Continuiamo a cavalcare l’onda anomala delle news sul fisco assassino. Ieri Fabrisol ci segnalava il caso di un signore della provincia di Ferrara che, dopo aver aperto la busta contenete una cartella esattoriale inviatagli da Equitalia, è stramazzato al suolo (svenuto). I picciotti dell’Agenzia delle Entrate hanno segnalato al poveretto deve al fisco la bellezza di 800.000 €, e così, tanto per intimare il pagamento, gli hanno fatto anche un bel blocco amministrativo della sua auto. Oggi, sul Sole 24 Ore, ci sono una serie di articoli che parlano di altre “cartelle pazze”. Sì, perchè si tratta evidentemente di errori, ed al momento sembra che questi siano stati commessi tutti dallo stesso ufficio per l’accertamento fiscale, Equitalia Emilia Nord S.p.A.. Si ipotizza che ci siano in giro almeno 4500 di queste cartelle esattoriali fallate. Il caso più assurdo è riportato sulla prima del giornale di quelli che amano portare la riga in mezzo di oggi. Un tal Davide Ruozzi, impiegato di Reggio Emilia ne ha ricevuta una in cui gli veniva comunicato una richiesta di pagamento di 309.900.000.002,58 €. Avete letto bene, quasi 310 miliardi di euro! Anche qui, nel pacchetto regalo era compreso il blocco amministrativo dei mezzi di trasporto posseduti dal soggetto dell’accertamento.
Ci sono varie riflessioni che si possono fare sulle cronache che raccontano di queste “cartelle pazze”.
Per prima cosa, è evidente che oltre ad essere un abominio contrario a tutte le consuetudini civili, il blocco amministrativo automatico dei mezzi di trasporto della preda di turno del fisco (ma anche il blocco dei suoi conti correnti), rivela tutta la sua mostruosità nel caso in cui Equitalia commetta degli errori. Questo dovrebbe instillare qualche dubbio al legislatore, e quanto meno riportare quella che è a tutti gli effetti una punizione, sul giusto piolo della scala temporale di un procedimento giuridico: a sentenza avvenuta!
Secondo punto. Tempo fa, ho sentito alla radio (ma non son riuscito a trovare qualche info sulla rete) che i dipendenti della Agenzia delle Entrate erano prossimi ad annunciare una serie di scioperi perché sembra che il governo sia intenzionato a levargli il premio di produttività. Immagino che ci sia mini-Regan Brunetta dietro a questa ottima iniziativa. Ancora non capisco perché diamine si dovrebbero dare premi a chi fa il proprio mestiere (lo stipendio a che serve?!), soprattutto nei casi in cui il tipo di lavoro svolto implica che questo bonus venga dato in base a quanta grana riescano ad estorcere ai contribuenti. E’ più che probabile che la carota del premio di produzione trasformi gli scagnozzi del fisco in dei veri e propri pericoli pubblici. Oltretutto, d’accordo che nessuno è infallibile, ma è possibile che sta gente non si accorga di errori così macroscopici?! E dovremmo premiare questa banda di pirla?!
La terza considerazione riguarda un mio dubbio, che credo sia logicamente valido: se è facile contestare cartelle esattoriali palesemente sbagliate come queste, chissà quante altre ne girano in cui l’errore è magari soltanto di uno zero! Ricordatevi sempre che per lo Stato Canaglia siete voi a dover dimostrare di non avere guadagnato il reddito che secondo gli organi del fisco avete evaso!
*Il titolo di un articolo sulla versione cartacea del Sole era “Il sonno dei computer genera mostri fiscali”. Mi pare davvero una boiata, visto che i dati vengono inseriti da persone in carne ed ossa e che comunque gli impiegati di Equitalia o dell’AdE dovrebbero almeno dare una controllatina prima di spedire queste “cartelle a rischio d’infarto”.
“What is the difference between taxidermist and tax collector? The taxidermist takes only your skin!” Mark Twain
-z3ruel
Dopo che Mosè li ebbe liberati dalla schiavitù, i figli di Israele si stabilirono nuovamente in Palestina sotto Giosuè. Ogni tribu ricevette un determinato territorio, e non esisteva un vero governo; i giudici provvedevano alla regolamentazione che si rendeva necessaria. In Giudici (17:6) si legge:
Ken Kitano è un teppista giapponese trasferitosi in Corea per amore della bella poliziotta Yumin, ma la vita non è facile in questo Paese, specialmente per chi, come Ken, si trova ad essere un immigrato privo di qualsiasi attitudine al lavoro. Dopo un anno trascorso in una squallida stanza per studenti, dalle dimensioni paragonabili ad una camera di rieducazione nazista, Ken si imbatte in un branco di mafiosi, intenti a perseguitare un povero vecchio. Così, il nostro eroe, guidato da un profondo senso di giustizia, salva il malcapitato pestando a mani nude il gruppo di mafiosi e tutto questo sotto gli occhi di un giovane capomafia di una gang rivale. Quest’ultimo, sbalordito dalle doti combattive di Ken, propone al teppista giapponese di entrare a far parte della sua banda nel ruolo di leader. Ken si ritroverà dunque a capo di una curiosa gang di yakuza senza mezzi, nè denari, eccezion fatta per gli abiti di Armani, ma con un nutrito gruppo di immancabili nemici alle calcagna.
