Buone Feste dal Residenclave!

Posted in Uncategorized con i tag on Dicembre 24, 2009 by z3ruel

Visto che i miei soci non hanno ancora provveduto, ci penso io. Post di auguri di Natale da un ateo affatto devoto. Non poteva capitarvi di peggio, o forse no, perché come la zia Ayn, anche a me il periodo natalizio non dispiace affatto. Vi auguro, anche a nome di Jinzo e Cachorro Quente, un buon Natale, un gran fine anno, ed un felice anno nuovo. Che il 2010 faccia schifo giusto il necessario e nulla più ;-)

Per quel che mi riguarda, mi rileggerete da dopo il 5 gennaio. Nella lista dei buoni propositi per l’anno che viene ho messo anche un po’ più di costanza nel contribuire all’aggiornamento di Snow Crash… sperem (^_^).

-z3ruel

“Yes, of course. A national holiday, in this country, cannot have an exclusively religious meaning. The secular meaning of the Christmas holiday is wider than the tenets of any particular religion: it is good will toward men—a frame of mind which is not the exclusive property (though it is supposed to be part, but is a largely unobserved part) of the Christian religion.

The charming aspect of Christmas is the fact that it expresses good will in a cheerful, happy, benevolent, non-sacrificial way. One says: “Merry Christmas”—not “Weep and Repent.” And the good will is expressed in a material, earthly form—by giving presents to one’s friends, or by sending them cards in token of remembrance . . . .

The best aspect of Christmas is the aspect usually decried by the mystics: the fact that Christmas has been commercialized. The gift-buying . . . stimulates an enormous outpouring of ingenuity in the creation of products devoted to a single purpose: to give men pleasure. And the street decorations put up by department stores and other institutions—the Christmas trees, the winking lights, the glittering colors—provide the city with a spectacular display, which only “commercial greed” could afford to give us. One would have to be terribly depressed to resist the wonderful gaiety of that spectacle.”

- Ayn Rand, The Objectivist Calendar, Dec. 1976

Love, love, love

Posted in Psicopolitica, Religioscepsi, allucinazioni con i tag , , on Dicembre 15, 2009 by cachorroquente

But it was all right, everything was all right, the struggle was finished. He had won the victory over himself. He loved big brother

(George Orwell, “1984″)

Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio

(Silvio Berlusconi, dall’Ospedale San Raffaele di Milano, 15 dicembre 2009)

Cachorro Quente

SuperHongKong

Posted in Snow Crash on Dicembre 11, 2009 by j1nz0

Da oggi, sulla rete il Tumbrl di J1nz0. Solo per chi fa del qualunquismo una filosofia di vita, o in alternativa per chi si è rotto i maroni dei benpensanti e degli anticonformisti modaioli.

Presidente di Piazza, pacifisti di Governo

Posted in Orwell-Burgess, Psicopolitica, Sinistrati, maledetti on Dicembre 11, 2009 by j1nz0

Insomma ieri si è consumata la somma pagliacciata. Obama ha ritirato il Nobel per la pace e ha parlato di guerra. Attenzione, ha detto che la guerra è pace, quando è una guerra giusta. Lo diceva persino Gandhi e se lo diceva il Mahatma figuriamoci se non lo poteva dire lui. Molte giacche, molte cravatte, molti applausi, una nazione da difendere, delle vite sacrificate eroicamente, un nuovo contigente di soldati in Afghanistan e una manciata di idioti riuniti lì davanti a protestare, roba che se fosse stato Bush al posto suo avremmo visto orde arcobaleno, bandiere americane con la svastica dipinta, no-global scalmanati e puntualmente picchiati dalla polizia ed altre amenità sui generis. E dunque, se non lo si fosse ancora capito, l’arcano è nuovamente svelato:  la guerra è sempre guerra, ma quando a farla sono i socialisti, da Clinton a Dalema, da Kennedy ad Obama, allora è l’igiene del mondo.

