Le due parrocchie
Quando Daniele Capezzone lanciò il suo network, Decidere.net, molti rimasero delusi per via dell’assenza totale di riferimenti ai temi eticamente sensibili. Da lì a poco tempo questi individui amareggiati presero le sembianze di veri e propri detrattori e cominciarono a spargere voce nel web che Capezzone fosse il nuovo Rutelli. Oggi, a mesi di distanza dalla fondazione del suo movimento, sul sito di Decidere.net compare finalmente una presa di posizione da parte del suo fondatore su un tema realmente infiammato: l’aborto. I clerico si aspetteranno una sparata in perfetto stile radicale, i detrattori un inginocchiamento vaticano; invece questa volta siamo di fronte ad una posizione realmente laica e liberale. In due parole Capezzone spiega che la revisione della 194 non può essere considerata una delle priorità per il Paese, dal momento che interesserebbe soltanto ad un gruppo di pressione, cioè alla lobby clericale, a differenza delle enormi riforme strutturali che invece sono necessarie a tutti quanti. Dunque, dal punto di vista pragmatico, rivolgere forzatamente l’interesse dell’intero paese su una legge che comunque funziona, nonostante alcuni problemi, sapendo che l’economia nazionale è del tutto allo sbando, è cosa senza dubbio demenziale. Dal punto di vista politico resta invece il fatto che chi vuole abolire questa legge si è semplicemente bevuto il cervello. Inoltre, finalmente, nell’articolo viene riconosciuta la questione che qui si va sostenendo ormai da anni: stringere alleanze politiche sulla base dei temi etici non può che condurre al destino dei radicali italiani nel governo Prodi, cioè alla marginalità. In tutti i casi, il passaggio che più ho apprezzato nella dichiarazione di Capezzone è il seguente:
“Mi pare invece che questi temi siano agitati da minoranze troppo spesso fondamentaliste (sia sul lato “laico” che su quello “cattolico”) al solo scopo di legittimarsi e di trovare uno spazio politico. Il che non mi pare utile al Paese. “
In effetti, non se ne può più di fondamentalisti cattolici che parlano di olocausto in riferimento a pseudoindividui i cui diritti sono di fatto indimostrabili e di fondamentalisti “laici” che ammazzerebbero feti di 6-7 (9?) mesi in virtù di una religione femminista per cui anche una persona formata, per il semplice fatto che sta ancora “dentro”, è comunque una muffa. Io ritengo che un atteggiamento realmente libertario, cioè basato sulla ragione, debba tenerci in guardia dai religiosi di ogni genere, cioè da coloro che fanno derivare l’etica da principi trascendenti, specialmente quando questi chierici fanno ciò allo scopo di fomentare la bestia che ci tiene tutti per le palle: il Leviatano.
Gennaio 2, 2008 a 7:13 pm
Perfettamente d’accordo con te.
Io ho qualche perplessità tecnico-giuridica sulla 194 riguardo il ruolo che riserva al padre del nascituro (ruolo nullo, a meno che la donna non voglia altrimenti), in quanto l’esclusione totale di quel soggetto mi sembra un’altro aspetto del fontamentalismo laico-femminista. Pur nell’ovvietà dell’enorme differenza fra il ruolo materno e quello paterno nella vicenda, prevedere un meccanismo anche complesso di intervento del padre non mi sembra una bestemmia maschilista. Intendo complesso in modo da permettere solo a chi realmente voglia dire la sua di poter intervenire con la sua versione -non decidere, si badi bene: intervenire solo per dire la propria, intendo questo- e rendere sconsigliabile e/o oneroso l’intervento a chi interverrebbe solo per partito preso o per nuocere alla donna. Ma decidere in primis che tutti i padri sono comunque cattivi e non hanno alcun diritto di dire “A” in merito se la donna decide in tal senso mi sembra assurdo (oltre che incostituzionale in alcuni casi, in quanto viola il diritto all’uguaglianza dei coniugi se i soggetti sono sposati civilmente).
Buon anno!
