Il sonno dei cervelli genera mostri fiscali*

Pubblicato su Le tasse sono un furto, Leviatano, allucinazioni, maledetti, parassiti con i tag , , il Luglio 4, 2009 da z3ruel

TaxMonsterContinuiamo a cavalcare l’onda anomala delle news sul fisco assassino. Ieri Fabrisol ci segnalava il caso di un signore della provincia di Ferrara che, dopo aver aperto la busta contenete una cartella esattoriale inviatagli da Equitalia, è stramazzato al suolo (svenuto). I picciotti dell’Agenzia delle Entrate hanno segnalato al poveretto deve al fisco la bellezza di 800.000 €, e così, tanto per intimare il pagamento, gli hanno fatto anche un bel blocco amministrativo della sua auto. Oggi, sul Sole 24 Ore, ci sono una serie di articoli che parlano di altre “cartelle pazze”. Sì, perchè si tratta evidentemente di errori, ed al momento sembra che questi siano stati commessi tutti dallo stesso ufficio per l’accertamento fiscale, Equitalia Emilia Nord S.p.A.. Si ipotizza che ci siano in giro almeno 4500 di queste cartelle esattoriali fallate. Il caso più assurdo è riportato sulla prima del giornale di quelli che amano portare la riga in mezzo di oggi. Un tal Davide Ruozzi, impiegato di Reggio Emilia ne ha ricevuta una in cui gli veniva comunicato una richiesta di pagamento di 309.900.000.002,58 €. Avete letto bene, quasi 310 miliardi di euro! Anche qui, nel pacchetto regalo era compreso il blocco amministrativo dei mezzi di trasporto posseduti dal soggetto dell’accertamento.

Ci sono varie riflessioni che si possono fare sulle cronache che raccontano di queste “cartelle pazze”.

Per prima cosa, è evidente che oltre ad essere un abominio contrario a tutte le consuetudini civili, il blocco amministrativo automatico dei mezzi di trasporto della preda di turno del fisco (ma anche il blocco dei suoi conti correnti), rivela tutta la sua mostruosità nel caso in cui Equitalia commetta degli errori. Questo dovrebbe instillare qualche dubbio al legislatore, e quanto meno riportare quella che è a tutti gli effetti una punizione, sul giusto piolo della scala temporale di un procedimento giuridico: a sentenza avvenuta!

Secondo punto. Tempo fa, ho sentito alla radio (ma non son riuscito a trovare qualche info sulla rete) che i dipendenti della Agenzia delle Entrate erano prossimi ad annunciare una serie di scioperi perché sembra che il governo sia intenzionato a levargli il premio di produttività. Immagino che ci sia mini-Regan Brunetta dietro a questa ottima iniziativa. Ancora non capisco perché diamine si dovrebbero dare premi a chi fa il proprio mestiere (lo stipendio a che serve?!), soprattutto nei casi in cui il tipo di lavoro svolto implica che questo bonus venga dato in base a quanta grana riescano ad estorcere ai contribuenti. E’ più che probabile che la carota del premio di produzione trasformi gli scagnozzi del fisco in dei veri e propri pericoli pubblici. Oltretutto,  d’accordo che nessuno è infallibile, ma è possibile che sta gente non si accorga di errori così macroscopici?! E dovremmo premiare questa banda di pirla?!

La terza considerazione riguarda un mio dubbio, che credo sia logicamente valido: se è facile contestare cartelle esattoriali palesemente sbagliate come queste, chissà quante altre ne girano in cui l’errore è magari soltanto di uno zero! Ricordatevi sempre che per lo Stato Canaglia siete voi a dover dimostrare di non avere guadagnato il reddito che secondo gli organi del fisco avete evaso!

*Il titolo di un articolo sulla versione cartacea del Sole era “Il sonno dei computer genera mostri fiscali”. Mi pare davvero una boiata, visto che i dati vengono inseriti da persone in carne ed ossa e che comunque gli impiegati di Equitalia o dell’AdE dovrebbero almeno dare una controllatina prima di spedire queste “cartelle a rischio d’infarto”.

“What is the difference between taxidermist and tax collector? The taxidermist takes only your skin!” Mark Twain

-z3ruel

Ho visto un Re – Sa l’ha vist cus’è?

