“Nel II secolo a.C. giunsero a dominare Roma uomini d’affari che non erano di nobili origini; il potere del Senato venne ridotto. Questi uomini d’affari erano avventurieri che arrivavano nelle province appena conquistate, alle calcagna delle legioni. Il loro sforzo principale consisteva nella riscossione delle imposte su appalto, ma in poco tempo le ricchezze così acquisite permisero loro di dominare il commercio, l’attività bancaria e il trasporto marittimo: in breve, tutta la vita economica.” [Charles Adams -For Good and Evil]
Stamane, ascoltando come ogni mattina la trasmissione Nove in Punto di Oscar Giannino, non ho potuto fare a meno di pensare alla frase del già citato (mille volte più una!) libro del tributarista americano. L’argomento odierno riguardava una società che si occupa di riscuotere le imposte locali per conto dei comuni. Più volte nel corso della storia amministrazioni pubbliche si sono rivolte al settore privato per l’esazione delle tasse. Oltre al caso dei famigerati pubblicani romani, potrei parlarvi di come la discendenza di Ivan I di Russia, detto Borsellino, sia riuscita ad accumulare danaro e potere svolgendo il compito di esattore in esclusiva sul territorio russo (su mandato dei khan), riuscendo poi nell’impresa di liberarsi del giogo mongolo. Ivan I faceva il gabelliere, e Ivan IV (Il Terribile) prese i mongoli a calci nelle balle grazie ad una cresta lunga quattro generazioni. Come dicevo, “potrei parlarvi”, ma non vorrei dilungarmi troppo, e non vorrei che la Sileoni di LiberiLibri passasse di qui a sculacciarmi (fra l’altro, potrebbe anche scoprire che la cosa potrebbe pure piacermi (^_^)!!!). Insomma, delegando la raccolta della rapina fiscale a soggetti terzi rispetto alle istituzioni statali ci saranno sicuramente dei vantaggi, ma occhio alle ciulate, soprattutto nella Terra dei Cachi!
Tributi Italia S.p.A., è una società di esazione delle imposte creata da tal Giuseppe Saggese. Questo personaggio, partendo dalla piccola Pubbliconsult ed inglobando altre piccole omologhe (Ausonia e Gestor, ad esempio), ha creato un’impresa capace di fornire il servizio di riscossione delle tasse locali (ICI e TARSU) a ben 400 e rotti comuni (al momento ancora 135 amministrazioni hanno convenzioni con TI – fra queste vi sono: Sassari, Bari, Siracusa, Bologna, Nettuno e Pomezia). Il Saggese, ha una fedina penale limpida come i sanitari della stazione centrale di Harare, ciononostante, servendosi del generoso aiuto dei suoi familiari (che compaiono come prestanome fra un’acquisizione ed un espansione), e cambiando nome alla società ogni due per tre, sembra esser riuscito a mettere su un bel truffone alla “prendi i soldi e scappa!”. Son spariti almeno 90 milioni di euro (alcune fonti parlano addirittura di 140!) di tasse dei contribuenti, finite non si sa bene dove. Di certo non sono arrivate nelle casse dei comuni che avevano stipulato contratti con TI. o con una delle società da essa acquisite. Non son giunte neppure nelle tasche dei suoi 1.200 dipendenti, che non vedono lo stipendio da un pezzo. “Va be’”, direte voi; “le frodi possono succedere in qualsiasi campo”. “Si va be’”, vi rispondo io. “Non avete idea di come funzioni la regolamentazione per le aziende di esazione delle gabelle!”. Sapete come si stipulano le convenzioni con queste società? Si fa un bell’appalto, ed il vincitore si aggiudica un contratto della durata di 20 anni, naturalmente non rinegoziabile! Avete idea di quanto si intaschino per il servizio reso alla cittadinanza? Nel caso del rapporto fra il comune di Pomezia e TI (San Giorgio S.p.A. ai tempi della stipula del contratto), l’aggio previsto era del 30% sul presunto e non sull’accertato (modus operandi preso in prestito dall’Agenzia delle Entrate…). Un ascoltatore che è intervenuto in trasmissione questa mattina, parlando del comune di Taranto, sosteneva che la cresta intascata dall’esattore si aggirava attorno al 48% (dato da verificare)! Be’, ma mica tutti potranno svolgere questo compito, no? Certo, potete stare tranquilli, c’è mamma Roma a badare sul perfetto funzionamento delle cose! Per potere svolgere il servizio di strozzino per conto delle amministrazioni pubbliche si deve essere iscritti all’Albo Nazionale degli Esattori, curato da una commissione mista (di cui fa parte anche una rappresentanza dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)), sotto la tutela della Commissione Finanze del Ministero del Tesoro. Non si sa come, non si sa perché, ma nonostante anni ed anni di beghe legali fra comuni “clienti” di TI (procure di ogni dove hanno avviato indagini su TI e sulle società che son confluite in essa, e qualche comune ha cercato di ricorrere legalmente per revocare la convenzione), diversi amministratori locali hanno continuato a rivolgersi all’azienda del burattinaio Saggese (chissà come mai…). Ma dopo che il bubbone è scoppiato, e che ci si è resi conto che TI s’è inculata almeno 90 milioni di euro, l’Albo avrà radiato l’azienda? Nisba. Per ora, la Commissione Finanze ha preferito la sospensione cautelativa. Fra l’altro, la decisione è roba fresca, credo della settimana scorsa.
La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla posizione assunta da TI, che si è dichiarata parte lesa! A questo punto il bottino dev’esser stato portato via dagli alieni. Corre voce che Giacobbo ed Enrico Ruggeri stiano preparando due special su questo mistero. Non potendo fare fronte all’elargizione degli stipendi dei suoi dipendenti, la dirigenza avrebbe chiesto al Ministero del Tesoro di poter attivare il cosiddetto affiancamento (art 9 comma 3 e 3 bis del decreto legge 185, aka Decreto Anticrisi): 70 milioni di euro garantiti dalla Sace S.p.A. alle banche alle quali la TI s’è rivolta per avere dei finanziamenti (Montepaschi, Unicredit, BNL, BPM e Banco di San Giorgio). Un membro della Commissione Finanze oggi adduceva ad un probabile commissariamento della società, una sorta di fallimento pilotato, per salvarla dal fallimento e garantire l’occupazione. Quel che è certo è che le tasse raccolte ai cittadini dei vari comuni truffati non salteranno mai fuori, e a noi toccherà mantenere i lavoratori della TI e rimpinguare le perdite subite dalle amministrazioni comunali.
*frasi come questa, erano espressioni comuni nella Roma del II secolo a.C. (M. Rostovtzeff, The Social and Economic History of the Hellenistic World)
PS Piccola curiosità: sapete chi è il legale chiamato a difendere TI? Nicolò Ghedini
“Tutti si lamentano sotto i pubblicani”. – Scrittore romano del II secolo a.C.
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