Tremonti e la Horror Economics

Che la destra abbia vinto le elezioni credo sia cosa chiara a tutti, ma un po’ meno chiara ritengo sia per coloro che hanno basi economiche e per chi, come me, si diletta a leggere ciò che scrivono i nostri blogger liberisti di punta. Ebbene, a voler scendere al di sotto della superficie pare proprio che anche stavolta la sinistra abbia vinto le elezioni, sebbene nella sua forma camuffata di azzurro appaia molto più subdola della sua svergognata controparte originale, svergognata in quanto non ha pudore alcuno di compiere manovre economiche sfasciste alla luce del sole e alla faccia di tutti. Ma Tremonti no, lui è realmente un genio dell’incartamento e della demagogia e non è affatto scemo, come i suoi emuli sinistrati, ma pronto a rivestire il cuore di piombo della sua horror economics con un bell’incartamento d’oro. Appare chiaro ad oggi, per sua stessa ammissione, che Tremonti si muove sulle seguenti linee guida, desunte dai suoi libri, nonchè dalle sue azioni di governo:

  1. Pensiamo ad oggi che tanto domani siamo morti.
  2. Se i miei elettori sono economicamente inefficienti pazienza, pagheranno tutti gli italiani e la colpa sarà come al solito dei cinesi.
  3. Il liberismo è una estremizzazione del liberalismo nata in seguito al crollo del comunismo, di cui è la forma speculare.

Il punto 1 è, a dire di Phastidio, ma anche dello stesso Tremonti, l’ammissione che il ministro dell’economia è keynesiano. La sua logica consiste nel varare provvedimenti che riempiano le casse dello stato a breve termine per poter successivamente dare sfogo al blocco di spesa contenuto nel programma del PdL e rincarato da esternazioni come le donne coccolate, i fondi famiglia, Mara Carfagna, ecc….  Che differenza c’è con le politiche di Visco? Nessuna, o meglio la differenza fondamentale è che mentre Visco tassa, spende ed inflaziona alla luce del sole, Tremonti usa il giochino demagogico del “tassa il prepotente”, che in questo caso è rappresentato da petrolieri e banche. Che poi questi aggravi fiscali vengano comunque sostenuti dagli italiani, per il discorso microeconomico che le imposte non sono sempre pagate da coloro cui le si vuol far pagare, frega niente… La gente si berrà la manovra “etica” e aprirà il portafoglio senza poter dare la colpa al Visco di turno. Un governo che si dichiara liberale e che per sostenere politiche di sostegno a fondi pubblici alza le tasse, mi mancava davvero, ma ancor più uno che si dichiara nazionalista e salva Alitalia, per poi tassare le compagnie petrolifere italiane svantaggiandole selettivamente sul mercato in favore di quelle straniere (bah!).

Il punto 2 è esattamente il bidone no-global per cui combattere l’ascesa dei paesi poveri mediante i dazi, allo scopo di proteggere le nostre economie e le nostre aziende, sia utile. Qui il discorso sarebbe realmente lungo, mi limito dunque semplicemente a porre l’esempio del ristorante cinese: se un individuo dal reddito medio-basso vuole andare a cena fuori, dal cinese paga antipasto, primo e secondo circa 10 euro, dall’italiano almeno 35 euri. Mettendo i dazi sulle merci cinesi il risultato sarebbe che il ristorante cinese è costretto ad alzare i prezzi al pari di quello italiano e semplicemente le fasce più deboli non possono permettersi più di andare a cena fuori. L’italiano non ha dunque guadagnato nulla dal protezionismo, mentre il cinese ha fatto meno guadagni. Se estendiamo questo discorso a beni di prima necessità, abbiamo semplicemente come risultato che le fasce deboli sono prive dei prodotti low cost dovuti alla concorrenza e che di conseguenza vengono messe in ginocchio dagli imprenditori che hanno goduto del protezionismo, i quali votano Tremonti. Ma in tutti i casi i loro guadagni non sono affatto cresciuti, mentre i meno abbienti strozzati dal protezionismo non possono far altro che andare a piangere da stato e sindacati con il risultato di alimentare le politiche di spesa. E questa è la summa di ciò che provoca la politica interventista.

Quanto al punto 3, siamo sempre alle solite. Alla fine sono tutti un pochino liberali, ma sempre con quelle tre-quattrocento eccezioni alla regola…

Non c’è realmente soluzione per questo paese.

44 Risposte a “Tremonti e la Horror Economics”

  1. Speriamo in Brunetta come argine alla deriva no-global imboccata da Tremonti e dal centrodestra, anche se sarà dura…

    Certo che dato che Rotondi è stato fatto ministro io in un Della Vedova sottosegretario ci speravo parecchio…
    Però un posto per Pizza è stato trovato…

  2. Gohan, io ormai ho lasciato realmente ogni speranza. Siamo qui a bloggare di liberalismo, anarco-capitalismo, scuola austriaca, Chicago, Milton Friedman… Alla fine portiamo solo voti a Tremonti e guadagnamo al massimo i discorsi di Benedetto sul liberismo di lotta ed il tremontismo di governo, mentre i liberali sono cacciati da qualunque ruolo istituzionale, e relegati a fare i portavoce.

    Viviamo in un paese in cui destra e sinistra incarnano esattamente gli stereotipi ideologici di queste due categorie… il socialismo contro il protezionismo.

    Vediamo ora sto convegno della Parte Liberale…. Nel frattempo la dichiarazione della Carlucci in favore di Capezzone è stata fatta sparire dal sito di FI.

  3. vitaliano82 Dice:

    non so cosa pensare…mi cadono le braccia a pensare a tremonti (un sinistro camuffato da liberale) e le sue prossime azioni.
    speriamo in brunetta, sacconi e la parte liberale incrociamo le dita, chiudiamo gli occhi e speriao di non farci troppo male.

    vitaliano
    http://yellowcar.wordpress.com

  4. Però è anche colpa di Benedetto! Non fa nulla per rendersi visibile. Rotondi ha spaccato le balle per avere un posto di governo e Benedetto? Dov’era?
    Quand’è che scenderemo dalle cattedre di economia e usciremo dai libri?