Pubblicato su Leviatano, Libri, anarchia con i tag , il Luglio 3, 2009 da z3ruel

Ripubblico sul nostro blog, soprattutto per i lettori che non seguono ciò che accatasto a ritmi folli nel sottoscala del Residenclave, un pezzo tratto dal libro For Good and Evil – L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità di Charles Adams, edito dalla LiberiLibri (grazie di esistere!). Questo vuole essere un esplicito consiglio per l’acquisto di questo malloppone di 600 e passa pagine, che nonostante la lunghezza si lascia leggere davvero bene. Se al posto dell’ora di educazione civica, si leggessero dei brani tratti da quest’opera, le scuole italiane diverrebbero dei centri di formazione per mujaheddin libertarian!

saulDopo che Mosè li ebbe liberati dalla schiavitù, i figli di Israele si stabilirono nuovamente in Palestina sotto Giosuè. Ogni tribu ricevette un determinato territorio, e non esisteva un vero governo; i giudici provvedevano alla regolamentazione che si rendeva necessaria. In Giudici (17:6) si legge:

Non esisteva un re in Israele; ogni uomo faceva quello che riteneva giusto ai propri occhi.

In altre parole, non esisteva un governo, e questo significa che non esistevano imposte per un governo centrale. Questo ordinamento sociale durò per circa 400 anni.

Intorno al 100 a.C., per volere del popolo, venne introdotto un governo. Il popolo voleva un re, come lo avevano tutti gli altri paesi. Tuttavia il profeta Samuele si oppose a questo tipo di ordinamento politico. Dio non voleva che il suo popolo avesse un re e disse a Samuele di farlo sapere alla gente. Ma il popolo continuava a volere un re. Allora Dio disse a Samuele di fare sapere alla gente come sarebbe stata la loro vita sotto il governo di un re. Dal Primo Libro di Samuele:

Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringerà ad arare i suoi campi, a mietere le sue messi; ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri. Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diverrete suoi schiavi.

Eppure, non dissuasi da questa prospettiva, i figli di Israele continuarono a volere un re, e Dio disse a Samuele di lasciare che essi ne avessero uno, e ne pagassero le conseguenze. Allora Samule designò Saul, re di Israele.

I figli di Israele del 1000 a.C. sembrano avere molto in comune con i figli della civiltà occidentale di oggi. Noi vogliamo un grande governo proprio come gli israeliti volevano un re, cosa che significava anche un grande governo. E come gli antichi ebrei, anche noi otteniamo grandi imposte, e le conseguenze che ne derivano.


Go go go Yakuza!

Pubblicato su Manga, allucinazioni, anarchia il Luglio 3, 2009 da j1nz0

SUN-KEN-1_laclasseKen Kitano è un teppista giapponese trasferitosi in Corea per amore della bella poliziotta Yumin, ma la vita non è facile in questo Paese, specialmente per chi, come Ken, si trova ad essere un immigrato privo di qualsiasi attitudine al lavoro. Dopo un anno trascorso in una squallida stanza per studenti, dalle dimensioni paragonabili ad una camera di rieducazione nazista, Ken si imbatte in un branco di mafiosi, intenti a perseguitare un povero vecchio. Così, il nostro eroe, guidato da un profondo senso di giustizia, salva il malcapitato pestando a mani nude il gruppo di mafiosi e tutto questo sotto gli occhi di un giovane capomafia di una gang rivale. Quest’ultimo, sbalordito dalle doti combattive di Ken, propone al teppista giapponese di entrare a far parte della sua banda nel ruolo di leader. Ken si ritroverà dunque a capo di una curiosa gang di yakuza senza mezzi, nè denari, eccezion fatta per gli abiti di Armani, ma con un nutrito gruppo di immancabili nemici alle calcagna.

Nel viaggio di Ken verso la costruzione di una gang mafiosa che difende la società civile dai criminali (vi ricorda niente?), ciò che più colpisce sono i continui riferimenti alla morale libertaria e ad una critica allo Stato che ha dello sbalorditivo. Nei primi numeri risuona più volte la domanda retorica “che cosa sono gli stati?” e la risposta che i mafiosi si danno è sempre la stessa “gli stati sono delle enormi gang criminali, per nulla diversi dalle bande che vanno per strada a chiedere il pizzo. In fondo, che differenza c’è tra la tassazione ed il pizzo?”. Ma senza dubbio, le parole maggiormente pregne di significato sono pronunciate dal giovane capomafia che arruola Ken, il quale, in virtù dell’equivalenza tra stato e mafia, sostiene che il suo obiettivo non sia quello di distruggere lo stato, ma di costruire la propria personale mafiosa nazione. Commovente.