-J1nz0 

La genealogia di Cassandra

Posted in Greenpirl, Junk Science, Psicopolitica, bidoni on Dicembre 9, 2009 by j1nz0

La più famosa delle silenti battaglie che il prof. De Marchi ha sostenuto in questi decenni è quella sull’esistenza della bomba demografica, aka l’incremento incontrollato della popolazione umana che andrebbe ad eccedere le risorse disponibili, conducendo gli uomini verso l’estinzione. Devo ammettere che in prima battuta i discorsi di De Marchi su Radio Radicale mi avevano indotto a riflettere su questa problematica: i regimi comunisti in Asia, i preti in Africa avevano in modi diversi favorito la prolificazione umana oltre ogni limite ragionevole, portando in effetti ad un tasso di consumo delle risorse assolutamente drammatico e nel contempo favorendo la diffusione di malattie come la malaria. Tuttavia ciò che De Marchi aveva sempre taciuto nelle sue conversazioni era il modo di affrontare il problema, cosa che difficilmente potrebbe essere attribuita al caso. Mettiamola così: se in Africa la smettessero di fare figli come ratti probabilmente le zanzare avrebbero meno serbatoi umani cui attingere, molte famiglie verrebbero cancellate in quanto impossibilitate ad usare la strategia di sopravvivenza “ne faccio 10, ne porto all’età adulta 2″, ci sarebbero più capitali da concentrare su meno persone, ecc…. Ma come realizzare tutto ciò senza un programma violento basato su coercizione ed aborto selettivo? 

Per fortuna siamo rassicurati dal fatto che tutti i sostenitori della bomba demografica, come tutti i catastrofisti in generale, falliscano sistematicamente le loro previsioni, da Malthus, secondo cui ci saremmo dovuti estinguere quando ancora pedalavamo per accendere una luce a Ehrlich, che nonostante tutto riesce ad essere ancora professore in una università americana. Insomma, abbiamo tempo a sufficienza per pensare: ce lo assicurava anche Julian Lincoln Simon, quando sosteneva la tesi secondo cui l’avanzamento tecnologico della specie umana spariglierebbe le carte dei catastrofisti moltiplicando le risorse disponibili sopra ogni previsione. Il problema della Cornucopia a mio parere sarebbe quello di conciliare l’avanzamento tecnologico con l’antropologia delle popolazione del terzo mondo, ma questa è un’altra storia.

-J1nz0

Progetto per l’estinzione volontaria dell’uomo

Posted in Greenpirl, Junk Science, Sinistrati, bidoni on Dicembre 8, 2009 by j1nz0

