Veni, Vidi… ICI

Da chi si dichiara liberista è difficile aspettarsi una critica al taglio delle tasse, eppure alcuni liberisti, primo fra tutti Francesco Giavazzi, mostrano diverse perplessità nei confronti di questa misura governativa, che, senza dubbio, a primo acchito non può che colpirci positivamente. Eppure, il nocciolo della polemica sollevata da Giavazzi & Co. non è affatto di natura ideologica: al contrario si fonda su preoccupazioni reali da prendere in seria considerazione. Se è vero che per i libertari la tassazione è un furto cui bisogna sempre opporsi, è d’altra parte vero che per la legge di Rothbard, ogni volta che lo stato interviene fa danni. Essere acritcamente entusiasti per il taglio dell’ICI, come ad esempio fa Leonardo Facco sul sito del Movimento Libertario, potrebbe rivelarsi mossa assai imprudente, nel momento in cui si dovesse scoprire che il taglio dell’ICI conduce al netto ad un aumento della oppressione statale sui cittadini. In proposito ha ragione Phastidio nell’affermare che questa riforma potrebbe essere associata ad una crescita della irresponsabilità fiscale dei comuni, i quali potrebbero vendicarsi con la creazione di nuove imposte e vessazioni, invece che con i tagli di spesa, il che risulterebbe semplicemente in una delocalizzazione del Big Government al livello comunale, cosa che nulla ha a che fare con lo smantellamento dello Stato. Anche Giavazzi la mette giù come Phastidio, precisando inoltre che il taglio dell’ICI è di fatto una riforma che va in senso anti-federalista. Non convince tuttavia nella sua analisi il fatto che l’ICI sarebbe un sistema per responsabilizzare i comuni in un regime federale, poichè consentirebbe ai cittadini di giudicare direttamente l’operato dei governatori locali in termini di uso della spesa pubblica. Tale ragionamento è del tutto miope, in quanto dimentico del fatto che le logiche della politica locale sono aliene a concetti di meritocrazia e basati al contrario sul più sfrenato clientelismo. Ergo non ci sarebbe comunque alcuna forma di responsabilizzazione delle amministrazioni locali.

Il punto cardine del ragionamento, in tutti i casi, resta il fatto che il taglio dell’ICI è una riforma giusta e fattibile, ma che necessita di essere accompagnata da riforme strutturali che impediscano la creazione di imposte sostitutive e vessazioni di sorta.  La soluzione dovrebbe essere quella di agire a livello centrale sul sistema della scuola, della sanità, ecc…. in maniera tale da ridurre le fonti di spesa quanto più possibile. E questo, naturalmente, non può che essere fatto privatizzando a destra e a manca. Certamente, da parte del governo, il taglio dell’ICI non era la mossa più semplice da fare in termini di riduzione delle tasse, ma allo stesso tempo le urla di chi la rivorrebbe indietro suonano tanto stonate quanto ideologiche.

20 Risposte a “Veni, Vidi… ICI”

  1. per le riforme strutturali “basterebbe” del vero federalismo fiscale con conseguente concorrenza fiscale tra regioni, basterebbe.

  2. Nel senso che chi fa meglio si becca i fondi federali?
    Vero, “basterebbe”. A sentire Pagliarini il federalismo che propone la lega è fasullo.

  3. no, nel senso che i fondi federali non esistono:)

  4. Praticamente un federalismo nel quale le regioni diverrebbero veri e propri stati…. Più federale del federalismo americano. Mi sa che ce lo sogniamo però.

  5. Il federalismo “serio” prevede un completo capovolgimento di sistema fiscale. Oggi le imposte vanno versate allo Stato, che poi “gira” le quote spettanti a Regioni, Province, Comuni.

    Nel sistema federalista, invece, dovrebbero essere i Comuni a decidere quali imposte fissare, lasciando poi (ad esempio) il 50% del totale incassato alla propria Regione, che a sua volta dovrebbe lasciare il 50% di quanto ottenuto allo Stato (ho volutamente escluso le Province, in quanto inutili, costose e assolutamente da abolire).

    Nell’attuale situazione politica, mi sembra, purtroppo, che nessuno proponga una cosa simile. Quindi aspettiamoci porcate.

