Tre kg di ossa

Discutevo giorni fa con una mia amica a proposito dei limiti di un sistema sanitario totalmente privatizzato, franchisizzato, ecc…. Questa credo si tratti della sfida più difficile per un libertario, in quanto si tratta di una pars construens davvero complessa, mentre noi, per vocazione, siamo molto più abili a distruggere. E per quanto riguarda il sistema pubblico, naturalmente, il compito disgregatorio è semplice come rubare le caramelle ad un bambino. La sanità italiana è un ricettacolo di parassiti, corrotti, servi dei politici e dei burocrati, che in cambio di soldi pubblici a gogò ci rendono indietro topi di fogna, marciume, code interminabili, trattamenti disumani. E tutto senza il minimo imbarazzo… Tanto se sbaglia lo stato, la colpa non è mai di nessuno. Quanto ai limiti delle assicurazioni private, la mia amica mi contesta le seguenti cose:

1) Una assicurazione privata non ha alcun interesse ad assicurare un povero, i poveri pagano meno dei ricchi, ma si ammalano come loro.

Che i poveri si ammalino quanto i ricchi potrebbe essere vero, ma è anche vero che le spese sanitarie ingenti si hanno in media una sola volta nella vita. I poveri dunque pagano le loro somme proporzionalmente al loro stipendio e l’assicurazione copre le spese ingenti dei casi limite (che so io, trapianto di fegato) mediante i soldi che incassa dai ricchi. Il sistema assicurativo funziona con una curva gaussiana per cui i pochi poveri pagano meno, i pochi miliardari pagano tantissimo e i molti borghesi fanno da tampone. Economicamente è meglio avere 1000 clienti che pagano 300 euro l’anno di assicurazione per 50 anni, piuttosto che non averli per niente. Poi se uno di questi necessiterà di un intervento a cuore aperto l’assicurazione tamponerà con i soldi dei ricchi. Ma se nessuno necessiterà di ciò l’assicurazione avrà semplicemente incassato. Oltretutto, per evitare le patologie ultracostose, alle assicurazioni conviene pure tenere sotto-controllo i propri pazienti il più possibile.

2) Le assicurazioni private non hanno alcun vantaggio ad assicurare gli anziani:

Non è vero. Anzi, è vero il contrario. Le assicurazioni private, in una società gerontocratica come questa, si fanno battaglia sul mercato degli anziani. I giovani possono tranquillamente scegliere di non assicurarsi e di pagare di volta in volta le loro visite. D’altronde a molti ragazzi conviene direttamente pagare la visita di controllo piuttosto che farsi un’assicurazione da 1000 euro l’anno. Quindi le assicurazioni private guerreggiano proprio sugli anziani. E il problema diventa dunque quello di ottenere più soldi, più clienti, ecc… spendendo meno. Di conseguenza si cercherà di tirare a lungo gli anziani il più possibile e nel contempo di creare contratti che spingano la gente ad assicurarsi prima e a pagare per lungo tempo. Certamente se uno pretende di assicurarsi a 90 anni senza aver mai versato un euro per tutta la vita non credo abbia diritto ad una assicurazione privata. E’ un po’ come uno che evade il fisco e vuole i servizi lo stesso (cosa che nel regime pubblico è la regola più che l’eccezione, naturalmente). Questi casi limite che hanno risparmiato una vita intera i soldi dell’assicurazione possono anche pagarsi le spese mediche a proprie spese dai 90 anni in poi. Tanto anche le case mediche non assicurative tendono a farsi concorrenza sul mercato per ottenere questa fascia di clientela.

3) I superpoveri non hanno possibilità di ottenere l’assicurazione nè di pagarsi le spese mediche direttamente.

Queste fasce di popolazione, ai margini della società, devono imparare a servirsi dei servizi di carità privata. Invece di dare inutili fondi agli ospedali pubblici in beneficienza, che puntualmente vengono dilaniati da burocrati e politicanti vari, sarebbe opportuno darli direttamente a questo genere di persone.