National-Anarchism

Posted in allucinazioni, anarchia on Dicembre 6, 2009 by j1nz0

L’opinione che si ha dopo dieci minuti di conversazione con il ragazzotto coatto con la celtica al collo ed i capelli azzannati è che di fatto non sappia davvero un tubo dei modelli economici e sociali che lui stesso sostiene. Parliamoci chiaramente: il fascista medio è solitamente un giovane cui sono stati inculcati ideali di odio razziale e di amore per la patria incondizionati, o in alternativa è un vecchio con il fiasco stretto stretto al petto, che biascica bestemmie di fronte al busto in miniatura del duce. Però, per la legge dei grandi numeri, qualche mente illuminata dovrà pur esserci nell’ambito della destra radicale, o almeno qualcuno che, avendo aperto un libro diverso dal Mein Kampf, abbia individuato e corretto i limiti del modello fascista totalitario. E approssima di qua, approssima di là, eccoci qui a parlare di Anarchismo Nazionale, o Nazionalanarchismo, o Anarcofascismo o quello che vi pare. In sostanza l’anarchismo nazionale fa riferimento ad uno sparuto gruppo di fascisti concentrati in USA ed in UK, che hanno fatto qualche conto con la storia dichiarando il nazionalsocialismo un’ideologia violenta. Gli anarconazionalisti mirano al raggiungimento di una società in cui gli stati nazionali nella forma che oggi li conosciamo vengano destituiti e rimpiazzati con un insieme di piccole comunità autogestite in cui le persone condividano cultura, stile di vita, usi e costumi, ecc….Inutile dire che EU, ONU ed altri superleviatani verrebbero in pratica cancellati, così come le Banche centrali ed altri organi burocratici centralizzati. Le comunità sarebbero costituite fondamentalmente da individui che lavorano in network mutualistici, gestendo le aziende mediante la logica del “tutti padroni tutti garzoni” e cioè quella in cui gli operai si trasformano in azionisti dell’impresa. Insieme alle corporazioni, all’interno delle comunità sarebbero presenti anche piccole imprese private coinvolte nel microcommercio. Ogni comunità avrebbe il diritto di autogovernarsi con le proprie regole ed il separatismo razziale volontario contribuirebbe ad una situazione di pluriculturalismo in cui ciascun modello sarebbe inserito in un sistema di regole autoprodotte. In altre parole si tratta di un sistema di sopravvivenza del più adatto, che non solo riguarda il lato economico, ma anche quello culturale dei gruppi etnici, sociali, ecc… Naturalmente in questo sistema le tasse sarebbero abolite e i servizi verrebbero ottenuti tramite un sistema di mutualismo e competizione tra le corporazioni esistenti. Se non fosse per l’ecologismo demenziale, gli elementi di democrazia organica e l’incomprensibile antiglobalismo questo sistema mi ricorderebbe qualcosa.

-J1nz0

“I pubblicani sono un flagello!”*

Posted in Le tasse sono un furto, Leviatano, giustizia, maledetti con i tag , , on Dicembre 3, 2009 by z3ruel

“Nel II secolo a.C. giunsero a dominare Roma uomini d’affari che non erano di nobili origini; il potere del Senato venne ridotto. Questi uomini d’affari erano avventurieri che arrivavano nelle province appena conquistate, alle calcagna delle legioni. Il loro sforzo principale consisteva nella riscossione delle imposte su appalto, ma in poco tempo le ricchezze così acquisite permisero loro di dominare il commercio, l’attività bancaria e il trasporto marittimo: in breve, tutta la vita economica.” [Charles Adams -For Good and Evil]

Stamane, ascoltando come ogni mattina la trasmissione Nove in Punto di Oscar Giannino, non ho potuto fare a meno di pensare alla frase del già citato (mille volte più una!) libro del tributarista americano. L’argomento odierno riguardava una società che si occupa di riscuotere le imposte locali per conto dei comuni. Più volte nel corso della storia amministrazioni pubbliche si sono rivolte al settore privato per l’esazione delle tasse. Oltre al caso dei famigerati pubblicani romani, potrei parlarvi di come la discendenza di Ivan I di Russia, detto Borsellino, sia riuscita ad accumulare danaro e potere svolgendo il compito di esattore in esclusiva sul territorio russo (su mandato dei khan), riuscendo poi nell’impresa di liberarsi del giogo mongolo. Ivan I faceva il gabelliere, e Ivan IV (Il Terribile) prese i mongoli a calci nelle balle grazie ad una cresta lunga quattro generazioni. Come dicevo, “potrei parlarvi”, ma non vorrei dilungarmi troppo, e non vorrei che la Sileoni di LiberiLibri passasse di qui a sculacciarmi (fra l’altro, potrebbe anche scoprire che la cosa potrebbe pure piacermi (^_^)!!!). Insomma, delegando la raccolta della rapina fiscale a soggetti terzi rispetto alle istituzioni statali ci saranno sicuramente dei vantaggi, ma occhio alle ciulate, soprattutto nella Terra dei Cachi!