  5. Quando non rischieranno di essere cacciati… Ahimè, è brutto dirlo, ma è così…

  6. Bisognerebbe chiedersi perchè vengono cacciati. Forse perchè non sanno costruire consenso tra la gente e pensano che solo la loro intelligenza “superiore”, la loro autorevolezza, siano indispensabili ad assicurargli un posto in parlamento.

  7. No, vengono cacciati perchè sono scomodi a certi gruppi di pressione.

  8. C’è poco da aggiungere, se non un paio di speranze…riguardo alle quali vale il lodo “Lo Russo” di Mediterraneo (”Chi vive sperando muore cagando”).

    - che le politiche tremontiane divergano dalle enunciazioni di principio fioccate sotto elezioni, specie a proposito del pressing sulla BCE per sollecitare la stampa di molti metri cubi di carta moneta;

    - che la politica fiscale sia comunque ben diversa da quella di Visco e Padoa-Schioppa.

    E’ minimalismo allo stato puro, nessun castello in aria. Sono uno che s’accontenta con poco – ma che almeno quel poco si faccia, vivaddio!

  9. Ma lo avete mai letto un suo libro? o avete mai letto un suo disegno di legge??
    il 5×1000 è statalista? la liberalizzazione delle municipalizzate è dirigismo??
    E la detassazione degli utili reinvesti nelle aziende ??? Prima di criticare leggete.
    Ps: tremonti nn parla di dazi assurdi a buffo su tutte le merci, ma dice solo di fare ciò ke fanno gli USA. Non fate gli informati se nn siete informati. Ma vi sentite tanto liberisti chic a dire le cretinate ke sentite da Giavazzi???

  10. “Ma lo avete mai letto un suo libro?”

    Ahimè, soltanto a pezzi… Quindi effettivamente avrei potuto prendere a caso solo i punti deboli dei suoi sublimi scritti. Il problema è che in termini statistici è oggettivamente difficile giustificare il fatto che io abbia letto solamente idiozie in base ad un approccio di pesca semi-casuale.

    “Prima di criticare leggete.”

    Anche prima di apprezzare per tifo politico bisognerebbe leggere…
    Ad esempio quella porcheria vergognosa comparsa sul sito di FI, in cui il nostro ministro giustificava i fondi ad Alitalia dicendo che alla fine anche l’Europa dà fondi di stato. Ma quale 5×1000, ma ci faccia il piacere….

    “Ps: tremonti nn parla di dazi assurdi a buffo su tutte le merci, ma dice solo di fare ciò ke fanno gli USA. ”

    Cazzo, allora se lo fanno gli USA, stiamo a posto. Tra l’altro i dazi sono tra i cavalli di battaglia di Obama… Pensa te.

    “Non fate gli informati se nn siete informati.”

    La sfortuna tua è che siamo informati.

    “Ma vi sentite tanto liberisti chic a dire le cretinate ke sentite da Giavazzi???”

    No, non ci sentiamo chic, ma solo realisti abbastanza per dire che Tremonti è (sedicente) keynesiano, quindi non ci rompa i maroni con le grottesche teorie pseudoeconomiche dello scribacchino cui si ispira.

  11. Una volta essere definiti chic era motivo di vanto. L’eleganza era un segno di distinzione. In un’era di omologazione chi si distingue è visto con fastidio. Perché Stefano attribuisce a Giavazzi delle cretinate? Non basta dire “non sono d’accordo con quello che dice Giavazzi”?
    Nessuno dice che Tremonti dice delle cretinate. Nemmeno Keynes ne diceva. Semplicemente, poiché la politica economica è pur sempre politica e, pertanto, è materia di opinione, c’è chi ritiene che alcune delle cose che Tremonti propone potrebbero determinare dei danni, o quantomeno non risolvere alcuni problemi.
    Ciò non significa dire che tutto ciò che propone Tremonti sia sbagliato. Liberalizzare le municipalizzate non è dirigismo. Ben venga. Ma questo non può impedire le critiche ad altre proposte di Tremonti.
    Altrimenti si fa la fine di quei diessini che si incazzavano per le critiche alle liberalizzazioni introdotte da Bersani. Bene alcune, male altre.

  12. Secondo me, al contrario, è proprio il camuffamento della carte che la politica economica crea, ossia quello di far credere che l’economia possa essere soggetta all’opinione e quindi al controllo da parte della politica, a creare gli equivoci che mandano a rotoli il nostro paese.

    Non è un’opinione sostenere che i fondi di stato ad Alitalia siano utili ad esempio. E’ solo un gioco di prestigio demagogico che fanno i politici e a cui la gente crede.
    Ma in economia c’è quello che serve e quello che non serve.
    Se l’ideologia porta un paese a fare quello che non serve non significa che essa diventa un “paradigma economico”, perchè sarebbe come dire che il creazionismo è un paradigma scientifico.

  13. Quanto a Keynes, come sopra.

    Se dici che l’interventismo statale è utile a qualcosa, la grande depressione ti convincerà che stai dicendo una fesseria, non un’opinione.

  14. se l’esempio del ristorante cinese è l’unico esempio che portate dell’utilità della concorrenza sleale cinese… state messi male…

    I ristoranti cinesi esistevano prima del WTO
    Fanno un prodotto che non fa concorrenza al ristorante italiano (a meno che non siate così folli da andarci a mangiare la pizza)
    Se pagano le tasse, producono reddito e ricchezza IN ITALIA, non in Cina
    Last but not least, l’igiene… andateci a vostro rischio e pericolo

    Sulla gran parte dei prodotti a bassa tecnologia, la manodopera a COSTO ZERO, produce uno squilibrio di prezzo incolmabile in qualsiasi altra maniera
    Questo si trasforma in PERDITA DI POSTI DI LAVORO, poi ti assicuro che non vai nemmeno al ristorante cinese

  15. “se l’esempio del ristorante cinese è l’unico esempio che portate dell’utilità della concorrenza sleale cinese… state messi male…”

    Era un esempio, ma non l’unico, se ne possono fare troppi ancora.

    “Fanno un prodotto che non fa concorrenza al ristorante italiano (a meno che non siate così folli da andarci a mangiare la pizza)”

    Questo ragionamento lascia il tempo che trova. A me personalmente è capitato decine di volte di andarci in alternativa alla pizzeria. Se questo non è un fenomeno di concorrenza dimmi tu. Con la differenza che in pizzeria spendo di più e mangio molto meno. Ma la cosa più bella è che nel quartiere adiacente al mio c’è una pizzeria accanto ad un cinese che ha tagliato i prezzi e li ha resi poco più alti del cinese. E ovviamente il cinese si è svuotato e la pizzeria riempita, per la questione dell’igiene di cui parli tu.