-J1nz0

One.org cancella il debito di razionalità*

Pubblicato su Le tasse sono un furto, Politica con i tag il Luglio 3, 2009 da z3ruel

africaL’altro giorno una mia cara amica, fan sfegatata degli U2 ed antiberlusconiana ruspante, mi ha fatto sapere che il leader del suo gruppo preferito aveva tirato le orecchie a Il Risolutore durante la presentazione di non so quale rapporto ufficiale della fondazione ONE. L’accusa sarebbe quella di non aver rispettato le promesse in tema di aiuti all’Africa. E’ da un  po’ di tempo che mi riesce difficile tenere a bada la mia linguaccia, e così, mentre tentavo di contare fino a dieci, mi son reso conto che, più o meno fra il tre e il quattro, il tentativo di evitare la polemica a tutti i costi era già fallito. Al ritorno a casa mi son fatto una rapida ricerchina sulla rete (penso che sarà impossibile far capire alla generazione nata in questi anni che l’umanità è riuscita a campare senza internet per qualche millennio…), visto che pur conoscendo a spanne l’attività di Bono, non avevo mai sentito parlare della sua fondazione. Fra i vari personaggi che la promuovono c’è anche Bob Geldof, la persona che al momento ha tratto i maggiori vantaggi dalla lotta contro la povertà; nel senso che se non fosse per le sue campagne sociali, nessuno al mondo, forse neanche la sua mamma, saprebbe mai che ’sto qui è un cantante. Navigando un po’ sul sito della ONE, mi sono accorto che alla fine, oltre alle consuete proposte terzomondiste tipo cancella il debito o il contrasto agli effetti del global warming, ci son anche cose interessanti riguardanti le politiche economiche (la mia amica non ne sapeva nulla, e credo che se Bono facesse parte di una ronda padana, gli andrebbe comunque dietro senza farsi troppe domande). Finalmente c’è qualcuno (fra i terzomondisti radicalshock) che si scaglia contro i dazi e le politiche agricole della EU(RSS), degli States e del Giappone, denunciando quanto queste barriere siano uno dei principali motivi che finiscono per affamare il continente africano (e farci pagare più tasse e costringerci ad acquistare prodotti agricoli a pezzi artificialmente elevati). E’ sorprendente anche il fatto che si inviti ad investire laggiù, soprattutto nel settore agricolo. Chissà che per una volta, il faccione di Bono non serva a fare aprire gli occhi agli europei e non si riesca a creare una certa massa critica spaccamaroni che permetta di fare un po’ di pressione sul Mangiamento Europeo. Per il resto, si tratta delle tradizionali issues alla Geldof, che meritano solo cori di pernacchie. Ma veniamo alla polemica sulle promesse non mantenute dall’Italia. Ho trovato un servizio del tigì de La7 in cui si vede il re per una notte sostienere che nel 2005 il nostro paese si era impegnato a donare una certa cifra (non dice quanto) all’Africa, e che a distanza di 4 anni i nostri governi hanno versato solo il 3% della somma pattuita. Bono, in un’altra intervista, dichiara addirittura che Il Risolutore non sia degno di presiedere l’ormai prossimo G8. Il premier dal gingillo goloso, ha risposto alle accuse della pop star irlandese e del suo Sancho Pancho, dicendo che gli aiuti economici all’Africa sono uno strumento pericoloso, in quanto i danè possono finire nelle mani di qualche dittatore senza scrupoli e possono quindi finire per divenire un aiuto alla violenza più che alla povertà. Direi che il ragionamento è corretto, in aggiunta direi che da buon libertario, essendo questa una beneficenza forzata (si tratta pur sempre di soldi estorti al contribuente con la forza), le campagne di cancellazione del debito o di aiuti economici a pioggia siano immorali. Peccato che Berlusconi fosse impegnato con quell’angioletto di Geddafi mentre sosteneva quanto vi ho raccontato giusto tre righe fa! La solita coerenza e la solita faccia da culo.