Gennaio 2, 2008 a 7:43 pm
<i<fondamentalisti “laici” che ammazzerebbero feti di 6-7 (9?) mesi
Il nostro amato Rothbard giustifica l’aborto a qualunque età perché il bambino occupa la proprietà della madre, cioè il suo corpo, e, nel momento in cui la madre non lo vuole, diventa un occupante abusivo della proprietà altrui. ;P
Gennaio 2, 2008 a 8:21 pm
@Maurizio:
Hai ragione, ma quella frase di For a New Liberty è uno dei punti più controversi del libertarismo, per il semplice motivo che il parassita in questione, cioè il bambino, non può in nessun modo scegliere di abbandonare la proprietà del corpo della madre. Il bambino occupa la proprietà privata, ma indipendentemente dalla sua volontà. Alla fine è vero che lui sfrutta la madre, ma è anche vero che non ha colpa di ciò. Se la madre lo fa uscire prima del tempo e quel bambino è un individuo già formato, in tal caso si avrà che le lesioni riportate da quel bambino a causa della nascita prematura, morte compresa, sono di responsabilità dei genitori. Come dice Liberty First, l’esempio di Rothbard è una cazzata per il semplice motivo che sarebbe come prendere un tizio, chiuderlo in una stanza, blindarlo con chiavi e chiavistelli e da una feritoia dirgli: esci subito dalla stanza altrimenti apro il rubinetto del gas nervino!
Ovvio che quel tizio non uscirà mai, semplicemente perchè non può: quindi se apri il rubinetto sei un assassino.
Gennaio 2, 2008 a 8:34 pm
Inoltre, Rothbard stesso si accorse di aver detto una castroneria ed in vecchiaia se la rimangiò, sebbene tutto quello che disse in vecchiaia è da prendere con le molle, perchè era rincoglionito e diceva cose sulle radici cristiane dell’Occidente che sono state abbondantemente fraintese, motivo per cui oggi abbiamo papisti che si dichiarano libertari se non anarchici (DOH!).
Comunque io torno a dirti questo: il problema è nello status di persona. Quando puoi attribuire ad un feto tale status, allora l’aborto è omicidio, prima no. Il problema è nel capire dov’è il limite, ma è una domanda a cui può dare risposta la scienza.
Gennaio 3, 2008 a 8:48 am
Comunque io torno a dirti questo: il problema è nello status di persona. Quando puoi attribuire ad un feto tale status, allora l’aborto è omicidio, prima no. Il problema è nel capire dov’è il limite, ma è una domanda a cui può dare risposta la scienza.
Grazie delle info. Cercherò il post di liberyfirst perché mi interessa. Se per caso hai un link…
A proposito di questa tua ultima affermazione, hai appena detto che la scienza può dire quando un embrione diventa persona. Ma allora sei uno scientista schifoso, peggio di me!
Ma è vero questo? Chiediamoci come potrebbe fare la scienza a dire se un embrione è persona. Per prima cosa, suppongo, dovrebbe capire se l’embrione è arrivato ad essere senziente oppure no. E questo credo che la scienza lo possa fare, in linea di principio. Cioè, se lo scienziato si accorge che l’individuo ha un sistema nervoso che rispetta un certo pattern computazionale, può in linea di principio concludere che, oltre ogni ragionevole dubbio, quell’essere SENTE qualcosa (prova sensazioni soggettive). Insomma la scienza può fornire evidenza che, con enorme probabilità, quell’essere è senziente. Ma quell’essere è anche “persona”? Non è mica scontato. Dopo tutto, senziente e persona non è la stessa cosa. Anche gli animali sono senzienti, molto probabilmente, ma non sono persone. Allora cos’altro dovrebbe verificare la scienza per capire se l’embrione è diventato persona? A me non è chiaro. Bisognerebbe specificare meglio cosa significa persona; bisognerebbe fornire una definizione più precisa di “persona”. Solo allora la scienza potrà, forse, decidere se un certo individuo è persona. (Forse una persona è un essere senziente che possieda un DNA umano? Non vedo perché questo debba essere rilevante. Possiamo concepire degli alieni con una DNA molto diverso dal nostro ma la cui vita merita lo stesso rispetto di una persona.) Bisogna definire quali proprietà rendano davvero un essere “persona”. Forse l’autocoscienza? E che cos’è? Forse l’intelligenza? Bene, ma anche un cane è intelligente, ed anche un computer. Forse la capacità di decidere, cioè l’arbitrio? Anche un computer prende decisioni. Forse il LIBERO arbitrio? Ma che cos’è, e perché l’uomo ne sarebbe dotato? C’è molta evidenza scientifica che non abbiamo libero arbitrio. E così via.