    “Se pagano le tasse, producono reddito e ricchezza IN ITALIA, non in Cina”

    Giusto, è quello che dico io.

    “Sulla gran parte dei prodotti a bassa tecnologia, la manodopera a COSTO ZERO, produce uno squilibrio di prezzo incolmabile in qualsiasi altra maniera”

    Se Miracle Blade costa 73 euro io me lo compro perchè è un set di coltelli fatto in cina e comunque molto fico. Se fosse stato fabbricato in Italia al prezzo di 200 euri non lo avrei semplicemente comprato, con il risultato che l’azienda italiana non vende comunque, io non ho miracle blade e i cinesi hanno meno soldi da reinvestire in italia sul franchising di miracle blade.
    La questione è sempre la stessa: se il protezionismo servisse realmente a quello che pretende di fare ti darei ragione.

    “Questo si trasforma in PERDITA DI POSTI DI LAVORO, poi ti assicuro che non vai nemmeno al ristorante cinese”

    Sappiamo entrambi che se un’azienda italiana viene sostituita da una straniera i posti di lavoro hanno buona probabilità di rimanere gli stessi. Se infatti la AS Roma viene acquistata da un magnate russo non credo che questi cacci tutto lo staff mettendoci dei russi. Quello di cui parli è al contrario il leif motiv della politica assistenzialista verso Alitalia: siccome c’è il terrore che vengano cacciati 50 mila lavoratori italiani, milioni di persone devono pagare a questi il posto di lavoro assicurato.

    Ma se una azienda italiana non sta sul mercato, perchè la colpa dovrebbe essere mia, ed io dovrei pagare per lo sipendio altrui e i voti dei politici?
    Si faccia franchisizzare Alitalia… A me cosa me ne importa?

  16. Scusami ma qui non si tratta di aziende italiane che vengono acquisite da aziende cinesi
    Qui si tratta di aziende italiane che chiudono e basta perchè il prodotto d’importazione cinese costa 1/10
    E’ quel che sta succedendo: chiudono aziende italiane per la concorrenza di aziende cinesi che nel bilancio “tralasciano” la voce “stipendi”: una ciotola di riso e un calcinculo

    —————————————————-

    Discorso alitalia: se tu non hai i soldi per comprare la benzina per la tua auto, sei contento se ti obbligo a vendermi la vettura ad un decimo del costo, abbattendo anche il garage di casa tua, e impedendoti addirittura di ricomprarne un’altra???

  17. “Scusami ma qui non si tratta di aziende italiane che vengono acquisite da aziende cinesi”

    Quando la cina viene qui e vende noi paghiamo vendendo pezzi di aziende italiane, quindi questo discorso vale sempre.

    “Qui si tratta di aziende italiane che chiudono e basta perchè il prodotto d’importazione cinese costa 1/10″

    Chiuderebbero lo stesso, perchè tanto nessuno si compra la roba italiana ai nostri prezzi assurdi. Vedi esempio miracle blade. Ringraziamo politici e sindacati per questo.

    “E’ quel che sta succedendo: chiudono aziende italiane per la concorrenza di aziende cinesi che nel bilancio “tralasciano” la voce “stipendi”: una ciotola di riso e un calcinculo”

    A parte tutto, ciò che non è chiaro è come fermare il fenomeno di cui parli tu. Realmente non è chiaro come. Phastidio ironizza dicendo che andrebbe fermato il mondo perchè Tremonti vuole scendere.
    Il discorso dei diritti civili è senza dubbio vero, ma non capisco come i dazi possano cambiare qualcosa… Riproporranno tutto in nero, come già oggi fanno.
    La questione resta sempre quella che mettendo i dazi gli unici ad essere realmente danneggiati sono coloro che non possono più accedere al mercato perchè puniti dai dazi. Quello che si stenta a capire, è che il made in china alla fine permette opportunità ad individui che al contrario non ne avrebbero. Ilprotezionismo toglie solo opportunità, senza aiutare nessuno. Alle fine se i prezzi restano alti a causa dell’assenza di concorrenza siamo tutti più poveri, compresi quelli che “beneficiano” del protezionismo….

  18. “se tu non hai i soldi per comprare la benzina per la tua auto, sei contento se ti obbligo a vendermi la vettura ad un decimo del costo, abbattendo anche il garage di casa tua, e impedendoti addirittura di ricomprarne un’altra???”

    Chi è che obbliga chi, scusa, non ho capito…
    Air france non obbliga nessuno.
    Propone solo un costo stracciato per una vettura tutta sfasciata quale è Alitalia. Se io non ho i soldi per la benzina non posso comunque pretendere che qualcuno mi paghi una vecchia utilitaria sgangherata come una Cadillac. Alla fine trattasi sempre di un rottame.

  19. Cachorro Quente Dice:

    Però secondo me è scorretto nei confronti delle persone di sinistra dire che Tremonti è un “sinistrato mascherato”.
    Come se non esistesse una tradizione di destra (secolare, by the way) di protezionismo, chiusura rispetto al diverso, per non parlare del conservatorismo religioso e sociale del guru di Sondrio.

  20. Quella tradizione si è interrotta con gli anni 80. Ecco perchè Tremonti è un reazionario. Quanto alla sinistra, credo che i libri di Tremonti vadano forte dalle parti di Rifondazione, specialmente nei loro aspetti no-global.

  21. Cachorro Quente Dice:

    Non credere… o meglio, non ridurre a caricatura i tuoi “avversari”. Alla fine, anche nella cd. sinistra radicale, le componenti “pensanti” e non totalmente stereotipate hanno sempre contestato il protezionismo europeo e statunitense.

    Tremonti semplicemente porta alle conseguenze economiche certe posizioni sociali molto comuni negli ambienti di destra. Vedi il tema dell’immigrazione, vedi il recupero del vecchio “Dio, Patria e Famiglia” (i brani che ho letto del libro sono un fiorire di “radici cristiano-giudaiche dell’Europa”).
    E anche parlando in termini economici, mi pare che anche dopo gli anni ‘80 ci sono tanti esempi di movimenti di destra protezionisti.