    Sull’ICI, invece, la penso come te, Jinzo. Sono felice che sia stata abolita (è una patrimoniale in meno), ma deve essere accompagnata da riduzioni d spesa pubblica e da un bel taglio nei trasferimenti agli stessi Comuni. Vedremo cosa succederà, ma anche qui mi pare che le intenzioni siano altre, purtroppo.

  6. Sono assolutamente d’accordo con le tue perplessità, anche se sono convinto che una delocalizzazione della tassazione altro non faccia che spostare il problema, anche se di certo la frammentazione del Big Government è senza dubbio cosa auspicabile. Ciò che serve sono comunque le riforme strutturali inerenti il taglio della spesa pubblica, cioè le privatizzazioni-liberalizzazioni, ma si sa, il sistema politico è allergico a cose di questo genere.

  7. La frammentazione del Big Government è cosa buona e giusta. Se anche la riduzione dell’ICI portasse a questo, ci sarebbe un enorme aumento della possibilità di “voto con i piedi”. Il che porta ad una maggiore responsabilizzazione dei comuni. Cambiare comune di residenza è un attimo. Cambiare stato un pò meno.
    Sono comunque daccordo che bisogna accompagnare la riforma dell’ICI con interventi che impediscano l’aumento delle aliquote. Comunque, per adesso lo stato centrale si impegna a versare lo stesso importo nelle casse dei comuni.
    Quindi eventuali aumenti sarebbero totalmente ingiustificabili.
    Il problema dell’ICI, secondo me è un altro. Il fatto che non sia stata una eliminazione integrale, ma si sia dato retta al populismo demagogico di sinistra, che ha portato a mantenerla per alcune categorie di immobili.
    Come ho scritto in

    http://www.libertysoldier.splinder.com/post/17075877/Grave+errore+escludere+ville+e

  8. L’abolizione dell’ICI è giusta, ma per i comuni è anche un problema: perchè mentre prima il comune aveva un’entrata certa e in tempi certi ora non si sa come andrà. Quando arriveranno i trasferimenti dello Stato? Questo va contro il principio del residentclave.
    Ovviamente io parlo da amministratore di un piccolo comune, mi rendo conto che nei casi di grandi città l’ICI non responsabilizzi, è tutta un’altra situazione.
    Da dire che ci sono molti sprechi da parte dei comuni e che la gente tra un aumento dell’ICI e un asilo nido comunale preferisce il secondo il più delle volte.
    Però ripeto, in un comune medio-piccolo un aumento dell’ICI lo devi giustificare bene, perchè la gente non apprezzerà la mossa.

    In conclusione … fossi stato al governo avrei tagliato altri tipi di tasse.
    Concordo con te Jinzo che c’è vero taglio delle tasse solo se contestualmente viene tagliata strutturalmente la spesa, e questa si taglia solo sburocratizzando e privatizzando certi servizi come istruzione, trasporti pubblici, previdenza.
    Ma questo noi lo sappiamo bene ….

  9. liberoda300euroici Dice:

    non si prospettano tasse sostitutive.
    i comuni dovrebbero ricevere trasferimenti statali e questi a loro volta dovrebbero essere trovati dirottando capitoli di spesa,
    in specifico la spesa tagliata per compensare il taglio ICI dovrebbe essere questa:

    http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/economia/conti-pubblici-70/decreto-fiscale/decreto-fiscale.html

    certo che uno come Giavazzi che ha passato una vita da dipendente statale (all’università, ai ministeri, in controllate ) si senta in grado di pontificare in materia di anti-statalismo fa ridere .

    ma privatizziamole queste benedette università piene di docenti assenteisti e ricercatori che non hanno mai scoperto nulla !

    se qualche facoltà non è in grado di reggere il mercato(e sono tante in Italia), evidentemente non serve.
    i cittadini sono stanchi di pagare lo stipendio ai Giavanazzi e a tutta la combriccola di ignoranti che fanno i guru ma non troverebbero lavoro nel privato neanche a lavare i cessi.

    Vogliono far i saputelli, niente in contrario
    ma non devono certamente campare a spese dei cittadini

  10. “ma privatizziamole queste benedette università piene di docenti assenteisti e ricercatori che non hanno mai scoperto nulla !”