Insomma, c’è il problema di _definire_ la persona, prima che la scienza possa dire qualcosa. Ma non finisce qui. C’è un altro problema. Supponiamo di aver stabilito, con enorme fatica, una definizione di persona, e che quindi la scienza possa finalmente dire quando un embrione è persona e quando no. Ma può la scienza dire quale definizione di persona è quella corretta? E se viene un tizio e dice “Va bene, ma la persona non è questo, la persona è quest’altra cosa”? Ad esempio, se tizio dice “la persona non è un essere senziente dotato di tali proprietà, ma è qualunque cellula con DNA umano”? Può la scienza intervenire anche in questo caso e dire “tizio ha torto, la sua definizione di persona è sbagliata”? Su che basi?
Gennaio 3, 2008 a 9:57 am
@Maurizio:
“Ma allora sei uno scientista schifoso, peggio di me!”
Sì, sono un lurido scientista, nonchè un transumanista moderato.
Capisco perfettamente i tuoi dubbi. Credo che lo status di persona si possa acquisire ad un certo punto dello sviluppo del sistema nervoso di un essere umano. Non credo ci sia un criterio universale per definire cosa sia una persona, credo al contrario si tratti di un criterio particolare adattabile soltanto al genere umano. Ma in tutti i casi si potrebbe tranquillamente ammettere che alla fine il concetto di persona sia semplicemente un flatus vocis creato come categoria di comodo, allo scopo di definire il momento dello sviluppo in cui un individuo acquista dei diritti.
Quanto all’articolo di LF, dovresti cercartelo nella sua rassegna sui temi etici. Si chiama proprio “aborto”.
Gennaio 3, 2008 a 9:59 am
@InVisigoth:
Buon anno anche a te.
La tua interpretazione dal punto di vista etico è senza dubbio giusta, perchè il padre dovrebbe poter intervenire. Dal punto di vsta del diritto bisogna riconoscere che qualunque intervento contro la proprietà privata del corpo femminile è ingiusto.
Certamente bisognerebbe vedere che itnendi per svantaggiare.
Gennaio 3, 2008 a 1:55 pm
alle donne stuprate, alle bambine violentate dai pedofili, sarebbero così malvagi da imporre la nascita del bambino?
Gennaio 3, 2008 a 1:57 pm
Non si è ancora capito: sembra si barcamenino su una posizione per cui l’embrione è intoccabile, mentre il feto fino ad un certo punto sì.
Gennaio 3, 2008 a 2:10 pm
Trovo che la posizione di Capezzone sia condivisibile, e faccio notare altresì, ricollegandomi al post precedente, il quale evidenzia la formidabile tendenza di Giuliano Ferrara al paralogismo mistificatorio, che l’occasione di rilancio dell’iniziativa fogliesca sull’aborto è stata la moratoria sulla pena di morte. Orbene, a prescindere dalla propria opinione sul tema specifico, come si fa a confondere il problema della pena capitale, che dipende integralmente da una scelta di diritto positivo, al problema dell’aborto, che è un fenomeno che preesiste al diritto positivo, e che certo non scomparirebbe affatto – anzi – se tornasse ad essere vietato, come l’esperienza storica dimostra. Se abolisci la pena di morte, almeno nei Paesi ben ordinati dove non esistono esecuzioni extralegali, essa cessa di essere irrogata, ma se vieti l’aborto mica cessa di essere praticato, torna semplicemente clandestino, con tutte le conseguenze deteriori del caso.
Gennaio 3, 2008 a 2:50 pm
@ Jinzo
Assolutamente, il diritto della donna a scegliere non è in discussione. Nè essa può subire, contro la sua volontà, imposizioni da chicchessia (per carità). Intendo che, nei casi controversi (alcuni, uno su un milione… non so neanche quali possano essere, in pratica -che ne so, se una donna volesse abortire solo per punire il marito di un tradimento, e non per reali esigenze terapeutiche o condizioni sociali- ciò non toglie che una legge, in astratto, potrebbe prevederli), il personale del consultorio e/o il medico di fiducia possa (e non debba) ascoltare anche la versione del padre prima di consegnare il certificato con cui la donna si recherà in clinica.