    Poi ovvio che se tu chiami “destra” quello che ti piace, e “sinistra” quello che no, è facile dire che Tremonti è di sinistra… vabbè, ci cadiamo un po’ tutti.

  22. “Alla fine, anche nella cd. sinistra radicale, le componenti “pensanti” e non totalmente stereotipate hanno sempre contestato il protezionismo europeo e statunitense.”

    Loro secondo me hanno da proteggere gli operai con le corporazioni sindacali. Ma ovviamente l’attacco alle multinazionali che muovona ha una impronta totalmente antimercatista.

    “Vedi il tema dell’immigrazione, vedi il recupero del vecchio “Dio, Patria e Famiglia” (i brani che ho letto del libro sono un fiorire di “radici cristiano-giudaiche dell’Europa”).”

    Purtroppo sì. Cose che non fanno certamente arricchire e sono buone per distrarre la gente dalla incombente povertà.

    “E anche parlando in termini economici, mi pare che anche dopo gli anni ‘80 ci sono tanti esempi di movimenti di destra protezionisti.”

    Purtroppo ultimamente si guarda alla reazione, anche negli USA. Comunque sì, hai ragione. La destra europea, a perte la Thatcher, non è mai stata troppo liberista.

    “Poi ovvio che se tu chiami “destra” quello che ti piace, e “sinistra” quello che no, è facile dire che Tremonti è di sinistra… vabbè, ci cadiamo un po’ tutti.”

    Problema di etichette. In effetti per me i fascisti sono di sinistra. Basta mettersi d’accordo sulle etichette.

  23. Caro Jinzo mi è piaciuto già l’attacco del post che prima che finissi di leggerlo mi sono ritrovato a ripostarti da me. Non appena finisco di lavorare lo leggere per bene e leggerò pure i commenti. intanto spero che non ti dispiace ciò che ho fatto. 8 se ritieni che debba aggistare qualcosa dimmelo pure). Ciao a presto Beppe.

  24. Tremonti è divenuto il nuovo cult della sinistra estrema (Sansonetti ieri sera lo ha pure citato come controprova in una sua allucinata affermazione che il liberismo favorisce l’immigrazione clandestina e la lotta tra poveri.
    Ora detta questa “perla”, purtroppo devo confermare che alcune cose che tu dici Jinzo io le avevo previste già e che le avevo pure scritte qualche giorno prima:
    http://iovotopli.wordpress.com/2008/05/13/vecchie-proposte-fallimentari-in-economia-dal-nuovo-esecutivo/
    http://iovotopli.wordpress.com/2008/05/13/i-liberali-non-hanno-possibilita-di-incidere-nel-governo-del-pdl/#comments

    Il problema sta che questo PDL altro non è che un ammuffito processo di revival di esponenti e praticanti politici del trasformismo e della prima repubblica.
    Purtroppo i socialisti craxiani (di cui Tremonti autore dell’8*1000 del concordato, oltre che del 5) sono al momento la massima espressione del cosidetto: “liberalismo berlusconiano”, quindi una sorta di RNP al cubo, dove il vero liberalismo viene a sparire a fronte di case popolari, assegni assistenzialisti, battaglie del grano (Zaia, Lega ha detto di essere contro OGM e per i soldi all’agricoltura di stato), figli della llupa (Carfagna), e lotta alle rendite e ai grandi patrimoni (Tremonti).
    Tral’altro ti sei dimenticato di dire che Scajola ha ribadito che per soli 0,2 centesimi risparmiati al consumatore, non vale la pena eliminare le accise di stato sulla benzina.
    Insomma se neppure le accise e due centesimi vengono scontati ai consumatori (per far si che lo Stato possa incamerare la non irrilevante somma di 500 milioni di euro l’anno) cosa vogliamo sperare in un calo delle tasse o in una flat tax!.
    Il fallimento è dietro l’angolo, eppure si ostenta sicurezza e una abilità prestigiatoria che nulla da al contribuente e nulla toglie da quanto fatto da Visco (il quale è come tu dici dozzinalmente sulla stessa onda Tremontiana).
    Purtroppo Tremonti continuerà a ribadire anche dopo le urne tali idee socialiste, non fosse altro che il PDL e la Lega hanno vinto anche con il voto protezionistico, operaio e statale dei timorosi della globalizzazione e delle aperture fittizie al mercato del PD (Ichino, Giavazzi, Pannella).
    Non serve leggere i libri di tale personaggio (tral’altro io i soldi per comprare tale paccottiglia non li spreco!), basta sentire le sue lezioncine-interviste per averne un quadro chiaro di colbertismo francese.

    post:
    ((La citazione è dovuta anche al fatto che spero che Jinzo possa ricordarsi di inserirmi quanto prima ne suo elenco di blog come fatto con lui).
    Ciao LucaF.

  25. Avevo scritto anche questo post sull’argomento “Silvio sinistrato”:
    http://iovotopli.wordpress.com/2008/05/06/ha-vinto-un-altro-centro-sinistra/#comments
    LucaF.

  26. @Beppe:

    Ciao Beppe!! ;-)

    Grazie davvero per il link. Ora arrivo a vederti.

    @LucaF:

    Le avevamo previste tutti, solo che la maggior parte di noi vorrebbe tentare anche la via della pars construens, invece che il liberalismo di nicchia.

    Ti inserisco non appena ristrutturi il blog e lo rendi un blog personale invece che di partito. ;-)

  27. ‘A bbello.
    Chissà se qualcuno si accorgerà mai che le cosucce che vado scrivendo ultimamente sulla maternità non sono deliri di una giovane madre impazzita ma appelli puramente liberali. In fondo la speranza della Carfagna che lo Stato “coccoli” le donne non è che il versante (pari)opportunistico della stessa onda lunga di interventismo statale di cui ti lagni in questo post. Moriremo statalisti?
    CJ

  28. Si fa quel che si può CJ… Ma se è dura in America per i liberali qui praticamente è un inferno.

  29. Finchè i problemi interni al PDL non si risolvono e finchè i liberali non avranno la giusta considerazione interna entro il partito e nei progetti del governo come provvedimenti fattuali e liberali e liberisti antistato e antiassistenzialisti, mi pare controproducente rinunciare a tale mia distinzione e opposizione, fintanto che si pongono trecartismi tremontiani che squilibrano pure i contratti privati da parte dello Stato.
    Ritengo che il blog per il momento vada bene così, il blog non è personale nel senso che non si occupa di ciò che voglio esprimere a livello non politico, è un sito politico indipendente e fintanto che c’è tale situazione e la rivoluzione liberale il PDL non la compie non vale la pena cambiare.
    Tanto più che l’anno prossimo ci sono le europee.
    LucaF.