4) I malati di patologie rare non vengono assicurati:

Se un individuo sviluppa la patologia rara dopo aver ottenuto l’assicurazione privata, l’assicurazione è costretta a tenerselo. Se il tizio la sviluppa prima di farsi l’assicurazione, torno a dirlo, il ragionamento è eticamente paragonabile a chi pretende di essere impiegato in una azienda di facchini e manca delle braccia. Libertà=responsabilità. Ti prendi la libertà di non avere spese e quindi il rischio di ammalarti e non essere rimborsato delle future spese. Ma in tutti i casi ci sono sempre le compagnie non assicurative in lizza sul mercato.

14 Risposte to “Tre kg di ossa”

  1. statominimo Dice:

    Secondo me la gente ha una cattiva idea delle assicurazioni sanitarie perchè le associa al sistema assicurativo italiano delle RCA.
    Purtroppo bisognerebbe guardare oltre al giardinetto di casa.

  2. j1nz0 Dice:

    La cattiva idea nasce più che altro dalla tendenza a considerare gli USA come un modello di assicurazioni private. Al contrario la sanità USA va avanti con meccanismi del tutto sconosciuti.

  3. fabristol Dice:

    MA cribbio ma non si potrebbe fare un sistema misto?
    Assicurazione sanitaria pubblica (chi non ha possibilita’ economiche) e privata (chi ha i soldi). Cosi’ siamo tutti piu tranquilli.

  4. j1nz0 Dice:

    Che è quello americano… dove c’è gente che si mette 5 bypass gratis e gente che muore per strada….

    Non mi convince.

    La via più tranquilla è quella minarchica: la possibilità di detrarsi dalla tassazione spese sanitarie di beneficienza destinando i propri soldi direttamente ad associazioni private che hanno lo scopo di aiutare i meno abbienti a curarsi. Nessun politico parassita di mezzo. La vessazione consiste nell’essere obbligato a regalare i propri soldi a qualcuno. Ma almeno qui, a differenza del regime statalista comune, si decide a chi dare i propri soldi.

  5. riformistalchemico Dice:

    Sono piuttosto d’accordo con te. il punto è che, allo stato dell’arte, abbiamo un sistema pubblico fatiscente, corrotto, inefficiente, sprecone e che ci costa un sacco di soldi. Prima di poter accedere ad un sistema sanitario privatizzato occorrerebbe, al fine di non moltiplicare in modo esponenziale i costi, smantellare quello statale… non vedo, infatti, come i due sistemi possano coesistere.
    Non mi pare che da dx o da sx arrivino segnali che facciano ben sperare in questo senso… andrebbe anche bene se iniziasse un processo di smantellamento progressivo della sanità pubblica supportato dal graduale inserimento di modalità privatistche di gestione della sanità ma anche questo concetto mi pare un po’ distante dai programmi politici dei soliti papponi che ci governano …

  6. vitaliano82 Dice:

    belli i sogni…
    ho una mia amica che ha lavorato come logopedista in un ospedale a roma e mi ha raccontato che se ogni giorno a lavorare ci fossero tutti i dipendenti non ci sarebbero state abbastanza sedie per tutti.
    mi basterebbe (per iniziare) che fossero licenziati tutti gli assenteisti fannulloni messi lì dagli amici degli amici per avere un risultato apprezzabile.

    vitaliano
    http://yellowcar.wordpress.com

  7. j1nz0 Dice:

    @Riformista Alchemico:

    Berlusca ha detto di voler introdurre la responsabilità economica delle ASL. Potrebbe avere a che fare con ciò di cui parli tu.

    @Vitaliano:

    Vero.

  8. statominimo Dice:

    Speriamo che Brunetta rompi un po’ le palle! Anche se so che con Tremonti non si possono vedere.

  9. locandasulfaro Dice:

    mmm… purtroppo stavolta non sono d’accordo:

    “Che i poveri si ammalino quanto i ricchi potrebbe essere vero, ma è anche vero che le spese sanitarie ingenti si hanno in media una sola volta nella vita…”

    A] “ingenti”, sono le spese per la patologie croniche; e quelle te le porti dietro tutta la vita.

    “I poveri dunque pagano le loro somme proporzionalmente al loro stipendio…”

    B] Non e’ vero: “chiunque”, paga le spese dell’assicurazione in base ai livelli di copertura che vuole ottenere e non in base al reddito.

    “3) I superpoveri non hanno possibilità di ottenere l’assicurazione nè di pagarsi le spese mediche direttamente.

