra libertari tra me e davide fidone sul mio blog: http://brigantilibertari.blogspot.com/2008/09/dibattito-libertario-sulla-gestione.html
Dicembre 21, 2008 a 12:23 pm
Ho letto il dibattito, anche se non ho compreso bene perchè la posizione di Davide Fidone non sarebbe anarcocapitalista. D’altronde le agenzie private di tutela dell’ambiente venderebbero informazioni ai proprietari delle terre circostanti al fiume inquinato affinchè esse procedano legalmente contro la fabbrica che inquina facendola fallire ed intascandosi i soldi di essa. Alla fine inquinare, quando hai orde di gargoyle alle tue calcagna pronte a farti la pelle, non pagherebbe sul lungo termine.
Dicembre 21, 2008 a 2:01 pm
A volte Jinzo mi meraviglio di te. Come fai a vedere il mondo (tutti i suoi aspetti) solo attraverso la lente di un tuo ideale poltico? A volte mi pare che tu abbia una visione totalitaria (nel senso di una visione del tutto, una sorta di teologia universale) che si basa sulle toerie libertarie. Ci sono cose che non possono essere classificate nel tuo mondo libertario. Insomma quello che voglio dirti (e prendila come una critica costruttiva detta da un amico) è che a volte esageri nel vedere i bianchi e i neri, ma non ti rendi conto che il bello sta anche nelle gradazioni di grigio.
Io prendo il libertarismo in modo più pragmatico senza assolutismi. Certo magari non verrò mai considerato un puro da voi, ma almeno avrò l’anima in pace nel non vedere il nemico dapperttutto.
questo è il mio pensiero di natale.
Dicembre 21, 2008 a 2:07 pm
Grazie, ma il post voleva dire appunto che le soluzioni pragmatiche spesso sono migliori di quelle ideologiche. E appunto l’allevamento degli animali a fini di lucro è una soluzione concreta che nulla ha a che vedere con estremismi ideologici. Poi se tu mi vuoi dire che per non fare il purista devo rinunciare all’efficienza non ti seguo: se le soluzioni migliori sono anche quelle scritte sui libri non credo tu possa farmene una colpa.
J.
Dicembre 21, 2008 a 2:17 pm
Beh ma tu nel post stai mischiando l’allevamento di animali esotici, a cui anch’io non mi oppongo, al traffico di animali esotici: cioé prendere animali dal loro ambiente e venderli per gli appartamenti (e così che inizi il post).
Ecco io l’ambientalismo (non intendo la corrente ideologica o partitica, ma la protezione dell’ambiente circostante) la vedo moooolto in cotnrasto con un ipotetico futuro libertario. Ecco credo che il libertarismo duro e puro non mi possa garantire alcune cose.
Comnque la mia critica era più generale, non solo a questo post. Spero non ti sia offeso.
Dicembre 21, 2008 a 2:46 pm
Nono, figurati. Il traffico di animali esotici esiste perchè gli animalisti impediscono di allevarli. Non c’è nessun miscuglio o confusione.
“Ecco io l’ambientalismo (non intendo la corrente ideologica o partitica, ma la protezione dell’ambiente circostante) la vedo moooolto in cotnrasto con un ipotetico futuro libertario.”
Parliamone: ho vari di argomenti per convincerti che il libero mercato possiede la risposta ai problemi dell’ambientalismo.
La stampa liberal tende a proporre l’economia come opposta all’ecologia, come se il bilancio economico di una famiglia comporti la distruzione della casa in cui uno vive.
Dicembre 21, 2008 a 2:50 pm
Allora, per chiarire le cose scrivo contro il “commercio” di animali esotici, così non si hanno problemi.
Dicembre 21, 2008 a 3:51 pm
j1nz0 approfitto di questa offerta per porre un problema.
Ammettiamo che, per interessi economici, una regione diventi sito di rifiuti radioattivi (magari questo porta beneficio a moltissimi altri individui). Le persone di quest’area, anche unendo i loro soldi, non hanno abbastanza potere economico per evitare l’inquinamento totale, che causa la morte di persone e animali.
Questo sarebbe il problema numero uno, ma il numero due è quello che mi interessa: ammettiamo che l’azienda inquinante dopo qualche anno cambi obiettivo e voglia (ovviamente spinta da interessi economici e non altruistici) purificare l’area. Purtroppo a causa del disastro causato l’ambiente radiattivo non può essere sfruttato o bonificato per diverse centinaia di anni. Questo mi sembra un caso in cui un’ azienda causa un danno molto più grave del beneficio apportato, in quanto influisce in maniera irrimediabile su qualcosa su cui il potere economico non può agire. Anche se gli interessi generali della popolazione umana potrebbero essere, adesso, purificare l’area contaminata, c’è ben poco da fare.