  30. “mi pare controproducente rinunciare a tale mia distinzione e opposizione”

    Torno a dirti che tale tua distinzione equivale a sparire. Tu, Luca, parli come persona che non ha mai preso atto dei meccanismi della politica reale. Non ti è chiaro che se qualcuno apre bocca, semplicemente, veniamo spazzati via. Quello che dice Capezzone ha un senso: contare senza contarsi è un modo per dire: “cerchiamo di fare in modo di contare senza essere eliminati dalla scena politica”.
    Non siamo come i teodem, che abbiamo enormi corporazioni a nostro favore e nessuno ci può cacciare: siamo come i radicali nel PD. Basta una parola e sei nuovamente espulso dal parlamento.

    Questo è il destino dei liberali, che tu lo voglia accettare e seguirci o rifiutare e continuare nel tuo inutile esilio. Purtroppo la politica non è un blog, Luca.

    “e la rivoluzione liberale il PDL non la compie non vale la pena cambiare.”

    Non ci sarà alcuna rivoluzione liberale finchè le cose restano così. Non c’è in America, dove la Ron Paul R3volution si ferma a 70 delegati contro i 1000 del conservatore. Però almeno lì le basi culturali sono gettate. Qui nemmeno quello. C’è gente che plaude a Tremonti dicendo che difende la proprietà dei cittadini….

  31. Ok il punto non è vedere cosa fa un singola opinione o un blog, logicamente il punto è la strategia sbagliata sin da quando eravamo opposizione da parte dei liberali, i quali non sono riusciti nemmeno entro il PDL (soluzione di ogni problema e incapacità personale) di riunire il PRI, i Libdem di Dini e i Forzisti della prima ora e gli RL+Decidere in una sorta di fondazione.
    Logico che se vai allo sbaraglio, sei sbaragliato, ma mi pare che i primi a non avere in chiaro come funziona la politica siano proprio i saccenti liberali che hanno ricevuto un incarico di cartapesta.
    Insomma i liberali non riescono a fare neppure un progetto assieme con le varie associazioni e thik tank, ciò forse è anche dovuto all’autoreferenzialità dei nostri politicanti, i quali logicamente creano un clima di indolenza e di scarsa progettualità e integrazione sinergica di proposte e fatti.
    Logico che negli Usa sono avantaggiati, ma proprio per questo bisognava prendere esempio e capire le differenze dei rapporti e delle finalità tra le nostre idee liberali e quelle clero.reazionarie papaline.
    insomma Paul ci ha provato, ma se fosse stato un BDV o un Capezzone al suo posto negli Usa, non avrebbe mosso un dito lo stesso.
    Magari un Paul in Italia ci avrebbe provato lo stesso, avrebbe almeno fatto parlare di sè e magari otteneva l’attenzione di qualche finanziatore privato.
    Qui invece non si è voluto andare neppure contro le scemenze di Tremonti e infatti comunque si sono viste le conseguenze (Martino non è ministro, Capezzone manco è in parlamento e BDV parla d’altro!).
    Il problema è che la democrazia del fare e delle decisioni in Italia non esiste, esiste un sistema di corporativismo consociativo spacciata per politica, il cui unico interesse è sopravvivere ai cambiamenti con i voti di chi vuole cambiare le cose sul serio.
    Mi pare ovvio che negli altri paesi occidentali, pur essendoci clientelismo e consociativismo, ciò non sia a tali livelli e che una certa serietà e responsabilità ai politicanti è richiesta, se vogliono i voti.
    Ciò vale a maggior ragione per i liberali.
    LucaF.

  32. @ luca
    il problema è che noi ci ritroviamo in Italia e non in altri paesi (vedi ad esempio l’inghilterra, dove i liberali alle ultime elezioni sono stati il secondo partito), dove non esiste una forza liberale autonoma decente.
    a questo punto abbiamo due opportunità: fondare una forza liberale da zero (e come potremmo?) o cercare all’interno della forza politica con un minimo di base liberale di cambiare le cose dall’interno.
    a noi la scelta: isolarsi o darsi da fare per cercare di salvare il salvabile e portare a casa qualche piccolo risultato?
    capisco che con la seconda soluzione bisogna “sporcarsi le mani” e “ingoiare bocconi amari” per la vicinanza di ciellini o tremontiani, ma secondo me è un rischio che dobbiamo correre.
    certo, se scegli la prima soluzione (incluso sperare in una forza dello 0,6%) potrai sempre dire “lo avevo detto” o “lo sapevo”, ma non avrai fatto altro che isolarti.
    Vitaliano

  33. @LucaF:

    ” quali non sono riusciti nemmeno entro il PDL (soluzione di ogni problema e incapacità personale) di riunire il PRI, i Libdem di Dini e i Forzisti della prima ora e gli RL+Decidere in una sorta di fondazione.”

    Aridaje. Luca, non so più come dirtelo. Cerchiamo di capire insieme la seguente lista di cose:

    1) Non si tratta di incapacità personale, ma di impossibilità.
    2) Il PRI non esiste.
    3) I Lib-Dem di Dini non esistono.
    4) I forzisti della prima ora sono stati schiacciati dalle componenti socialiste e democristiane e ora per non ssere semplicemente cacciati, come Biondi, ecc… devono tacere.
    5) RL sono un movimento con un discreto seguito su internet, ma i loro boss sono tenuti per la gola dalle componenti socialiste e democristiane.
    6) Decidere è un sito internet.

    Detto questo bisognerebbe capire una cosa fondamentale: fare scenari può essere un bel gioco, ma è pur sempre un gioco. La realtà è che non c’è spazio per il liberalismo in questo paese, che liberale non è mai stato.
    Quindi da qui si capiscono le parole di Capezzone: contare senza contarsi, significa in altre parole “cercare di agire senza essere cacciati e cioè annichiliti”.