In serata ho chiamato la mia amica per spiegarle che in fondo qualche argomento valido fra quelli portati avanti dalla ONE esiste, e che, se mai decidessero di fare qualche campagna per levare i Ticket Restaurant alle vacche ed ai loro proprietari, potrei anche unirmi a loro.

Come dice sempre Rosamaria Bitetti dell’IBL “Drop the C.A.P.!!!”

*Oggi sono in versione bicchiere mezzo pieno

-z3ruel

Il megafono dell’ignoranza

Pubblicato su Uncategorized con i tag , il Luglio 2, 2009 da z3ruel

megafonoIl titolo di questo post si ricollega ad un pezzo scritto da Liberty Soldier in seguito all’incidente mortale avvenuto nell’impianto della SARAS , che provocò la dipartita di tre lavoratori. Il nostro amico, se la prese con l’ignoranza dimostrata dai giornalisti italiani che, praticamente all’unisono, scrissero che la causa della morte dei tre operai che prestavano la loro manodopera nell’impianto di raffinazione fosse l’avvelenamento da azoto. Questa sesquipedale sciocchezza venne annunciata anche dai conduttori del tigì, non solo dai colleghi della carta stampata. Ieri le prime news giunte al grande pubblico riguardanti i primi rumors sulle possibili ragioni che hanno portato al tanto “spettacolare” quanto devastante incidente ferroviario di Viareggio, raccontavano del cedimento del carrello di uno dei carri-cisterna dovuto ad un asse arrugginito. Questa notizia capeggiava anche fra i titoli dei giornali in edicola stamani. A dir la verità, non so se in questa circostanza la colpa della notizia, che è quantomeno imprecisa, sia da attribuire a Matteoli (ho sentito anche lui dire questa cosa), o ai reporter che dalla sera del fattaccio si trovano nei pressi della stazione viareggina. Ad ogni modo si tratta di un’altra di quelle notizie da annoverare nella categoria dell’acido ossidrilico. Detta così, sembrerebbe infatti che il riscontro visivo della ruggine sull’asse di un carrello possa bastare per giustificare un cedimento strutturale dello stesso. Naturalmente, ogni componente del carrello, essendo costruito in ferro è soggetto ad ossidazione superficiale. Anni fa, ho lavorato come radioprotezionista in una azienda che si occupa di controlli non distruttivi, cioè radiografie industriali, test ad ultrasuoni ecc. Per lo più si lavorava in cantieri all’interno di raffinerie, ma capitava di effettuare test anche su varie componenti meccaniche che necessitano di una certificazione di qualità. Quel che si può dire, osservando le foto del componente che ha ceduto seduto sulla poltrona di casa mia, è che la vera causa dello strappo dell’asse che teneva ancorata la ruota del carrello sia stata una crepa. Questo difetto è il risultato di un danneggiamento per fatica. L’ossidazione che si vede nella sezione mostrata nelle foto avrà anche contribuito alla rottura finale, ma la vera causa della rottura è antecedente all’ossidazione. Ora starà agli inquirenti valutare come e perché si sia formata quella crepa (presenza di cricche/microtagli/discontinuità/inclusioni non metalliche all’interno del materiale?). Quel che è certo è che, o il componente recapitato alla ditta di Mantova che ha effettuato la revisione e la manutenzione del vagone-cisterna non è stato realmente testato dall’azienda tedesca che ha fornito la certificazione, oppure ci si trova davanti ad un caso di imperizia (test eseguiti alla cazzodicane). Non so come funzionino i regolamenti di sicurezza nel campo del trasporto ferroviario, e come ho detto non sono neanche un ingegnere meccanico (se ci fosse qualche esperto alla lettura di questo post si consideri invitato a regalarci qualche precisazione), ma credo che il solo responsabile di questa sciagura sia la società che ha consegnato il pezzo di ricambio, che avendo prodotto una certificazione di qualità, non potrà sottrarsi dal peso di quanto è successo. E’ impensabile che ogni soggetto coinvolto in tutta la lunga catena che ha portato il vagone dalla revisione alla stazione di Viareggio sia costretto a continui e ripetuti controlli. Tutto il resto delle polemiche sull’opportunità di utilizzare il treno come mezzo di trasporto per i materiali pericolosi lascia davvero il tempo che trova. Basterebbe andare a vedere le statistiche sugli incidenti alle autocisterne per rendersene conto.