Tributi Italia S.p.A., è una società di esazione delle imposte creata da tal Giuseppe Saggese. Questo personaggio, partendo dalla piccola Pubbliconsult ed inglobando altre piccole omologhe (Ausonia e Gestor, ad esempio), ha creato un’impresa capace di fornire il servizio di riscossione delle tasse locali (ICI e TARSU) a ben 400 e rotti comuni (al momento ancora 135 amministrazioni hanno convenzioni con TI – fra queste vi sono: Sassari, Bari, Siracusa, Bologna, Nettuno e Pomezia). Il Saggese, ha una fedina penale limpida come i sanitari della stazione centrale di Harare, ciononostante, servendosi del generoso aiuto dei suoi familiari (che compaiono come prestanome fra un’acquisizione ed un espansione), e cambiando nome alla società ogni due per tre, sembra esser riuscito a mettere su un bel truffone alla “prendi i soldi e scappa!”. Son spariti almeno 90 milioni di euro (alcune fonti parlano addirittura di 140!) di tasse dei contribuenti, finite non si sa bene dove. Di certo non sono arrivate nelle casse dei comuni che avevano stipulato contratti con TI. o con una delle società da essa acquisite. Non son giunte neppure nelle tasche dei suoi 1.200 dipendenti, che non vedono lo stipendio da un pezzo. “Va be’”, direte voi; “le frodi possono succedere in qualsiasi campo”. “Si va be’”, vi rispondo io. “Non avete idea di come funzioni la regolamentazione per le aziende di esazione delle gabelle!”. Sapete come si stipulano le convenzioni con queste società? Si fa un bell’appalto, ed il vincitore si aggiudica un contratto della durata di 20 anni, naturalmente non rinegoziabile! Avete idea di quanto si intaschino per il servizio reso alla cittadinanza? Nel caso del rapporto fra il comune di Pomezia e TI (San Giorgio S.p.A. ai tempi della stipula del contratto), l’aggio previsto era del 30% sul presunto e non sull’accertato (modus operandi preso in prestito dall’Agenzia delle Entrate…). Un ascoltatore che è intervenuto in trasmissione questa mattina, parlando del comune di Taranto, sosteneva che la cresta intascata dall’esattore si aggirava attorno al 48% (dato da verificare)! Be’, ma mica tutti potranno svolgere questo compito, no? Certo, potete stare tranquilli, c’è mamma Roma a badare sul perfetto funzionamento delle cose! Per potere svolgere il servizio di strozzino per conto delle amministrazioni pubbliche si deve essere iscritti all’Albo Nazionale degli Esattori, curato da una commissione mista (di cui fa parte anche una rappresentanza dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)), sotto la tutela della Commissione Finanze del Ministero del Tesoro. Non si sa come, non si sa perché, ma nonostante anni ed anni di beghe legali fra comuni “clienti” di TI (procure di ogni dove hanno avviato indagini su TI e sulle società che son confluite in essa, e qualche comune ha cercato di ricorrere legalmente per revocare la convenzione), diversi amministratori locali hanno continuato a rivolgersi all’azienda del burattinaio Saggese (chissà come mai…). Ma dopo che il bubbone è scoppiato, e che ci si è resi conto che TI s’è inculata almeno 90 milioni di euro, l’Albo avrà radiato l’azienda? Nisba. Per ora, la Commissione Finanze ha preferito la sospensione cautelativa. Fra l’altro, la decisione è roba fresca, credo della settimana scorsa.