Mi sembra una seccatura, e il discorso potrebbe anche essere estesa da una regione all’ambiente generale.
(questo potrebbe rientrare nel classico problema di esternicità: le mie scelte economiche ricadono non solo su di me, ma anche su altri, in questo caso senza possibilità di tornare indietro)
Dicembre 21, 2008 a 4:23 pm
per Vaaal
facciamo attenzione, (anche se questa è una discussione particolare e non tutti i libertarian la pensano uaguale) ricordiamo che alla base della società libertaria c’è il principio di non aggressone.
il punto non è stabilire se l’azienda fa male o non, ma stabilire questo principio di non aggressione.
esempio: il mio vicino nella sua proprietà vuole costruire un inceneritore, io sono contrrio agli inceneritori e ormi oggi ce ne sono di prove scentifiche se costuisse l’inceneritore arecherebbe danno anche alla mia proprietà, quindi non rispetta il principio di non aggressione. ebbi questa discussione su pol tra vari libertari e alla fine quello che ne uscì è che cmq ci vogliono degli accordi liberi prima di intervenire con l’introduzione di strutture o di impinati particolari… quindi mettiamo che ci sia questo accordo pensi che ggli ambitanti di quella regione diano il loro consenso ad un piano di rifiuti radiattivo? la questione qui non è che si invade la proprietà privata dell’azienda ma che si distrugge quella dei vicini, quindi il principio di non aggressione cade e si diviene criminali.
Dicembre 21, 2008 a 7:46 pm
@Vaal:
Una società libertaria si basa sui contratti. Se un’enclave ha interesse commerciale nello smaltire i rifiuti si franchisizzerà con una azienda che smaltisce i rifiuti. Chiaramente la gente desiderosa di avere una casa non chiederà di andare ad abitare lì, così come un’enclave adibita ad ospitare cittadini non costruirà depositi radioattivi nel bel mezzo della città, salvo fare i conti con orde di cittadini infuriati e società di giustizia privata molto incazzate per il non rispetto del contratto di vendita/affitto.
Se poi l’enclave gabba la gente dovrà fare i conti con gli abbandoni in massa da parte dei suoi clienti. A quel punto se l’enclave regge alla riconversione saremo di fronte semplicemente un caso di cattiva gestione industriale e molta gente sarà stata truffata. D’altronde nelle transazioni private questo è un rischio da correre. Di certo un’enclave che fa questa mossa si metterà in cattiva luce e non avrà più alcuna possibilità di riconvertirsi, specialmente quando la concorrenza inizierà a farle pubblicità contro a causa della sua cattiva condotta.
Per il resto concordo con Domenico, eccetto sugli inceneritori, di cui continuo ad ignorare le cosiddette dimostrazioni scientifiche, che la causa verde sbandiera ogni volta, ma che nel contempo nessuno ha mai visto. Un po’ come il bidone sul riscaldamento globale.
Dicembre 21, 2008 a 8:09 pm
e cmq alla fine lo stato fa peggio, solo che non fallisce…..
Dicembre 21, 2008 a 10:16 pm
Esattamente.
Dicembre 21, 2008 a 10:23 pm
Jinzo concordo con il post. Credo che perseverare sia diabolico. Ormai da quanti anni non si va avanti a chiedere pene più severe, carte dei diritti degli animali, galera a chi maltratta, la solita menata che è giusto educare fin da bambini al rispetto dell’ambiente, ecc. Ora tutto questo non ha risolto un bel niente! Fatta la legge trovato l’inganno … nel frattempo si sono disboscate foreste per produrre tutta questa burocrazia e battaglia politica.
Mi pare che arrivati ad un certo punto bisogna avere la decenza di capire che forse bisogna tirare fuori altre idee … e la gente lo ha capito altrimenti i verdi sarebbero in parlamento oggi.
Una buona cosa che ha fatto Berlusconi è stato di opporsi al piano UE.
Dicembre 21, 2008 a 10:32 pm
Purtroppo Berlusca, come tutti i politici, si oppone al piano UE a corrente alterna.