Nella speranza di non aver scritto troppe cazzate, rimango ancora perplesso dal fatto che la stragrande maggioranza degli specialisti dell’informazione, sapendo di aver ricevuto una formazione prettamente umanistica, continuino a non chiedere l’aiuto di qualche esperto prima di fare da megafono ed amplificare notizie viziate dalla loro comprensibile ignoranza.

-z3ruel

Escape from hell

Pubblicato su Leviatano, maledetti con i tag il Luglio 2, 2009 da z3ruel

zatteraSarà perché l’uomo è portato per sua natura ad essere insoddisfatto – come ricorda Mises in Liberalismo, questa sensazione di insoddisfazione differenzia l’azione umana, cosciente e responsabile, dall’istinto e alla fine ci permette di crescere e progredire – o sarà che sono il solito pessimista spaccaballe da Residuo Nockiano, ma in questi tempi ho la sensazione che siamo davvero un paese incamminato verso un’inevitabile oblio. Sicuramente la contingenza nella quale ci troviamo ormai da mesi [la famigerata crisi psicologica della gente che non vuol spendere (inizio a pensare seriamente che quell'uomo si sia preso la sifilide facendo troppo su e giù col suo birillino, e che il batterio si sia ormai impossessato del sistema nervoso centrale)], unita ai problemi cronici che qualunque sia il governo in carica continuano a rimanere ignorati, potrebbero costituire una valida spiegazione del fatto che ultimamente sto trovando parecchi amici e conoscenti che parlano di calare la scialuppa e abbandonare la nave il prima possibile. E badate che non sto facendo riferimento agli usuali discorsi che si fanno dal barbiere  mentre ci si sfoglia un numero di Men’s Health del ‘95, o della solita affermazione pre-elettorale alla Umberto Eco, che annuncia la fuga dalla patria nell’ipotesi che vinca l’odiato Berlusconi. Parlo di individui che stanno seriamente valutando l’opportunità di lasciare l’Italia, perché hanno ormai realizzato quanto sia impossibile inseguire le proprie ambizioni rimanendo qui. Siamo condannati da una irrazionale cultura dominante, dal non comprendere che le continue richieste di protezione politica non fanno altro che aumentare il peso che ognuno di noi si porta sulle spalle. Non ci si rende conto che la pretesa di qualsiasi anche minimo aiutino politico, o diritto positivo, equivale ad una rapina ai danni di qualcuno che magari non conosciamo, ma significa anche derubare i nostri amici, i nostri vicini di casa. Ognuno contribuisce all’opera idiota di aumentare l’altezza del muro che si frappone fra noi e i nostri obiettivi. Ed allora capisco perfettamente coloro i quali, non trovando opportunità per cominciare la propria carriera dopo anni passati a studiare, volgono lo sguardo altrove. E comprendo benissimo anche quegli imprenditori che cercano luoghi dove lo stato sia meno ingordo; dove magari si comincia a poter usufruire del frutto delle proprie fatiche verso aprile, invece che alla fine di giugno come qui da noi. E’ certo che il paese perfetto non esiste, ma fidega, qui se si va avanti di ’sto passo resteranno solo i pescicani senza nulla da pappare, perché nel frattempo ce ne saremo andati tutti! Son già stato un volta, qualche anno addietro, ad un passo dal fare le valigie e trasferirmi a Singapore. Allora c’era una motivazione “patatosa” a fungere da pungolo. Sarebbe stato un vero e proprio salto nel vuoto, con la prospettiva di finire a fare il cameriere da “Pasta fresca da Salvatore” come migliore opportunità possibile. Ma adesso, prendendo un po’ di rincorsa, e facendo girare un po’ le rotelle della mia testolina, credo di esser nella condizione di costruire qualcosa di serio.

Insomma, non so se giungerò davvero alla decisione di darmela a gambe e lasciare questo inferno fiscale per approdare in uno dei cosiddetti paradisi fiscali, ma da qui in avanti questo sarà il mio obiettivo. Si comincia a costruire la zattera, al massimo finirò intercettato dalle navi della marina libica ;-)

“Chiamatelo fato o ironia, ma sono nata, tra tutti i Paesi della Terra, in quello meno adeguato per una sostenitrice dell’individualismo.” Ayn rand

-z3ruel

Bianchi per caso?