La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla posizione assunta da TI, che si è dichiarata parte lesa! A questo punto il bottino dev’esser stato portato via dagli alieni. Corre voce che Giacobbo ed Enrico Ruggeri stiano preparando due special su questo mistero. Non potendo fare fronte all’elargizione degli stipendi dei suoi dipendenti, la dirigenza avrebbe chiesto al Ministero del Tesoro di poter attivare il cosiddetto affiancamento (art 9 comma 3 e 3 bis del decreto legge 185, aka Decreto Anticrisi): 70 milioni di euro garantiti dalla Sace S.p.A. alle banche alle quali la TI s’è rivolta per avere dei finanziamenti (Montepaschi, Unicredit, BNL, BPM e Banco di San Giorgio). Un membro della Commissione Finanze oggi adduceva ad un probabile commissariamento della società, una sorta di fallimento pilotato, per salvarla dal fallimento e garantire l’occupazione. Quel che è certo è che le tasse raccolte ai cittadini dei vari comuni truffati non salteranno mai fuori, e a noi toccherà mantenere i lavoratori della TI e rimpinguare le perdite subite dalle amministrazioni comunali.

*frasi come questa, erano espressioni comuni nella Roma del II secolo a.C. (M. Rostovtzeff, The Social and Economic History of the Hellenistic World)

PS Piccola curiosità: sapete chi è il legale chiamato a difendere TI? Nicolò Ghedini

“Tutti si lamentano sotto i pubblicani”. – Scrittore romano del II secolo a.C.

-z3ruel

Deus ex Machina

Posted in Psicopolitica, allucinazioni on Dicembre 2, 2009 by j1nz0

L’idea che un ente astratto, piombato dal cielo, possa rappresentare l’unica speranza di salvezza per una società malata come la nostra è sempre più diffusa tra i cittadini. E più l’ente in questione diventa impalpabile, più la fede nel messia leviatanico si accresce, fino ad assumere connotati religiosi. Con la differenza che in questo caso, la loro fede, è meglio. Perchè? Ma semplice, perchè Dio nessuno lo ha mai visto, mentre lo stato… lo stato esiste, lo stato siamo noi. E quando lo stato affonda, allora l’ancora di salvezza diventa l’Europa, che qualcuno riferisce di aver intravisto a Bruxelles, durante uno dei santi pellegrinaggi (manco fosse la nuova Mecca) e che salverà tutti noi dalla corruzione della società italiana. Non va bene nemmeno l’Europa? Allora l’Onu, la Società delle Nazioni, la Federazione delle Nazioni Terrestri contro il principato di Zion e affini.

E in questa folle corsa mirata a raggiungere il gradino più astratto, la regola è semplice: unire tutto, unire gli stati, unire l’umanità, collettivizzare i problemi. Di conseguenza, ogni comportamento che mira a ricondurre l’essere umano ad una dimensione un tantino più umana, appunto, e cioè, la proprietà, la casa, la pagnotta, la famiglia, ecc… viene additato come una forma di pericoloso e reazionario qualunquismo. Ma in fondo a pensarci bene, è tutto perfettamente logico: agli esseri umani non serve vivere bene, serve solo un po’ di fede. Lo avevano capito i nazisti con l’unificazione della razza ariana, lo avevano capito i comunisti con la massificazione dell’umanità in nome della giustizia sociale. Ma oggi si sono fatti furbi, perchè a differenza dei suddetti parlano di democrazia e federalismo e nel contempo nutrono i loro sudditi con il cibo sufficiente alla sopravvivenza. E allora no al baratto, che è rozzo, riduzionista e primitivo e sì alle banche centrali, che sono evolute e socialmente avanzate.

-J1nz0

E’ possibile una società multiculturale?

Posted in Politica, Sinistrati con i tag , on Novembre 24, 2009 by cachorroquente

Si dice spesso (anche se il nostro Presdelcons non condivide queste raffinatezze) che non c’è nulla di sbagliato in una nazione multietnica, e che il problema nasce quando se ne teorizza una multiculturale; si accetta dunque la presenza di gruppi di origine geografica non nativa, ma si ritiene destinata al fallimento (o comunque foriera di scompensi) la convivenza di culture distinte. Secondo me questo ragionamento può esercitare un’attrazione a livello superficiale, ma ha dei fondamenti piuttosto fragili, su più livelli. Il discorso ovviamente non può essere esaurito in un post, quindi mi limiterò ad alcune critiche di base.