    Che questo tuttavia corrisponda alla non organizzazione è un errore clamoroso che deve essere corretto. Organizzarsi dentro il PdL è importante, specialmente per fare l’unica cosa che possiamo fare: diffondere la cultura liberale. Questo è il compito dei liberali in questo secolo: seminare il campo perchè domani qualcuno raccolga. Non è l’era dei partiti politici o dell’associazione degli sfigati pseudoliberali questa. E’ l’era del pre-liberalismo. Cerchiamo di rimanere con i piedi per terra. Ora è il momento di fare cultura.

  34. per Stefano:
    “Ma lo avete mai letto un suo libro? o avete mai letto un suo disegno di legge??”
    (…)Prima di criticare leggete.”

    -Parli per caso del Tremonti che a pagina 10 di “Rischi fatali” dice che l’attacco alle Twin Towers Settembre è stata la risposta dell’Islam alla globalizzazione forzata dai fondamentalisti neocolonialisti del libero mercato?
    -Parli del Tremonti che a pagina 14 di “Rischi fatali” se ne esce con l’affermazione secondo la quale gli Stati Uniti e l’Unione Europea finanziano la Cina, quando anche i bambini sanno che è la Cina a finanziare gli Usa (senza gli investimenti cinesi l’economia statunitense crollerebbe)?
    -Parli del Tremonti che a pagina 29 di “Rischi fatali” afferma che il comunismo e il liberalismo sono la stessa cosa (questa affermazione non merita nemmeno di essere commentata)?
    -Parli del Tremonti che a pagina 6 di “La paura e la speranza” ammette di essere keynesiano (e chiunque abbia studiato seriamente un po’ di economia sa quanto disastrose ed inefficaci siano state le tesi di Keynes)?
    -Parli del Tremonti che a pagina 21 di “La paura e la speranza” scrive che “nel conto della globalizzazione spinta dal mercatismo va messa la fondata e generale previsione di un disastro ambientale, un disastro capace di erodere le stesse ragioni della nostra sopravvivenza sulla terra”?

    “la liberalizzazione delle municipalizzate è dirigismo??”
    No, non lo è.
    Anche la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco decisa da Bersani nella precedente legislatura è una misura liberale che io reputo corretta.
    Questo però non basta certo per salvare l’intero suo operato o a far guadagnare al governo prodi una valutazione positiva.

  35. “Non è l’era dei partiti politici o dell’associazione degli sfigati pseudoliberali questa. E’ l’era del pre-liberalismo. Cerchiamo di rimanere con i piedi per terra. Ora è il momento di fare cultura.”

    Quoto in pieno.
    La realtà l’ha dimostrato in modo inequivocabile.
    E come si suol dire se si è realisti non si può andare contro i mulini a vento, con buona pace e rassegnazione di tutti noi.

  36. @Gohan:

    Quando si fa tifo politico è inutile mettersi a tentare di ragionare. Si vede solo ciò che si vuole vedere.

  37. “a questo punto abbiamo due opportunità: fondare una forza liberale da zero (e come potremmo?) o cercare all’interno della forza politica con un minimo di base liberale di cambiare le cose dall’interno.”

    vedi Vitaliano io capisco perfettamente la difficoltà che hanno i liberali entro l’attuale situazione, ma infatti io ho parlato anche negli altri blog di cercare di creare una base un raccordo interno tra i liberali esponenti del PDL e la loro base in modo da poter contare, organizzarsi internamente al PDL.
    Logicamente come dice anche Jinzo purtroppo non lo hanno fatto (aridaje! :) ) e finchè non possiamo contare su un nostro coordinamento, caucus, punto di discussione con la base, logicamente lo spazio si riduce a meno che zero, pura testimonianza incorerente.
    Almeno prima di fondare una forza liberale da 0 bisognerebbe anzitutto vedere come andrà tale esecutivo PDL, ma intanto ora come ora creare come dice Gohan un mercato dei voti, dei consensi tra gli elettori liberali e PDL, mostrandosi capaci di costruire consenso (unico altro modo oltre al servilismo per emergere in tale partito) a fronte della propria identità e opinione.

    “a noi la scelta: isolarsi o darsi da fare per cercare di salvare il salvabile e portare a casa qualche piccolo risultato?
    capisco che con la seconda soluzione bisogna “sporcarsi le mani” e “ingoiare bocconi amari” per la vicinanza di ciellini o tremontiani, ma secondo me è un rischio che dobbiamo correre”.

    Ecco appunto fino a quanto siamo disposti dichiarandoci liberali ad andare verso il servilismo e il populismo statalista ed etico dei tremontiani e dei ciellini?.
    Ecco il punto valutare la soglia del ridicolo e dell’assurdo, mi pare che fintanto che rimaniamo muti e zitti comunque veniamo eliminati ed esiliati, in più davanti all’elettorato liberale facciamo una magra figura che pagheremo anche qualora uscissimo in futuro con le nostre o con altrui motivazioni dal PDL.
    Non capisco perchè ci dobbiamo a mettere anima e corpo per salvare la faccia a degli incapaci come sono gran parte dei dirigenti del PDL, se il paese fallisce sarà per una loro colpa, non certo per la mancanza del patentino-zerbino liberale ai loro piedi o per attività nostra.
    Anzi sarà dimostrazione ulteriore e distitntiva del fallimento di chi non persegue una politica liberale e liberista.
    Così facendo rischiamo di essere i capri espiatori del tremontismo socialista e del suo fallimento di governance economica e finanziaria.

    “certo, se scegli la prima soluzione (incluso sperare in una forza dello 0,6%) potrai sempre dire “lo avevo detto” o “lo sapevo”, ma non avrai fatto altro che isolarti.”

    Purtroppo Vitaliano siamo tutti isolati sia io che dico di preparare nel medio periodo possibili altre alternative all’esperienza PDL sia voi che preferite stare in qualche modo sulla barca fintanto che non affonda, siamo persi in partenza finchè ci demoralizziamo davanti alle sfide.
    Mi pare che il PDL sia partito conservatore clerical-reazionario, manca comunque una componente liberale sia interna che politicamente rilevante al suo esterno, logico che fintanto che lasciamo il monopolio dei voti liberali al PDL sarà sempre difficile poter competere e portare avanti proprie idee e progetti.
    I finanziamenti sono cosa costosa e rara, ma anche il coraggio a quanto pare presente nei liberali di rischiare per una loro posizione di legittimità e rappresentanza.
    logico che più gli eventi vanno avanti e più si fa duro e retorico tale discorso.
    LucaF.