Pubblicato su Musica, Patologie, allucinazioni il Luglio 1, 2009 da j1nz0

Abbiamo resistito per giorni dal parlare della morte di Michael Jackson, ma alla fine credo sia opportuno spendere due parole su questo artista, che da sano amante della musica 80s non ho disdegnato nella sua prima produzione. Inutile dire che le ultime pubblicazioni di Jacko erano assolutamente improponibili, a conferma della famigerata tesi di chi sostiene che oltre il terzo album inizia il declino. Ma non è per questo che, almeno io, voglio ricordare Michael Jackson. Al contrario, vorrei richiamare l’attenzione sulla domanda tanto vecchia quanto mai risposta, che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è chiesto: perchè Jackson è bianco? 

Facendo una rapida ricerca sulla rete, mi sono reso conto che questo dilemma è ancora irrisolto, trai lanci di stoviglie dei fan più accaniti, che parlano di forme estreme di vitiligine e molesti detrattori che parlano di interventi per estrarre la melanina dal corpo. Ovviamente, ciascuna delle due fazioni ha portato più e più volte le prove del fatto che Jackson era malato o al contrario si era fatto sbiancare. Esistono infatti video che mostrano come Jacko abbia delle chiazze bianche sulla pelle e video nei quali lo stesso artista ha dichiarato “Ci sono aziende di cosmetici che guadagnano milioni di dollari sul fatto che le persone bianche vogliano apparire più scure. Che male c’è se io voglio diventare più bianco?”. Personalmente credo che Jackson si sia sbiancato volontariamente e abbia tirato fuori solo successivamente la storia della vitiligine (che comunque aveva) per salvarsi dalle critiche. In fondo, se fosse stato realmente malato, che senso avrebbe avuto alterate anche i tratti della sua faccia in maniera tale da sembrare un bianco?


 

-J1nz0

Spie come noi

Pubblicato su Le tasse sono un furto, Leviatano, Movimento Libertario, maledetti con i tag il Giugno 30, 2009 da z3ruel

stasi-emblemGrazie ad un amico genovese iscritto alla mailing list del Movimento Libertario, son venuto a conoscenza di una notizia che non credo sia stata riportata dai principali media. Vien quasi da chiedersi come mai, visto che la caccia all’untore evasore è ormai diventata, assieme alla psicanalisi, il rimedio ufficiale per la cura della crisi economica. Poste Italiane S.p.A. si è aggiudicata la gara per il servizio di consegna delle cartelle esattoriali per conto di Equitalia (premio Nobel alla faccia di legno per chi ha deciso di dare questo nome alla società scagnozzo dell’Agenzia delle Entrate). In realtà, anche nel passato erano i postini a consegnar le raccomandate contenenti le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, e vista la tipologia di questa spedizione (raccomandata) era necessario che ci fosse il destinatario riportato sulla busta a ritirarla e quindi a firmare la ricevuta per attestare l’avvenuta consegna. Va da sé, che se il destinatario non fosse stato raggiungibile dal postino, lo scansafatiche su due ruote avrebbe dovuto riportare la busta in posta, e l’ufficio postale avrebbe dovuto poi emettere un avviso per il destinatario momentaneamente assente. Nel caso in cui il destinatario si fosse trasferito in una nuova abitazione o l’indirizzo sulla busta fosse risultato errato o in qualche maniera illeggibile, l’ufficio delle poste avrebbe dovuto rispedire la busta al mittente . Dal 1° luglio, amici miei, non sarà più così. I portalettere dovranno tentare ogni strada possibile ed immaginabile pur di recapitare la cartella esattoriale. Nell’eventualità in cui il destinatario non fosse a casa, i postini saranno autorizzati a lasciare la raccomandata ad un vicino di casa o al portinaio, che dovrà firmare la ricevuta al posto del vero oggetto dell’attenzione dell’A.d.E.. Naturalmente, non potendo calcare la mano fino al punto di obbligare il vicino a divenire complice involontario della mano pelosa del fisco, egli potrà rifiutarsi di fare da “sostituto esattore”; ma essendo classificato dalla legge come “soggetto abilitato”, nel caso si rifiutasse di svolgere il suo dovere civico, il postino dovrà riportare sulla busta la dicitura “rifiutato da soggetto abilitato”! Non so se questa cosa sia stata introdotta solo come minaccia velata, o se il prossimo passo sarà quello di rendere colpevole di qualche infrazione il povero “soggetto abilitato”. Ormai non mi sorprendo più di niente. Ma non è finita qui. Le nuove procedure della S.T.A.S.I., pardon, dell’A.d.E., non permettono al portalettere di rispedire al mittente la contestazione nel caso in cui ci fossero dubbi interpretativi sull’indirizzo riportato sulla busta. Egli infatti dovrà trasformarsi in provetto Sherlock Holmes e, calpestando ogni normativa sulla riservatezza dei dati personali (anche se ogni persona al momento possiede ancora la facoltà di cambiare residenza senza violare nessuna legge),  dovrà svolgere indagini presso l’anagrafe (nel caso di persone fisiche), o una visura camerale (in caso di persone giuridiche). Infine, in attesa della prossima modifica della legge che permetta al postino di sparare al soggetto dell’accertamento fiscale, è stata prevista l’introduzione di apposite liste d’affissione presso i comuni che indicheranno gli avvisi di mancata consegna degli atti, una sorta di gogna per il presunto evasore fiscale.