    Io per una affermazione di questo tipo fatta nella mia università sono stato verbalmente linciato.
    Una sola speranza: che Brunetta cacci davvero questi parassiti.

  11. nel momento in cui si dovesse scoprire che il taglio dell’ICI conduce al netto ad un aumento della oppressione statale sui cittadini.

    Viva il duce

  12. Jinzo, se sapessi come non-funzionano le università … quante ne so, quante ne ho viste da dipendente … mi ci vorrebbe un mese e poi rischierei di essere espulso. E ti sto parlando di una delle università più importanti italiane.

    Ma l’avete letto su Panorama che 1/3 degli italiani si laurea con 110 ?!?! assurdo

  13. @Maurizio:

    Momento nostalgico?

    @SM:

    “Quando arriveranno i trasferimenti dello Stato? Questo va contro il principio del residentclave.”

    Il discorso dei Residenclave non ha molto a che fare con il modello federalista democratico. I residenclave sono quartieri auto-organizzati da gruppi di cittadini o franchisizzati, nel qual caso si chiamano franculati.

    L’enclavismo è in effetti l’unica forma di federalismo buono: quella in cui la politica non esiste ed è sostituita dall’economia.

    “In conclusione … fossi stato al governo avrei tagliato altri tipi di tasse.
    Concordo con te Jinzo che c’è vero taglio delle tasse solo se contestualmente viene tagliata strutturalmente la spesa, e questa si taglia solo sburocratizzando e privatizzando certi servizi come istruzione, trasporti pubblici, previdenza.”

    Già, ma resta sempre il fatto che il taglio della spesa pubblica resta un sogno….

    “Ma l’avete letto su Panorama che 1/3 degli italiani si laurea con 110 ?!?!”

    Hai mai assistito ad una sessione di laurea in biotech? Per lo più è roba da terza media. A me hanno detto al contrario che avevo fatto troppo e volevano penalizzarmi per rispetto dei miei compagni.
    Benvenuto nella repubblica socialista italiana, tovarish….

    @LF:

    “Sono comunque daccordo che bisogna accompagnare la riforma dell’ICI con interventi che impediscano l’aumento delle aliquote.”

    Ce lo vedi Berlusconi a fare il Ron Paul della situazione con leggi che limitino la possibilità di tassare? Cioè il governo che legifera contro se stesso?

  14. Sto pensando seriamente di lasciare l’Italia

  15. Io pure…

  16. simolatrottola Dice:

    Ciao Jinzo, è un po’ che non passavo… Comprendo le tue preoccupazioni e quelle di Giavazzi ma c’è un fattore fondamentale che non può far altro che convincermi della bontà della decisione del robin hood di Sondrio di levare l’ici: considerando le tasse come un furto, la tassa sulla casa ( comprata con soldi guadagnati e già tassati, dopo avere pagato le tasse al momento dell’acquisto e nella stragrande maggioranza dei casi pagando per 30 anni le tasse sui mutui) è davvero stra-odiosa! Insomma ci fanno pagare l’affitto sulla nostra casa!!

    Sarà importante nei prossimi mesi, quando si inizierà a parlare di federalismo fiscale, essere vigili su cosa combineranno. Nel frattempo accontentiamoci dell’abolizione dell’ici.

  17. Il “robin hood di Sondrio” è troppo esilarante :-D

  18. Nell’ultimo periodo mi sono trovato un po’ di entrate nel mio vecchio blog dal tuo sito. E ci credo, hai dimenticato di aggiornare il link!!! ;)