  38. “I finanziamenti sono cosa costosa e rara, ma anche il coraggio a quanto pare presente nei liberali di rischiare per una loro posizione di legittimità e rappresentanza.”

    Il coraggio di cui parli equivale a gettarsi da un aereo senza paracadute confidando nell’intervento divino.
    Difficile parlare di coraggio.
    Quello che cercavano di dirti anche Gohan e Vitaliano non è che i liberali sono privi di coraggio, ma che sono privi di illusioni (ormai).

  39. “Aridaje. Luca, non so più come dirtelo. Cerchiamo di capire insieme la seguente lista di cose:

    1) Non si tratta di incapacità personale, ma di impossibilità.
    2) Il PRI non esiste.
    3) I Lib-Dem di Dini non esistono.
    4) I forzisti della prima ora sono stati schiacciati dalle componenti socialiste e democristiane e ora per non ssere semplicemente cacciati, come Biondi, ecc… devono tacere.
    5) RL sono un movimento con un discreto seguito su internet, ma i loro boss sono tenuti per la gola dalle componenti socialiste e democristiane.
    6) Decidere è un sito internet.”

    Ciò dimostra che abbiamo a che fare con degli incapaci, più che per altrui impossibilità presente; pure per incapacità di ascolto e di coordinamento dei vari politicanti e personaggi liberali.
    Io ho capito benissimo Jinzo il tuo discorso, i tuoi timori e il quadro della situazione reale, dico solo che così non si può andare avanti in eterno.
    Insomma se abbiamo a che fare con dei mestieranti liberali che vogliono stare nel mucchio senza neppure alzare la voce, insomma dei pecoroni, perchè allora seguirli o dargli supporto, me lo spieghi?.
    Mi spieghi allora cosa ci guadagniamo noi liberali a stare nel PDL, dato che socialisti e democristiani faranno allo stesso modo anche il loro programma elettorale?.

    “Detto questo bisognerebbe capire una cosa fondamentale: fare scenari può essere un bel gioco, ma è pur sempre un gioco. La realtà è che non c’è spazio per il liberalismo in questo paese, che liberale non è mai stato.”
    Io non faccio scenari per il gusto di portarsfiga o per il gusto di inventarmi mondi inesistenti, io dico solo che bisogna costruire e darci una strategia e una progettualità nostra liberale entro tale situazione politica italiana e sopratutto europea.
    La politica è fatta anche di questo non solo di pigiate in parlamento del pulsante.

    Quindi da qui si capiscono le parole di Capezzone: contare senza contarsi, significa in altre parole “cercare di agire senza essere cacciati e cioè annichiliti”.

    Mi pare come “l’alternativa per l’alternanza” del Guru, ovvero una prospettiva senza prospettiva; in pratica poteva ben dire: “ognuno pensi per sè, che del contare me ne infischio!”.
    LucaF.

    Che questo tuttavia corrisponda alla non organizzazione è un errore clamoroso che deve essere corretto. Organizzarsi dentro il PdL è importante, specialmente per fare l’unica cosa che possiamo fare: diffondere la cultura liberale. Questo è il compito dei liberali in questo secolo: seminare il campo perchè domani qualcuno raccolga. Non è l’era dei partiti politici o dell’associazione degli sfigati pseudoliberali questa. E’ l’era del pre-liberalismo. Cerchiamo di rimanere con i piedi per terra. Ora è il momento di fare cultura.

  40. “Io ho capito benissimo Jinzo il tuo discorso, i tuoi timori e il quadro della situazione reale, dico solo che così non si può andare avanti in eterno.”

    Non c’è soluzione. Andremo avanti così finchè qualche miliardario come Berlusconi non si schiererà dalla nostra parte… Ma alla fine, quale miliardario si schiererebbe dalla nostra per farsi spennare dal liberismo? Meglio allearsi con Tremonti.

    “Ciò dimostra che abbiamo a che fare con degli incapaci, più che per altrui impossibilità presente”

    Abbiamo a che fare con incapaci, ma solo in alcuni casi. Dall’altra con gente capace che viene semplicemente minacciata di ostracismo da qualcuno.

    “io dico solo che bisogna costruire e darci una strategia e una progettualità nostra liberale entro tale situazione politica italiana e sopratutto europea.”

    Strategia? progettualità? Sì, ma che sia qualcosa di realistico. E la chiave europea è tutto fuorchè realistico.

    “La politica è fatta anche di questo non solo di pigiate in parlamento del pulsante.”

    Purtroppo questo è quello che fanno credere alla gente comune. Al contrario la politica è fatta di interessi, clientelismo e pigiate di pulsante.

    “Mi pare come “l’alternativa per l’alternanza” del Guru, ovvero una prospettiva senza prospettiva; in pratica poteva ben dire: “ognuno pensi per sè, che del contare me ne infischio!”.”

    Il guru le ha tentate tutte per poter contare qualcosa, fallendo sempre miseramente. Alla fine ha dovuto ammettere che non c’è spazio per il liberalismo. Stessa cosa dobbiamo fare noi. Cercare di diffondere idee liberali senza pensare a sempre più irraggiungibili corse identitarie.

    Ora possiamo solo fare questo, fare cultura. Domani si vedrà.

  41. vitaliano82 Dice:

    sono completamente d’accordo!

  42. “Che questo tuttavia corrisponda alla non organizzazione è un errore clamoroso che deve essere corretto. Organizzarsi dentro il PdL è importante, specialmente per fare l’unica cosa che possiamo fare: diffondere la cultura liberale. Questo è il compito dei liberali in questo secolo: seminare il campo perchè domani qualcuno raccolga. Non è l’era dei partiti politici o dell’associazione degli sfigati pseudoliberali questa. E’ l’era del pre-liberalismo. Cerchiamo di rimanere con i piedi per terra. Ora è il momento di fare cultura.”

    Questo non l’ho scritto io seppur allegato al mio post sebbene sia condivisibile anche se comunque la realtà sta limitando fortemente la presenza del nostro campo da coltivare (in compenso la “semenza” non manca mai! ;-) )
    LucaF.

  43. “Meglio allearsi con Tremonti.”