Se volete farvi del male, qui trovate tutte le nuove direttive.

”Kommen Sie zu uns – sonst kommen wir zu Ihnen!“ (venite da noi o veniamo noi da voi!) – Motto della S.T.A.S.I.

-z3ruel

Alla Confindustria portano la riga in mezzo

Pubblicato su Politica con i tag , il Giugno 29, 2009 da z3ruel

VideoCountercom-SpiderWomanAssface639-712Nei commenti al mio post promozionale per la nuova trasmissione di Oscar Giannino, Luca F. ha definito la Confindustria come una forma mascherata di “sindacato fabbriche statali”. Direi che il nostro loquace amico ha ragione da vendere. L’associazione che riunisce gli industriali italiani fa parte di quell’insieme di istituzioni corporative che son sopravvissute alla caduta del ventennio. Sia chiaro, nessuno contesta il diritto di associazione, quel che non va giù è la “naturale” condotta che un organismo del genere è portata a tenere all’interno di quel meccanismo infernale, tanto osannato quanto diabolico, chiamato democrazia. Il professor Ricossa, fra tutti i presidenti di Confindustria che si son susseguiti a partire dal 1910, ha salvato solamente Angelo Costa, dedicandogli un articolo scritto nel gennaio 1981 intitolato “Quando l’industriale fabbricava saggezza”. Non avendo né la cultura, né  la veneranda età del professore torinese, fatico davvero a trovare qualche successore di Costa che si sia dimostrato aperto alle idee di mercato. Fra quelli che ricordo, forse il meno peggio è stato Antonio D’Amato. Se invece dovessi effettuare una ricerca fra le informazioni contenute nella mia testolina ed utilizzassi come filtro per la ricerca della mia Google cerebrale le parole Confindustria+banalità+paraculo, di sicuro salterebbero fuori i due ultimi presidenti: Luca-Luca C. di M. ed Emma Marcegaglia. La scontatissima Emma, ci tedia da mesi con la sacrosanta denuncia del ritardo con il quale la pubblica amministrazione paga i suoi debiti nei confronti delle industrie, dimenticandosi che le società da essa rappresentate fanno lo stesso con le piccole imprese sotto i dieci dipendenti, che sono la bellezza di 4,1 milioni di unità e che, nel bene e nel male, ricevendo un infinitesimo di aiuti statali rispetto alle big, mandano avanti l’economia di questo stivale fetente. Inutile dire che in questo momento di crisi, la forza di Golia si sente ancora di più. La lentezza dei pagamenti dovuti aumenta, diventando de facto una forma subdola di finanziamento per le grandi industrie che fra l’altro hanno anche un più facile accesso al credito rispetto alla piccole e medie imprese. Leggendo il blog di Nicola Porro, son venuto a sapere di un’altra stortura del mercato. In un sistema sano, dove le aziende avrebbero la possibilità di rivolgersi al mercato delle assicurazioni private per coprire i propri dipendenti dall’eventualità di infortuni sul lavoro, le società più attente alla sicurezza si vedrebbero premiate dall’abbassamento dei costi delle polizze stipulate. Ma cosa succede invece nella realtà italiana? Grazie all’obbligo di legarsi al fondo assicurativo pubblico dell’INAIL, va a finire che le imprese artigiane versano ogni anno una media di 2,3 miliardi di euro a fronte di 1,3 miliardi di euro di prestazioni erogate dall’ente statale. Praticamente lo stato si intasca 1 miliardino (non sono a conoscenza del rapporto fra i versamenti delle grandi aziende e le prestazioni erogate ad esse dall’INAIL, ma sarebbe davvero il colmo se si scoprisse che ci fosse una sorta di effetto redistributivo dalle PMI alle big – se qualcuno fosse a conoscenza di questi dati è pregato di farmeli sapere).