  19. D’accordo con Statominimo, Jinzo e Nicola R., questo governo non taglierà nulla a livello pubblico di costi della burocrazia e clientelismo diffuso a livello pubblico.
    Pensare di creare un sistema federale serio legato alla meritocrazia e al costo limitato di enti locali e centrali è pura utopia con tali incapaci.
    Impedendo come fa la lega (v. Monza) di eliminare o di non aumentare il numero delle province non fa altro che spostare il concetto di Big government delocalizzandolo a livello locale con in più (sorpresa!), il mantenimento di quanto tutt’oggi presente a livello centrale.
    Insomma si rischia una moltiplicazione del parassitismo burocratico per la serie offriamo posti a trombati, amici degli amici, per mantenere il controllo di posti e settori locali (v. La casta).
    Il problema è sia a livello centrale con un governo che pensa a finanziamenti pubblici a livello Alitalia (con turbativa del mercato aereo), a dar soldi per consulenze e mantenimento o in sostituzione di personale sinistrato con proprio personale in settori chiave (ricerca, beni culturali, turismo) senza iniziare a costituire una seria operazione di dimagrimento e di privatizzazione.
    Pure il nucleare o le grandi opere di infrastruttura appare un altro rischio di tasse e di costi se poi questo viene affidato ai destini patri o regionali (o amici) invece che a gare d’appalto serie e aperte a livello internazionale e ai privati.
    Il rischio è che tali “robin hood” rubino ai contribuente rendendolo più povero iun favore dello Stato (più sceriffi di Nottingham), invece di evitare la rapina di stato ( e come potrebbero dato che si considerano moralmente più onesti e virtuosi nel sociale e nella solidarietà assistenzialista della sinistra!).
    Alla fine tolgano a livello locale (ma che federalismo è se poi togli a livello locale fondi) per aumentare le imposte a livello nazionale (con redistribuzione solidale ed equa in seguito dal centro alla periferia); tasse che pur essendo (v. ICI) come tutto il resto soldi spesi male, rubati doppaimente (in quanto tassa e mal gestione) e senza ragione portano solamente ad un complessivo innalzamento della tassazione (da parte dello stato per il precedente motivo, e da parte degli enti locali perchè affermeranno che i soldi non gli bastano mai o non li ricevono).
    Il punto è come giustamente sottolineato nei precedenti post, un contenimento del potere centrale senza per questo riprodurre tante piccole Rome (o Milano pure quella mangiona con Formigoni sebbene con maggior abilità), privatizzazione dei settori di luce, acqua, rifiuti a enti e aziende non in mano pubblica statale o municipale.
    Chiusura degli uffici centrali e non una loro elefantiaca riproduzione speculare o gerarchica a livello locale., affidamento a privati di compiti che possono essere svolti senza l’ufficio pubblico e in particolare senza troppe consulenze e commissioni extra.
    Ma figuriamoci con Calderoli, “Mr Pig”, e la coppia Tremonti-Bossi se mai adotteranno tali interventi!.
    Meno stato deve essere anche meno stato centrale e locale e più libera impresa e gestione da parte, il rischio è che la Lega riproduca una struttura non dissimile a quella che caraterizza le regioni rosse.
    Vediamo intanto se a livello di P.A Brunetta, riuscirà a seguire la corrente di Confindustria per più mercato e licenziamenti, o se preferirà il filone UGL-CGIL.l
    Il taglio dell’ICI rischia come con la tassazione dei petrolieri e delle banche di ricadere nuovamente a danno del contribuente, insomma l’ennesimo tocco creativo di “prestigio”.
    post:
    Ho sentito su Italia Oggi che la regione Lazio e il comune rischiano il commissariamento ma a quanto pare Silvio vuole fare “credito”:
    http://it.biz.yahoo.com/07062008/201/sanita-regione-lazio-commissariamento-si-allontana.html
    Se questi sono le forme di federalismo fiscale e di gestione oculata ( v. periodo Storace anche) e nell’erogazione di aiuti o di denaro (stile Napoli e Campania bassoliniana) ritardando come in Alitalia le decisioni da prendere; si rischia solamente di aumentare il deficit e di spostare somme di denaro senza usicre dalla crisi; altro che decisionismo, altro che liberismo!.
    Ciao LucaF.

  20. Per quanto riguarda la mia università mi pare certo migliore come clima e come criteri di scelta meritocratici e di giudizio di quanto non siano quelle socialisteggianti romane.
    Ovvio che il Paese va alla deriva sempre più e che vale la pena abbandonarlo quanto prima, d’altronde l’università italiana mostra un grave problema di autonomia e di reperimento fondi dai privati (e lo Stato come insegna Mussi e la sinistreria al potere in questi anni non ha dato comunque manco un euro in più o per lo meno se lo ha dato lo ha dato a pioggia e quindi entro clientelismi e mal gestione come denunciano il gruppo dissidente dei rettori delle migliori università italiane contrari a manterenere) tale parassitismo e tale alto numero di università e di corsi senza qualità (fallimento riforma 3+2).
    LucaF.

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