Come modello di società multietnica, ma non multiculturale, di successo l’esempio più eclatante è quello che coinvolge i principali gruppi etnici “allogeni” degli Stati Uniti (considerando per convenzione dunque “aborigeni” i wasp, gli olandesi e gli afro-americani che richiederebbero una riflessione a parte): italiani, ebrei, irlandesi, nord-europei (soprattutto svedesi), est-europei (soprattutto polacchi). I discendenti di chi emigrava da questi paesi parlano virtualmente tutti l’inglese come lingua esclusiva e, con l’eccezione degli ebrei che fanno caso a sè, mantengono della terra d’origine solo tratti culturali marginali e la confessione (sempre però nell’alveo del cristianesimo).
Il problema è però che prima di diventare multietnica, una società è necessariamente multiculturale. Nel 1910 il 15% degli abitanti degli USA era nato all’estero. Gli italiani parlavano italiano, i polacchi polacco, gli ebrei yiddish e gli irlandesi inglese ma in modo che nessuno capiva cosa cazzo dicessero. Certo: possiamo speculare sul fatto che si trattasse di popoli europei, compatibili con la società capitalistica occidentale, ecc. ecc… ma è un ragionamento ex post, che non avrebbe convinto certo gli americani dell’epoca, compreso il nume tutelare di questo blog. In particolar modo se si parlava di italiani.

Il problema alla fine è: cos’è una cultura? Una lingua, una religione? Un corpus di tradizioni orali e letteratura? Esistono sicuramente società multiconfessionali, altrimenti non si capirebbe che farcene della libertà di culto. Esistono anche paesi con nutrite minoranze linguistiche, o costituzionalmente multilingue. Per contestare l’idea di società multiculturale abbiamo bisogno di una definizione più precisa, o di circostanziare le condizioni in cui la multiculturalità diventa dannosa. A costo di essere accusato di creare uno straw-man, immagino quali queste possano essere:

1) convivenza forzata di popolazioni culturalmente diverse che porta a conflitti violenti
2) inserimento artificioso di una cultura aliena ai valori etici e civili del paese ospitante
3) incompatibilità di una cultura con un sistema capitalistico industrializzato
 
Alla prova dei fatti sono però tutte e tre semplificazioni che si scontrano con la complessità dei contesti in cui vengono applicate, con i limiti del concetto romantico-ottocentesco di “cultura” (alla faccia di ogni istanza individualista) o, più banalmente, con la realtà.
In breve
1) i conflitti hanno motivazioni economiche e politiche prima che culturali o religiose. O meglio, le differenze culturali vanno a costituire un casus belli, o una sorta di linea di clivaggio per dei conflitti che hanno altre cause.
2) questo punto non può essere sbrigato in poche righe. E’ evidente però che chi ha a cuore questo tema, pensa soprattutto all’Islam. Un problema complesso come il rapporto con il mondo musulmano non può monopolizzare la riflessione sulla società multiculturale, portando ad affermazioni apodittiche e dogmatiche
3) nella storia mondiale più o meno ovunque si è passati, o si sta passando, da un modello economico rurale a uno industriale capitalistico. L’immigrazione può, in teoria, rendere ancora più traumatica questa transazione; prima di fare questa affermazione, anche a livello di ipotesi, si dovrebbe studiare accuratamente il background economico-sociale dei migranti. Mantenendoci su un piano empirico, è sotto gli occhi di tutti che persone che vengono dalle aree più arretrate del mondo, come l’Africa sub-sahariana e il Bangladesh, si sono perfettamente integrati nella struttura produttiva del Nord-Est italiano (per fare un esempio).
 
Boh, alla fine, come spesso se sta’ a parla’ de tutto e de niente. O meglio, più di umori e di parole d’ordine che non di principi, sui quali poi si è generalmente d’accordo.
Cachorro Quente