    No scusami allearsi con Tremonti nel PDL equivale per come tu l’hai scritto ad allearsi con un protoBoselli e fare una farsa tragicomica della già farsa RNP (dove noi almeno non siamo data l’età neppure rimbambiti da provarci a cuor leggero!).
    Al massimo semmai dobbiamo convivere nostro malgrado anche con personaggi quali Tremonti.
    Dopo Berlusconi tale partito non ha futuro perchè se anche sale su Fini, Formigoni o Tremonti tale PDL non avrebbe più lo charme berlusconiano e ridurrebbe il suo carico di voti (oggi già in calo come FI rispetto alle passate elezioni nella sommatoria e confronto).
    I miliardari con il sale in zucca non entrano in politica, e visto un paese come il nostro sempre più alla deriva è probabile che in futuro se ne fuggano verso qualche meta esotica piuttosto che trovare una situazione disperata.

    “Abbiamo a che fare con incapaci, ma solo in alcuni casi. Dall’altra con gente capace che viene semplicemente minacciata di ostracismo da qualcuno”.
    Infatti io uso il termine in-capace nel senso sia comune del termine che in quello ontologico (aperto verso l’infinito virtuale), colui che pur essendo capace potenzialmente di fare qualcosa (capace di tutto direbbe il guru) è impedito e limitato da sè stesso (timori) ma anche dagli altri (contingenza).

    “la chiave europea è tutto fuorchè realistico.”

    L’UE è la chiave positiva e negativa di svolta, certo l’UE è fatta da burocrati pignoli fino al parossismo (e può sempre diventare una sorta di leviatano URSSE in futuro sottoposto anche all’influenza di Putin), gli europarlamentari sono strapagati per far nulla,
    Ma il punto ottimistico è che l’Europa è il nostro aggancio con la realtà continentale e con gli scambi commerciali del mercato, e con l’idea di una Europa che possa limitare le azioni stataliste e assistenzialiste e che in futuro possa divenire quegli Stati Uniti d’Europa federali e funzionali come oggi non sono.
    Il compito è duplice cercare di migliorare l’Ue e migliorare l’Italia.
    paradossalmente si potrebbe più facilmente arrivare al primo obbiettivo che al secondo date le condizioni delle elezioni europee e il sistema di case culturali presenti nel parlamento (ELDR).
    Anche perchè in futuro se si facessero gli Use avremmo 3 partiti e certamente dati gli imbarazzi nel PPE per il PDL (e le sue incognite per il futuro) e l’assenza di liberali a livello italiano di rappresentanza come partito, potremmo averlo direttamente organizzato da Bruxelles un partito liberale come sezione italiana (bisogna solo tener botta!).
    Insomma il nostro destino italiano e liberale passa per l’Europa, logicamente una europa anglosassone e con modello “stelle e striscie”.

    “Purtroppo questo è quello che fanno credere alla gente comune. Al contrario la politica è fatta di interessi, clientelismo e pigiate di pulsante.”

    Ovvio che esiste anche e soprattutto quello, pensi che non lo sappia: ma tale prospettiva è profondamente contraria a qualsiasi formula liberale e di minarchica.

    “Il guru le ha tentate tutte per poter contare qualcosa, fallendo sempre miseramente. Alla fine ha dovuto ammettere che non c’è spazio per il liberalismo. Stessa cosa dobbiamo fare noi. Cercare di diffondere idee liberali senza pensare a sempre più irraggiungibili corse identitarie”.

    Il guru ha sempre voluto fare l’ambiguo in politica non riuscendo mai ad essere coerente neppure entro una determinata famiglia politica.
    insomma ha cercato sempre i mix e gli inciuci e l’accattonaggio politico, a destra e a manca.
    Ovvio che così facendo non si combini nulla.
    Che messaggio vuoi dare all’elettore con salti di barricata e con progetti solamente elettorali.
    Ti pare che LP Usa si metta assieme ai liberal per proporre meno Stato e più competività di merito.
    Ti pare che si possa essere contro il nucleare e contro la guerra e poi essere a favore di Saddam e chiudere un occhio una volta al governo della condizione di vita in Cina?.
    Ti pare che essere liberista e riformatore voglia dire avere più Stato e Welfare; con annessi tutte le forme assistenzialistiche “positive”.
    A me pare un crocianesimo da progressista o da socialdemocratico non un liberalismo liberista e liberale classico.
    Ovvio che il liberalismo ne esca in un modo o in un altro con le ossa rotte (sia a livello di credibilità esterna che entro la propria parte).
    Ma il punto è che il liberalismo in Italia non è mai esistito (come tu affermi) e soprattutto ( come io dico), in una sua forma coerentemente lib-lib-lib.
    Si è sempre mostrato o troppo debole o storicamente incosistentemente incapace di proporre una rottura dello schema hegeliano italico.
    Ovviamente il PDL e il PD non fanno altro che sintetizzare in diversa forma (mentis) esponenziale, la medesima essenza precedente dialettica, e quindi sempre l’impossibilità di coerenza e di autonomia liberale ai liberali.
    Il concetto identitario e il suo superamento è un discorso deleuzianamente valido e antiplatonico, ontologicamente e fenomenologicamente in filosofia; trova però il tempo che trova in politica, dato che le altre forze politiche e componenti del PDL si identificano in forme impositive illiberali moralistiche
    idealistiche e ideologiche, non rinunciando alle loro forme mentis di pensiero, arrivano a volerle imporre a tutti a partire da noi, tali forme. Ritengo sia pur sempre allora preferibile restare con una identità di libera scelta e di autoresponsabilità infinita (e migliore in assoluto, senza comunque trascenderla idealisticamente rinunciando all’integrazione potenziale con il nichilismo e l’oggettivismo e la fenomenologia) piuttosto che a una sua limitata forma di giudizio e di dis-valore.
    Questo però come ti ho detto è un discorso che politicamente è difficile da superare anche perchè di questa situazione bisognerebbe anzitutto ribaltare la percezione e la realtà dei rapporti di forza interni al PDL tra liberali e conservatori-clericali e questo io credo sia una sfida assolutamente improba (tanto più qua in Italia, fossimo in Usa sarebbe ben altra cosa!, basta solo che ti dica il motivo in una parola: cattolicesimo o papismo).
    LucaF.

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