Anche perché la giurisprudenza considera in molte sentenze il divorzio chiesto dal marito la cui consorte ha abortito senza consultarlo “per giusta causa”. Come al solito il diritto dà ed i giudici tolgono. E la mia posizione eviterebbe anche che una donna che ha subito un trauma come l’aborto, scelta che la legge attribuisce solo a lei, sia considerata responsabile della fine del matrimonio (con tutte le conseguenze economiche del caso) per questa scelta. Il coinvolgimento del marito paradossalmente, proteggerebbe anche la donna in questi casi di divorzio.
PS: Certo che come la fai la sbagli, su questo argomento…
Gennaio 3, 2008 a 2:51 pm
offtopic: Grazie per avermi difeso dagli attacchi feroci dei miei lettori sul mio blog.
Mi dai il tuo email? Sul blog non lo trovo.
Gennaio 3, 2008 a 3:16 pm
@Retore:
Analisi condivisibile la tua. Come vedi il giochino mistificatorio di Ferrara continua a dilagare. Il suo metodo propagandistico si fonda sulla “logica non corretta dalla ragione”. Realmente non comprendo cosa c’entri la pena di morte, che comunque eticamente io continuo a non condannare, sebbene epistemologicamente non possa essere applicata, con il tema dell’aborto.
@InVisigoth:
Ricordo una bellissima frase di Nihil, che tempo fa mi disse che il liberalismo sul problema dei bambini soffre un pochino, proprio perchè i bambini sono persone non dotate di libero arbitrio.
@Maurizio:
Prego, figurati. Avevo letto un po’ troppe castronerie per rimanere in silenzio. Comunque: steampunk_profecy@yahoo.com
Gennaio 4, 2008 a 2:14 pm
Ho letto l’intervento di Capezzone. Mi è sembrato uno dei pochi contenenti quella virtù, rara nei nostri Palazzi, chiamata buonsenso
Condivido soprattutto questo passaggio:
[i] Il problema dell’aborto, oggi in Italia, riguarda essenzialmente le donne immigrate, che hanno purtroppo una vita riproduttiva molto disordinata: molte gravidanze e molti aborti. Occorre dunque far conoscere loro gli strumenti della contraccezione [/i]
Ha messo il dito nella piaga. A mio parere l’informazione sui contraccettivi in Italia è carente sia nei confronti delle immigrate sia nei confronti dei giovani sotto i 18 anni (a questo proposito sarebbe ora di introdurre seriamente l’educazione sessuale nelle scuole, senza più lasciarla alla buona volontà dei singoli istituti). Ignoro se, come sostiene l’autore, Ferrara e seguaci osteggino la contraccezione, anche se mi sembra molto probabile. Spero che non propongano una moratoria anche per quella.
Una moratoria dell’aborto per cinque anni, infatti, a cosa porterebbe? A una ripresa degli aborti clandestini e all’abbandono di tanti neonati, senza contare quelli che crescerebbero con una madre che non li vuole, non li ama e li ha messi al mondo perché non aveva alternative.Non credo che avrebbe i risultati positivi che gli organizzatori auspicano. Un ipotetico giro di vite sulla contraccezione moltiplicherebbe tutto questo, aggiungendovi una recrudescenza delle malattie sessualmente trasmissibili.
Ammesso che quelle dei clericali siano buone intenzioni e non tentativi di accedere alla ribalta politica, dovrebbero ricordarsi che ne è lastricata la strada per l’inferno…
Gennaio 4, 2008 a 4:04 pm
è vero, il paese ha bisogno di grandi riforme strutturali, molto più urgenti.
e chissenefrega se migliaia di bambini non nati continuano a morire!
Gennaio 4, 2008 a 4:21 pm
@Andrea:
Vero, falli ammazzare dalla mafia delle mammane e dei cucchiai neri, che è più edificante. Poi pensa alle persone (quelle vere, non quelle senza SNC) che il proibizionismo sacrifica sull’altare della trascendenza.
Gennaio 4, 2008 a 4:22 pm
@Melancolia:
Vero Mela, vero: passaggio davvero dettato dal buon senso.