L’altro giorno una mia cara amica, fan sfegatata degli U2 ed antiberlusconiana ruspante, mi ha fatto sapere che il leader del suo gruppo preferito aveva tirato le orecchie a Il Risolutore durante la presentazione di non so quale rapporto ufficiale della fondazione
Il titolo di questo post si ricollega ad un pezzo scritto da
Sarà perché l’uomo è portato per sua natura ad essere insoddisfatto – come ricorda Mises in Liberalismo, questa sensazione di insoddisfazione differenzia l’azione umana, cosciente e responsabile, dall’istinto e alla fine ci permette di crescere e progredire – o sarà che sono il solito pessimista spaccaballe da Residuo Nockiano, ma in questi tempi ho la sensazione che siamo davvero un paese incamminato verso un’inevitabile oblio. Sicuramente la contingenza nella quale ci troviamo ormai da mesi [la famigerata crisi psicologica della gente che non vuol spendere (inizio a pensare seriamente che quell'uomo si sia preso la sifilide facendo troppo su e giù col suo birillino, e che il batterio si sia ormai impossessato del sistema nervoso centrale)], unita ai problemi cronici che qualunque sia il governo in carica continuano a rimanere ignorati, potrebbero costituire una valida spiegazione del fatto che ultimamente sto trovando parecchi amici e conoscenti che parlano di calare la scialuppa e abbandonare la nave il prima possibile. E badate che non sto facendo riferimento agli usuali discorsi che si fanno dal barbiere mentre ci si sfoglia un numero di Men’s Health del ‘95, o della solita affermazione pre-elettorale alla Umberto Eco, che annuncia la fuga dalla patria nell’ipotesi che vinca l’odiato Berlusconi. Parlo di individui che stanno seriamente valutando l’opportunità di lasciare l’Italia, perché hanno ormai realizzato quanto sia impossibile inseguire le proprie ambizioni rimanendo qui. Siamo condannati da una irrazionale cultura dominante, dal non comprendere che le continue richieste di protezione politica non fanno altro che aumentare il peso che ognuno di noi si porta sulle spalle. Non ci si rende conto che la pretesa di qualsiasi anche minimo aiutino politico, o diritto positivo, equivale ad una rapina ai danni di qualcuno che magari non conosciamo, ma significa anche derubare i nostri amici, i nostri vicini di casa. Ognuno contribuisce all’opera idiota di aumentare l’altezza del muro che si frappone fra noi e i nostri obiettivi. Ed allora capisco perfettamente coloro i quali, non trovando opportunità per cominciare la propria carriera dopo anni passati a studiare, volgono lo sguardo altrove. E comprendo benissimo anche quegli imprenditori che cercano luoghi dove lo stato sia meno ingordo; dove magari si comincia a poter usufruire del frutto delle proprie fatiche verso aprile, invece che alla fine di giugno come qui da noi. E’ certo che il paese perfetto non esiste, ma fidega, qui se si va avanti di ’sto passo resteranno solo i pescicani senza nulla da pappare, perché nel frattempo ce ne saremo andati tutti! Son già stato un volta, qualche anno addietro, ad un passo dal fare le valigie e trasferirmi a Singapore. Allora c’era una motivazione “patatosa” a fungere da pungolo. Sarebbe stato un vero e proprio salto nel vuoto, con la prospettiva di finire a fare il cameriere da “Pasta fresca da Salvatore” come migliore opportunità possibile. Ma adesso, prendendo un po’ di rincorsa, e facendo girare un po’ le rotelle della mia testolina, credo di esser nella condizione di costruire qualcosa di serio.
Grazie ad un amico genovese iscritto alla mailing list del
Nei commenti al mio post promozionale per la nuova trasmissione di Oscar Giannino, Luca F. ha definito la Confindustria come
Shhhh, questo pezzo viene scritto in silenzio, non vorrei mai che Il Risolutore additasse il sottoscritto fra i responsabili della crisi, che si sa, è tutta psicologica. Se andate oltre all’illustrazione della cosiddetta 

