Dicembre 21, 2008 a 10:55 pm
Continuo a non capire come un’enlcave che inquina a monte di un fiume non possa non danneggiare le enclavi a valle o sul mare. Questo vale per il fiume come per le falde acquifere, l’aria, la deforestazione, l’eliminazione di specie animali e vegetali. A quel punto le altre enclavi chiederanno i danni, e se l’altra non vuole pagare? Guerra? Altro che non aggressione!
Se uno mi scarica sulle falde che uso sostanze radioattive, o mi paga o lo bombardo. O sbaglio?
Poi non comprendo questa idea utopica della flessiblità e mobilità umane. Davvero Jinzo pensi che se in una enclave c’è inquinamento le persone se ne vanno da un’altra parte? Il 90% delle persone sono stanziali e rimanogno nello stesso posto in cui sono nate fino alla morte, qualsiasi cosa vi accada: dalla peste alla guerra, dalla dittatura all’inquinamento. Quindi il proprietario dell’enclave può inquinare quanto vuole, tanto cittadini nella sua enclave ci saranno sempre.
Altro problema: vaccianzioni e malattie infettive tipo epidemie. Se un’enclave religiosa si rifiuta di vaccinare i proprio cittadini quelli delle enclave intorno che devono fare nel caso di una epidemia?
Altro problema: io sono molto sensibile all’istruzione, alla conoscenza e alla scienza. Credo che sia un bene per gli uomini poter accedere alla conoscenza. Non ne faccio una questione di diritto o di stato che deve forzare i cittadini ad istruirsi. Prendetela più che altro come un desiderio personale, una missione, un’ideale: donare la propria conoscenza credo che sia un atto umano grandioso. Ecco detto questo, non pensate che l’avvvento di un reigme di enclavi possa diminuire la quanitaà di conoscenza condivisa nel pianeta? E non pensate che maggior igronanza nel mondo non possa che essere un male per tutti? Se siamo al punto che siamo, se qualcuno è riuscito a concepire perfino l’ideale libertario lo dobbiamo alla continua condivisione di conoscenze tra umani. Una cosa che in un regime enclavico è fortemente diminuita se non addirittura nulla.
Dicembre 21, 2008 a 11:36 pm
Effettivamente è difficile capire perchè debba essere illegale e vendere allevare un animale esotico.
Bè, due possibili spiegazioni sono
- per allevarlo bisogna comunque catturarne degli esemplari dall’habitat naturale (ma molti di meno!!!)
- un giaguaro o un uccello del paradiso, anche se nati in cattività, soffrono di più la privazione della libertà rispetto a una mucca o un maiale (però mi sembra un po’ forzata).
Sul tema dell’inquinamento in un mondo anarco-capitalista: il problema è che ora ciò che è dannoso e ciò che non lo è è deciso a livello centrale (nel nostro caso, dalle autorità europee, che poi si ispirano ai vari IARC e menate varie americane e internazionali).
Suppongo che potrebbero formarsi delle agenzie private di consulenza scientifica… ma non mi convince troppo.
Dicembre 22, 2008 a 8:47 am
Fabristol: Continuo a non capire come un’enlcave che inquina a monte di un fiume non possa non danneggiare le enclavi a valle o sul mare. Questo vale per il fiume come per le falde acquifere, l’aria, la deforestazione, l’eliminazione di specie animali e vegetali. A quel punto le altre enclavi chiederanno i danni, e se l’altra non vuole pagare? Guerra? Altro che non aggressione!
Se uno mi scarica sulle falde che uso sostanze radioattive, o mi paga o lo bombardo. O sbaglio?
eiste il boicottaggio che rispetta il principio di non aggressione e che danneggia gravemente in una società di mercato, perchè l’autarchia sarebbe impossibile… perchè devo inquinare se poi rischio di far la fame?
credo sia importante come riflessione….
cmq proprio allacciandomi a questa domanda vi propongo un bell’articolo su come rispondere alle obiezioni fatte ad una società senza stato: http://brigantilibertari.blogspot.com/2008/12/la-risposta-dieci-obiezioni-ad-una.html
buona lettura..
Dicembre 22, 2008 a 5:05 pm
@Fabri:
E se l’altra non vuole pagare le altre useranno le loro compagnie di difesa franchisizzate per fare il culo alla enclave birichina. A quel punto l’altra enclave userà la sua, fino a che le decine di morti non faranno capire che molto probabilmente costa meno sedersi ad un tavolo e affidarsi ad un tribunale privato per risolvere la questione. Se poi l’enclave birichina è di proprietà di pazzi e criminali, allora sarebbe guerra, o semplicemente boicottaggio… il che porterebbe a ciò di cui para domenico: il fallimento della enclave balorda.