    Queste fasce di popolazione, ai margini della società, devono imparare a servirsi dei servizi di carità privata. Invece di dare inutili fondi agli ospedali pubblici in beneficienza…”

    C] Non i superpoveri, piuttosto i basso-reddito; e non sono affatto al margine della societa’. Non solo, ma a questo punto, sfruttando differenti canali di cura, o di accesso alle cure, si creerebbe un enorme disomogeneita’ nell’offerta delle cure. Gli ospedali pubblici, infine, permettono ancora oggi una qualita’ ed una accessibilita’ delle cure (nonostante “il tutto” che gli hai rinfacciato, e con cui sono pure d’accordo) che qualsiasi sistema sanitario privato si sogna e si sognerebbe.

    “4) I malati di patologie rare non vengono assicurati:

    Se un individuo sviluppa la patologia rara dopo aver ottenuto l’assicurazione privata, l’assicurazione è costretta a tenerselo…”

    D] Non e’ vero. Anche qui, dipende dal livello di copertura sanitaria che la tua assicurazione ti garantisce; e, oltre a questo, dipende pure da tutta un’infinita serie di cavilli medico-legali che non si possono spiegare in due parole.

    “Libertà=responsabilità. Ti prendi la libertà di non avere spese e quindi il rischio di ammalarti e non essere rimborsato delle future spese…”

    E] “non avere spese” non puoi banalmente liquidarla con “un prendersi una liberta’”.

    Si fa per discutere, eh? Se rompo e’ solo perche’ l’argomento m’interessa particolarmente e perche’ ho avuto un po’ d’esperienza con la sanita’ privata.

    Saluti

  10. IL LAICISTA Dice:

    @Jinzo
    Il tuo ragionamento pare plausibile, ma mi viene un dubbio.

    Credo che in realtà i poveri si ammalino di più e in modo più grave dei ricchi, il che renderebbe poco conveniente assicurarli.
    Non è precisamente ciò che avviene negli Usa?

  11. vitaliano82 Dice:

    sembra che brunetta si stia muovendo un pò, speriamo non sia un fuoco di paglia!
    http://yellowcar.wordpress.com/2008/05/12/brunetta-promette-licenzieremo-i-fannulloni/

  12. statominimo Dice:

    Tutti pazzi per Brunetta!!! Il fatto è che sapete bene quanto An sia pro dipendenti pubblici

  13. j1nz0 Dice:

    Purtroppo sì, ahimè.

  14. j1nz0 Dice:

    “A] “ingenti”, sono le spese per la patologie croniche; e quelle te le porti dietro tutta la vita.”

    Ma una volta che sei dentro l’assicurazione quella paga.

    “B] Non e’ vero: “chiunque”, paga le spese dell’assicurazione in base ai livelli di copertura che vuole ottenere e non in base al reddito.”

    Un sistema di assicurazioni come quello di cui parli tu avrebbe come clienti solo i ricchi e crollerebbe nel momento in cui una qualunque assicurazione pronesse il sistema a gaussiana. La convergenza su questi modello sarebbe successivamente inevitabile.

    “C] Non i superpoveri, piuttosto i basso-reddito; e non sono affatto al margine della societa’. Non solo, ma a questo punto, sfruttando differenti canali di cura, o di accesso alle cure, si creerebbe un enorme disomogeneita’ nell’offerta delle cure. Gli ospedali pubblici, infine, permettono ancora oggi una qualita’ ed una accessibilita’ delle cure (nonostante “il tutto” che gli hai rinfacciato, e con cui sono pure d’accordo) che qualsiasi sistema sanitario privato si sogna e si sognerebbe.”

    No, i basso reddito, cioè quelli che possono comunque permettersi di pagare, sono coperti dalla coda destra della gaussiana.
    La disomogeneità sparisce nel momento in cui la prima assicurazione garantisce le cure anche ai meno abbienti. Le altre per non essere schiacciate dall’afflusso di massa verso la prima non possono far altro che adeguarsi.

    “Non e’ vero. Anche qui, dipende dal livello di copertura sanitaria che la tua assicurazione ti garantisce”

    Anche qui il modello che proponi crollerebbe alla velocità della luce in una società anarchica.

    Nessun disturbo nè rompimento, anzi. ;-)

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