Allora, cara la mia Emma, ci vuole davvero una faccia con la riga in mezzo per continuare a sostenere che il problema dell’economia italiana risiede nel fatto che le PMI non crescono! Iniziate ad usare il vostro non indifferente peso per levarci dalle balle l’art. 18* e cominciate ad essere puntuali nei pagamenti, poi magari potrà anche incominciare a lamentarsi dei piccoli Davide affetti dalla sindrome di Peter Pan.

*Non credo che sia un caso se molte piccole imprese si fermano alla soglia del passaggio da artigiani a piccola industria, proprio sul confine delimitato dall’entrata in campo dell’art 18.

-z3ruel

Il silenzio è d’oro

Pubblicato su Le tasse sono un furto, Leviatano, Politica, maledetti con i tag il Giugno 29, 2009 da z3ruel

silenceShhhh, questo pezzo viene scritto in silenzio, non vorrei mai che Il Risolutore additasse il sottoscritto fra i responsabili della crisi, che si sa, è tutta psicologica. Se andate oltre all’illustrazione della cosiddetta manovrina esposta dal nostro Ministro del Tesoro in calzamaglia (sempre che siate riusciti a capire quello che ha detto; io di solito uso il metodo CIA della lettura delle labbra, anche se a volte la cosa non è così semplice, visto che Tremonti tiene le labbra a culo di gallina), scoprirete delle “belle” cosette. A parte l’inutile detassazione (parziale) degli utili reinvestiti, che in un momento come questo servirà solamente a costruire nuovi capannoni che resteranno vuoti (sempre che ci sia qualcuno che riesca a fare utili…), potete trovare la “bellissima”, ma mai bellissima quanto le tasse, nuova gabella che prevede un prelievo del 6% sulla plusvalenza nelle compravendite in oro, ed un’altra “affascinante” trovata che prosegue sulla linea, ormai tradizionale a qualsiasi governo (indipendentemente dal suo colore), dell’affossamento delle regole civili del giusto processo in campo fiscale. D’ora in avanti, dopo che il Leviatano vi avrà già scippato quasi il 70% del prodotto della vostra fatica, sarete considerati automaticamente degli evasori nel caso decidiate di spostare quel che vi resta in mano in uno dei paesi iscritti nella lista dei paradisi fiscali dell’EU(RSS). L’onere della prova per dimostrare che non siete dei furfanti (anche se sapete che per il sottoscritto la definizione di furfante si addice sicuramente più al titolare di via XX settembre che non a chi cerca di mettere al riparo i suoi risparmi) spetta a voi. Qualcuno avrà anche il coraggio di chiamare quest’ultima trovata “armonizzazione delle procedure di accertamento fiscale”, visto che alla fine il medesimo meccanismo è già in funzione da tempo per ogni altro caso di presunta evasione.

Insomma, come sempre l’irrazionalità comanda, ed in un momento come questo, quando la necessità di serie riforme strutturali, vere liberalizzazioni e moderazione del prelievo fiscale sarebbero più che consigliate per cercare di preparare il campo per quando questa crisi sarà passata, il governo del fare continua a fare cazzate, cercando di raschiare quattrini in ogni dove con metodi che finiranno solamente per prolungare l’agonia.

“L’arte della tassazione consiste nello spennare l’oca in modo da ottenere il maggior numero possibile di piume col minor numero possibile di strilli” Baptiste Colbert

-z3ruel