Dicembre 22, 2008 a 6:11 pm
sulla condivisione di conoscienza, in genere se conviene condivida la si condivide se non la si vuole condividere non la si condivide, probabilmente alcune cose come la formula della cocacola verrebbero tenute segrete, altre vendute, altre date aggratise.
Dicembre 24, 2008 a 9:08 am
“E se l’altra non vuole pagare le altre useranno le loro compagnie di difesa franchisizzate per fare il culo alla enclave birichina. A quel punto l’altra enclave userà la sua, fino a che le decine di morti non faranno capire che molto probabilmente costa meno sedersi ad un tavolo e affidarsi ad un tribunale privato per risolvere la questione. Se poi l’enclave birichina è di proprietà di pazzi e criminali, allora sarebbe guerra, o semplicemente boicottaggio… il che porterebbe a ciò di cui para domenico: il fallimento della enclave balorda.”
E che differenza c’è allora tra un regime di enclave e una serie di stati che si fanno guerra tra di loro? Alla fine un enclave si comporta come un ministato in questo caso.
Dicembre 24, 2008 a 9:41 am
Con una grossa apporssimazione potremmo dire che si tratta di mini-stati. Così mini che alla fine puoi spostarti dall’uno all’altro in bicicletta e cambiare stato qualora il tuo fornitore di servizi non è all’altezza.
Ecco perchè i libertari sono tendenzialmente ultrafederalisti. Perchè un sistema federalista trasforma gli stati costituenti in fornitori di servizi che competono tra loro sull’efficienza, con la differenza che le enclave, a differenza degli stati, possono anche fallire e che non possono cambiare il modo con cui erogano tali servizi, visto che sono vincolate da contratti. Cioè il titolare di un’enclave che dà in affitto una casa non può svegliarsi la mattina e alzarti il prezzo. Lo stato può invece fare ciò che vuole.
Nelle enclave sei un cliente, nello stato un suddito. Ecco qual è la differenza fondamentale.
Per il resto è chiaro che anche le enclave hanno una gerarchia, che tuttavia non ha nulla a che vedere con il potere politico. Semmai con quello economico.
Dicembre 24, 2008 a 10:33 am
Allora ti dico cosa succede: pensa ad un ipotetica regione del pianeta in cui si formano una serie di ministati, o enclavi. I padroni delle enclavi decidono di fare delle leggi repressive (carattere economico, religioso, whatever) e per evitare che i propri cittadini (o dipenendenti) se ne vadano, fanno la cosa più naturale per delle aziende in difficoltà: cartello.
Un’altra cosa: non avete paura che la storia si ripeta? Insomma un’enclave con dei fanatici al suo interno conquista l’enclave che gli sta affianco; e poi ancora un’altra, e ancora e ancora fino a che non diventa un regno, un impero, uno stato. E siamo di nuovo al punto di partenza. Le enclave dopo anni incominceranno a statalizzarsi nei modi che conosciamo nel nostre presente. E’ solo una questione di tempo.
E poi questo mito della mobilità è una stupidaggine colossale perchè nella realtà non funziona. I cittadini non si spostano dal posto in cui sono nati, lo volete capire?
Pensate all’unione europea: ci sono stati in cui le droghe sono legali, i matrimoni omosex sono legali, l’eutanasia è legale, la tassazione è più bassa, le imprese non vengono tartassate ecc. Ebbene io non ho visto alcun flusso migratorio di cocainomani, gay, malati terminali, libertari e padroni di aziende in altri stati. Se la mobilità dovesse funzionare Olanda, Belgio o Svizzera dovrebbero essere invase da orde di italiani, polacchi o chissà cos’altro. Evidentemente non è così. Ed io (scusate la falsa modestia) me ne intendo di mobilità e di psicologia della migrazione.
Jinzo sto facendo tutti qeusti discorsi perché ho appena finito di leggere Snow Crash è mi ha fatto cambiare molte idee, e fatto pensare tantissimo, tanto da rivedere molti dei miei valori politici. Insomma lo stesso libro a te ti ha illuminato positivamente ma a me negativamente.
Tutto questo per dirti, da bravo minarchico, che state inseguendo un progetto troppo in là nel tempo e forse troppo spinto nelle idee di fondo. Insomma a me un modello svizzero a cantoni non mi disgusta. Magari con meno peso del governo federale o addirittura senza governo federale.