Gennaio 10, 2008 a 12:56 pm
Speriamo che sia un passo avanti di Capezzone (e non due indietro) per il futuro, il problema resta quello della presenza liberale così com’è attualmente nel cdx, e di come permettere una presenza significativa di forze e persone di cultura liberale entro anche i diritti civili negativi e individuali di libera scelta.
Se la collocazione non la si discute, il problema è come starci.
Certamente si può evitare gli estremi clericali e settarico pannelliani pur puntando alla difesa dei diritti civili in quanto espressione di libertà dell’individuo, da dover difendere.
Se retrocediamo da questo piano, allora lo statalismo economico oltre che etico nè è diretta conseguenza.
LucaF.
Gennaio 10, 2008 a 1:00 pm
Oggi grande colpo di BDV al Foglio con la pubblicazione della sua lettera.
Gennaio 12, 2008 a 6:41 pm
secondo me, per usare un eufemismo, è un palo nel culo parlare ancora nel 2007 dell’aborto. la scienza non può dare tante risposte in materia perché lo status di persona è un postulato che chiunque può rifiutare, e la scelta del postulato dipende da tutte le conseguenze cui tale scelta può portare. penso che questo discorso sia già stato fatto trent’anni fa ( sì, sono trenta, è incredibile ), quindi non mi spiego tutta questa escalation di papaboys che urla alla rivolta con le solite stronzate sugli omicidi e sulla pena di morte.
io sono del parere che l’aborto sia un “problema” – se così vogliamo chiamarlo – tutt’altro che scientifico, perché non è tanto del come e del “cosa succede prima/dopo/durante” che ci si deve preoccupare, alla radice, e non penso di darmi la zappa sui piedi dicendo una cosa del genere, né credo di liquidare l’intera comunità scientifica, anzi.
detto questo, [offtopic] a proposito di papisti e pastori tedeschi: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/benedettoxvi-18/sapienza-contesta/sapienza-contesta.html
Gennaio 13, 2008 a 10:50 am
Secondo me lo status di persona potrebbe al contrario essere definito in base ad un criterio scientifico. Il rifiuto di questo postulato necessita che si utilizzi una obiezione logica altrettanto valida per confutarlo, altrimenti se ci si appella al trascendente abbiamo solo inutile propaganda. Nel caso il criterio realmente non esistesse, qualunque legge statalista che decide di imporre una morale di stato è una legge totalitaria. In tutti i casi la soluzione più libertaria è la destatalizzazione dell’aborto, che prevede la possibilità da parte del contribuente di rifiutarsi o meno di finanziare con i propri soldi l’aborto.
Gennaio 13, 2008 a 12:26 pm
la quale obiezione logica se fatta bene avrà alla base un altro postulato opinabile o meno. il discorso è semplicemente che valutando i pro e i contro è meglio che l’aborto sia legale perché c’è chi ne farebbe uso comunque ( per altre vie ). per me la 194 è una buona legge e va bene così.
Gennaio 13, 2008 a 1:25 pm
Alla fine sì, per ora va bene così. Non mi pare una priorità per il Paese, con tutto quello che c’è da fare.
Febbraio 2, 2008 a 11:52 am
Sì alla moratoria sull’aborto. Non per eliminare la legge ma per far capire a chi ancora non l’avesse capito che l’aborto è un male.
Noi cattolici non vogliamo eliminare la legge, ma se possibile eliminare gli aborti. E questo non si fa eliminando la legge o punendo chi abortisce ma con una grande campagna culturale che mostri le alternative all’aborto e aiuti le donne in difficoltà.
Nasca quindi un nuovo criterio di laicità, nel quale non è la Chiesa, o la cultura corrente, che deve fare un passo indietro, ma al contrario è lo Stato che deve riconoscere uno spazio che è solo culturale, non giuridico. Il diritto non deve diventare, cioè, l’imposizione statale di una visione del mondo, ora cattolica, ora comunista, ora liberale, ma deve avere una morale ed un senso proprio, non stupidamente avverso alla cultura, ma al tempo stesso distinto.
Solo così avremo libertà.
Febbraio 3, 2008 a 9:56 am
Se si tratta di moral suasion allora ha un senso, ma a me sembra che la moratoria di Ferrara sia truffaldinamente abolizionista.